La Commissione europea ha presentato il pacchetto di primavera del Semestre europeo 2026, mirato a fornire ai Paesi membri una serie di raccomandazioni per rafforzare competitività, autonomia strategica, resilienza economica e coesione sociale dell’Unione, insieme agli strumenti per affrontare le fortissime pressioni economiche derivanti dalla prolungata crisi in Medio Oriente.
Il pacchetto, adottato mercoledì 3 giugno, contiene le relazioni per Paese, le raccomandazioni specifiche rivolte agli Stati membri, le valutazioni nell’ambito del Patto di stabilità e crescita, l’analisi degli squilibri macroeconomici, i rapporti di sorveglianza post-programma e una proposta di aggiornamento degli orientamenti per l’occupazione. Il messaggio politico è chiaro: il Semestre europeo viene sempre più utilizzato come strumento per tradurre le priorità comuni dell’UE — competitività, sicurezza economica, transizione energetica, innovazione e coesione sociale — in riforme e investimenti nazionali.
Presentando il pacchetto, il Commissario europeo all’Economia e alla Produttività, Valdis Dombrovskis, ha collocato il nuovo ciclo del Semestre europeo in un contesto di “profonda incertezza geopolitica” e di concorrenza globale sempre più intensa. L’economia europea, ha spiegato, “continua a dimostrare resilienza” mentre attraversa “una crisi dopo l’altra”, ma resta urgente agire per rafforzare la competitività dell’Unione. Un obiettivo, ha sottolineato, “essenziale per garantire la nostra prosperità di lungo termine e preservare la nostra autonomia strategica”. Per Dombrovskis, “il prezzo di non riuscire ad agire è semplicemente troppo elevato”: il rischio è quello di “un’Europa diminuita”, modellata dagli eventi globali invece che capace di contribuire a determinarli.
Nel solco della Bussola per la competitività, la Commissione invita i governi ad agire su una serie di fronti: rafforzare la sostenibilità fiscale, chiudere il divario di innovazione, aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo, ridurre gli ostacoli nel mercato unico, semplificare il quadro regolatorio, tagliare gli oneri amministrativi, accelerare la transizione verso energia pulita e accessibile, rafforzare reti e stoccaggi, promuovere lavoro di qualità, investire in competenze e capitale umano, migliorare l’accesso alla sanità e all’assistenza di lungo periodo, contrastare la povertà e affrontare la crisi abitativa.
Dombrovskis ha sintetizzato le raccomandazioni di quest’anno in quattro grandi categorie: stabilità di bilancio, innovazione e ambiente per le imprese, sicurezza energetica e accessibilità dei prezzi, istruzione e competenze. Sul primo punto, Bruxelles chiede un uso più incisivo delle spending review, riforme dei sistemi fiscali e misure per migliorare la sostenibilità di lungo periodo dei sistemi pensionistici e assistenziali. Sul secondo, la priorità è chiudere la lacuna innovativa, semplificare il quadro regolatorio, migliorare l’accesso ai finanziamenti e abbassare le barriere nel mercato interno. Sul terzo, il Commissario ha richiamato la necessità di rafforzare reti e stoccaggi per aumentare la sicurezza energetica. Secondo Dombrovskis, il successo dell’agenda economica europea richiede che istituzioni UE e Stati membri si muovano “nella stessa direzione” e “con urgenza”.
La disciplina di bilancio
Il punto più sensibile riguarda proprio la flessibilità fiscale. La Commissione conferma che, nel 2026, ha valutato il rispetto del quadro di bilancio europeo guardando alla crescita della spesa netta, tenendo conto, dove rilevante, della flessibilità concessa dalla clausola nazionale di salvaguardia per la difesa.
Dombrovskis ha insistito sul fatto che “conti pubblici sani sono una risorsa inestimabile per preservare la stabilità in un mondo sempre più incerto”. Per questo, ha aggiunto, occorre salvaguardare la sostenibilità di bilancio in un contesto segnato da debiti in crescita negli Stati membri e da nuove richieste che gravano sulle finanze pubbliche.
Per gli Stati membri già sottoposti a procedura per deficit eccessivo — Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Ungheria, Italia, Polonia, Romania e Slovacchia — Bruxelles ritiene che siano state adottate azioni efficaci per correggere il disavanzo. Per questo, al momento, non vengono proposti ulteriori passaggi nell’ambito della procedura. La Commissione raccomanda invece al Consiglio di chiudere la procedura per deficit eccessivo nei confronti di Malta. Diverso il caso della Bulgaria: dopo la relazione preparata ai sensi dell’articolo 126, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’UE, la Commissione ritiene giustificata l’apertura di una procedura per deficit eccessivo.
Dombrovskis ha confermato che tutti gli Stati membri attualmente assoggettati alla procedura per deficit eccessivo hanno adottato nell’ultimo anno misure efficaci. Questo significa, ha spiegato, che “non ci sarà bisogno di adottare ulteriori passi” in questa fase. Per Malta, invece, la Commissione propone la chiusura della procedura, dopo che il disavanzo è sceso sotto il 3% del Pil nel 2025 e dovrebbe restare sotto quella soglia anche quest’anno e il prossimo.
Più delicata la posizione dell’Ungheria, per la quale il Commissario ha segnalato un rischio di “non conformità materiale” rispetto alla raccomandazione del Consiglio sulla crescita della spesa netta. La Commissione, ha avvertito Dombrovskis, monitorerà la situazione “a strettissimo gomito” e tornerà sulla valutazione nel pacchetto autunnale del Semestre europeo.
