Secondo quanto riportato dal settimanale investigativo Radar, l’Agenzia per la sicurezza e l’informazione serba (BIA) ha sottoposto a sorveglianza segreta alcuni procuratori della Procura per la criminalità organizzata (TOK/JTOK), attraverso intercettazioni telefoniche e monitoraggio delle comunicazioni e-mail. La sorveglianza è stata formalmente giustificata sulla base di presunti sospetti di spionaggio, ma sarebbe stata principalmente finalizzata a monitorare l’indagine sul crollo della pensilina di Novi Sad.

Secondo una fonte anonima citata da Radar, la BIA avrebbe ottenuto informazioni in tempo reale sul lavoro dei procuratori nell’ambito dell’inchiesta sul crollo della pensilina, oltre che su altri procedimenti. Poiché i procuratori sottoposti a sorveglianza condividevano gli stessi uffici, l’agenzia avrebbe monitorato anche riunioni e comunicazioni che coinvolgevano il procuratore capo della TOK, Mladen Nenadić, e il resto della struttura.

“Sapevano ogni passo che la Procura stava compiendo e quali fossero i suoi piani in tutti i procedimenti”, ha dichiarato la fonte. Secondo quanto riferito, le misure di sorveglianza sarebbero state disposte o prorogate il 9 aprile, il 30 aprile, il 29 maggio, il 19 giugno e il 7 ottobre 2026.

Il direttore della BIA, Vladimir Orlić, figura di primo piano del Partito Progressista Serbo (SNS | PPE) dell’ex presidente Aleksandar Vučić, nominata nel giugno 2024, avrebbe disposto l’interruzione completa delle misure il 29 ottobre, quattro giorni dopo le elezioni. Successivamente, alcune attività di sorveglianza sarebbero state brevemente ripristinate, ma soltanto per il monitoraggio di gruppi criminali. La sorveglianza sui procuratori sarebbe quindi terminata definitivamente.

Il caso della pensilina riguarda presunte condotte di corruzione e abuso d’ufficio nell’ambito della ricostruzione, sostenuta dalla Cina, della linea ferroviaria Belgrado-confine ungherese e della stazione di Novi Sad.

La TOK sta indagando sugli ex ministri Tomislav Momirović e Goran Vesić, oltre che su altre persone, per il presunto appropria­mento illecito di circa 115 milioni di dollari.

Le indagini parallele condotte dalle procure superiori di Novi Sad e Belgrado hanno portato alla formulazione di capi d’imputazione, ma i processi sono stati rinviati. L’indagine sulla criminalità organizzata ha inoltre subito ostacoli quando la polizia ha ritirato gli agenti assegnati a una task force speciale.

Il crollo della pensilina è diventato il catalizzatore del movimento di protesta studentesco che, il 25 ottobre, ha inflitto una sconfitta decisiva all’SNS (circa il 53% dei voti alla Lista degli Studenti contro il 39% dell’SNS), garantendo agli studenti la maggioranza parlamentare.

L’inchiesta di Radar si inserisce in un quadro più ampio di attività della BIA sotto la presidenza di Vučić. L’agenzia, guidata da Orlić – da lungo tempo vicepresidente dell’SNS ed ex presidente del Parlamento, privo di precedenti esperienze nel settore dell’intelligence – è stata ripetutamente accusata di svolgere attività di sorveglianza per finalità politiche.

Analisi forensi indipendenti condotte da Citizen Lab, dal Security Lab di Amnesty International e dalla fondazione SHARE di Belgrado hanno documentato nel 2026 l’utilizzo dello spyware Pegasus, prodotto dal gruppo NSO, e di altri strumenti di sorveglianza contro almeno 15 obiettivi.

Tra le persone prese di mira figurerebbero il rettore dell’Università di Belgrado, Vladan Đokić, e il procuratore di alto livello specializzato nella criminalità organizzata Rade Bajić, che aveva indagato su un fallito progetto immobiliare legato a Trump e Kushner, riguardante un sito protetto di Belgrado.

Le autorità hanno respinto le accuse relative all’utilizzo di spyware, definendole “sensazionalistiche”. In precedenza, anche un’inchiesta di BIRN aveva descritto l’impiego da parte della BIA di sofisticati software di sorveglianza nell’ambito di indagini penali, evidenziando la limitata trasparenza del controllo giudiziario su tali attività.

Dopo le elezioni sono aumentate le richieste di dimissioni nei confronti di Orlić. Il Security Research Center e altre voci hanno sostenuto che il suo ruolo di nominato politico rappresentasse un rischio di ulteriori abusi durante la fase di transizione.

La tempistica della presunta sorveglianza dei procuratori – conclusasi pochi giorni dopo la concessione della sconfitta da parte di Vučić – ha intensificato l’attenzione sul modo in cui l’apparato di sicurezza uscente avrebbe operato contro le istituzioni impegnate a indagare proprio sullo scandalo che ha alimentato il cambiamento politico.

Al 1° novembre non risultavano dichiarazioni ufficiali della BIA o del governo in risposta alle accuse riportate da Radar. Le affermazioni restano basate sulle fonti del settimanale investigativo e sono state ampiamente riprese da testate indipendenti serbe, tra cui N1 e Nova Ekonomija. Esse si aggiungono alle preoccupazioni di lunga data riguardo alla sovrapposizione tra i servizi di intelligence serbi e il potere politico durante la precedente amministrazione.

Foto di: L’ex presidente serbo Aleksandar Vučić [Aleksandar Vučić, Facebook]

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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