Sono quasi esauriti gli spogli delle schede elettorali in Perù e, dopo oltre due settimane dal voto, la vittoria della candidata conservatrice Keiko Fujimori sembra essere certa, anche se la Giuria elettorale deve ancora controllare 287 verbali.
Con uno scarto di 0,22% punti percentuali, le elezioni per il prossimo capo dello Stato in Perù sono quasi chiuse: Keiko Fujimori è in vantaggio su Roberto Sánchez che conferma, però, di voler annullare il voto estero. La sconfitta del leader socialista è avvenuta proprio per colpa dei voti dei cittadini non residenti in Perù, con un risultato schiacciante a favore della figlia dell’ex dittatore – 63,2% a fronte del 49,8% dei voti ottenuti nel Paese.
Da parte sua Sánchez tiene vivo il malcontento delle piazze che rivendicano, invece, i risultati ottenuti con i voti dei connazionali residenti in Perù. “Il popolo ha scelto” gridano i manifestanti nelle piazze, “Keiko non ha vinto in Perù”.
Ieri, al termine di una manifestazione che ha attraversato la capitale, Lima, il leader socialista ha annunciato che presenterà un nuovo ricorso per chiedere l’annullamento dei seggi esteri. Tuttavia, per farlo servono molti soldi.
Perù: Roberto Sánchez alla ricerca di 837.000 euro per ribaltare il risultato
Per ogni pratica di annullamento di seggio, servono il corrispettivo di 349 euro. Se inizialmente l’idea di Sánchez era quella di annullare oltre duemila seggi, adesso la richiesta riguarderebbe i voti stranieri e principalmente quelli negli Stati Uniti, rispetto ai quali ci sono sospetti di irregolarità e manipolazioni dei verbali.
In totale, per provare a ribaltare il risultato, serviranno oltre 235mila euro, chissà se la colletta lanciata Juntos por el Peru riuscirà a raggiungere la cifra sperata.