Una flessibilità “limitata” al Patto di stabilità per la sicurezza energetica
Come anticipato dai media europei nei giorni scorsi, la presentazione del pacchetto di primavera ha visto anche alcune aperture della Commissione a concedere una flessibilità limitata per misure che rafforzino la sicurezza energetica europea e accelerino l’uscita dai combustibili fossili importati. Le aperture giungono dopo la richiesta lanciata dalla premier italiana, Giorgia Meloni, che in una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva chiesto di estendere all’energia la flessibilità fiscale già prevista per la difesa attraverso la clausola di salvaguardia, sostenendo che l’attuale impennata dei prezzi energetici rappresenti una minaccia strategica per l’economia europea paragonabile a quella della sicurezza militare.
Il pacchetto, ha spiegato Dombrovskis, tiene conto anche dell’impatto degli shock energetici legati al conflitto in Medio Oriente. Tuttavia, la Commissione continua a insistere sul fatto che le misure di sostegno a famiglie e imprese devono essere “temporanee e mirate” e non devono aumentare la domanda aggregata di combustibili fossili. È il confine politico fissato da Bruxelles: sì a investimenti strutturali per ridurre le dipendenze energetiche, no a interventi generalizzati che rischiano di sostenere il consumo di fonti fossili.
In base a quanto consentito da Bruxelles, la flessibilità verrebbe agganciata all’attuale clausola nazionale di salvaguardia per la difesa, ma con limiti precisi: dentro il tetto già esistente dell’1,5% del Pil per spese aggiuntive legate alla difesa, le misure di resilienza energetica potranno arrivare fino allo 0,3% del Pil all’anno nel periodo 2026-2028, con un limite cumulato dello 0,6% del Pil nello stesso arco temporale.
Dombrovskis ha chiarito che, su richiesta di uno Stato membro, “il perimetro normativo dell’attuale clausola di salvaguardia nazionale” potrà essere ampliato per includere misure volte a rafforzare la resilienza strutturale del sistema energetico europeo e ad accelerare la transizione dai combustibili fossili. Il tutto, ha precisato, entro un massimale annuale dello 0,3% del Pil e con un tetto cumulativo dello 0,6% del Pil nel periodo 2026-2028.
Nello specifico, la Commissione circoscrive l’apertura a interventi avviati dal febbraio 2026 che riducano la dipendenza dai combustibili fossili importati e rafforzino la resilienza europea.
Il Commissario europeo all’Economia ha chiarito che la flessibilità potrà riguardare investimenti come veicoli elettrici, pompe di calore, pannelli solari, batterie e misure per la decarbonizzazione, ma non sussidi ai prezzi dei combustibili fossili o tagli generalizzati delle accise sui carburanti.
Per gli Stati membri che hanno già fatto ricorso a tutta la flessibilità disponibile nella clausola nazionale per aumentare le spese di difesa, ha aggiunto Dombrovskis, l’eventuale superamento del tetto dell’1,5% del Pil sarà possibile solo dopo un’ulteriore valutazione della sostenibilità dei conti pubblici. Anche qui, dunque, l’apertura resta condizionata: Bruxelles concede margini per investimenti che rafforzano sicurezza e resilienza energetica, ma non intende trasformare la clausola in una deroga generalizzata al Patto di stabilità.
Non lasciare scoperti gli investimenti strategici e orientare l’occupazione
Il pacchetto conferma anche il peso del Recovery and Resilience Facility, della politica di coesione e degli altri strumenti di finanziamento europei nel sostenere le riforme e gli investimenti nazionali. Tuttavia, con l’avvicinarsi della fase finale dei PNRR, il Semestre torna a essere il principale quadro di sorveglianza e indirizzo per evitare che la fine dei fondi straordinari lasci scoperti investimenti pubblici strategici.
Sul piano degli squilibri macroeconomici, la Commissione rileva un miglioramento per Grecia, Paesi Bassi e Svezia, che non vengono più considerate economie con squilibri. Italia, Ungheria e Slovacchia continuano invece a presentare squilibri, perché le vulnerabilità restano significative.
Dombrovskis ha richiamato anche questa parte della valutazione, spiegando che la classificazione degli squilibri si basa su tre criteri: gravità, evoluzione e risposta politica. Grecia, Paesi Bassi e Svezia, ha indicato, “non vedono più squilibri”, mentre Italia, Ungheria e Slovacchia continuano a registrarne.
Bruxelles ha inoltre pubblicato i rapporti di sorveglianza post-programma per Irlanda, Grecia, Cipro e Portogallo, concludendo che tutti e quattro gli Stati mantengono la capacità di rimborsare il debito legato ai programmi di assistenza finanziaria. Per la prima volta, la Spagna non rientra più in questo esercizio di sorveglianza, dopo aver rimborsato nel 2025 oltre il 75% dell’assistenza ricevuta.
La dimensione sociale resta uno dei pilastri del pacchetto. La Commissione propone orientamenti aggiornati per le politiche nazionali dell’occupazione, con un focus su qualità del lavoro, competenze, istruzione, inclusione sociale, lotta alla povertà e accesso ad alloggi adeguati e a prezzi sostenibili.
L’analisi è collegata al quadro di convergenza sociale inserito nella nuova governance economica europea e tiene conto delle criticità emerse in Paesi come Bulgaria, Grecia, Spagna, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Romania e Finlandia.
Il pacchetto passerà ora all’esame dell’Eurogruppo e del Consiglio dell’Unione europea, che dovranno discutere e approvare gli orientamenti proposti. La Commissione avvierà inoltre il confronto con il Parlamento europeo sulle raccomandazioni e sulle tappe successive del ciclo del Semestre.
[a cura di Simone Cantarini]

