Nella diatriba sulla memoria storica tra Polonia e Ucraina che negli ultimi mesi ha evidenziato divergenze tra il presidente Karol Nawrocki e il premier Donald Tusk, il ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz si schiera con il capo dello Stato. Il ministro ha ribadito che la posizione di Kyiv nei confronti di alcune figure del nazionalismo del XX secolo rappresenta un nodo politico ancora irrisolto, destinato a pesare sul processo di adesione dell’Ucraina all’Unione europea.

In un’intervista rilasciata al media polacco Wiadomosci, Kosiniak-Kamysz – leader del Partito Popolare Polacco (PSL | PPE), che sostiene il governo di Tusk – ha dichiarato che “l’Ucraina non entrerà nell’Unione europea con Bandera sulla propria bandiera”. Il riferimento è a Stepan Bandera, leader dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN), figura considerata da una parte della società ucraina un simbolo della lotta per l’indipendenza nazionale, ma ritenuta in Polonia responsabile, insieme all’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), delle violenze perpetrate contro la popolazione di Varsavia durante la Seconda guerra mondiale.

Per il ministro della Difesa, il riconoscimento di tali eventi costituisce una condizione imprescindibile per una piena riconciliazione tra Polonia e Ucraina. “Una comunità europea non può essere costruita su una storia ostile a quella stessa comunità”, ha affermato Kosiniak-Kamysz, sostenendo che l’Europa contemporanea non celebra figure storiche associate a regimi o movimenti responsabili di crimini di massa. A sostegno della sua tesi ha richiamato i casi della Germania e della Francia, osservando come non vengano oggi glorificati comandanti della Seconda guerra mondiale o personalità come il maresciallo Philippe Pétain.

Il superamento della controversia, secondo Kosiniak-Kamysz, richiede tre passaggi fondamentali. Il primo consiste nel riconoscimento da parte ucraina che i massacri avvenuti tra il 1943 e il 1944 in Volinia, Galizia orientale e nella cosiddetta Piccola Polonia orientale costituiscono un genocidio nei confronti della popolazione polacca. Il secondo riguarda la commemorazione delle vittime, mentre il terzo è rappresentato dal perdono reciproco.

Le dichiarazioni si inseriscono in un contesto di rapporti complessi tra i due Paesi. La Polonia è stata tra i principali sostenitori dell’Ucraina dopo l’invasione russa del febbraio 2022, fornendo assistenza militare, umanitaria e diplomatica e promuovendo con forza il rafforzamento del sostegno europeo a Kyiv. Tuttavia, le questioni legate alla memoria storica continuano a riemergere nel dibattito politico interno polacco, soprattutto in vista delle discussioni sul futuro allargamento dell’Unione.

Il ministro ha espresso scetticismo sui tempi del negoziato di adesione, sostenendo che il percorso dell’Ucraina verso Bruxelles richiederà “molti anni”. Addirittura, Kosiniak-Kamysz ha sollevato interrogativi sulla reale volontà dell’élite politica ucraina di aderire pienamente all’Unione, suggerendo che alcune componenti del potere potrebbero preferire beneficiare della cooperazione con Bruxelles senza accettarne integralmente le regole.

Non è la prima volta che il ministro affronta il tema. Già nelle scorse settimane aveva avvertito che la celebrazione delle organizzazioni nazionaliste OUN e UPA avrebbe potuto trasformarsi in un ostacolo concreto al processo di adesione europea.

Le dichiarazioni arrivano mentre i negoziati di adesione tra Bruxelles e Kyiv proseguono sul piano tecnico. Sebbene l’Unione europea abbia aperto formalmente il percorso negoziale, ogni futura fase richiederà il consenso unanime degli Stati membri. Ciò conferisce ai governi nazionali un ruolo determinante nel valutare non solo il rispetto dei criteri economici e dello Stato di diritto, ma anche la capacità del Paese candidato di risolvere controversie bilaterali considerate politicamente rilevanti.

Sul tema della memoria storica, tuttavia, resta distinta la posizione del primo ministro Tusk e del suo partito Coalizione Civica (KO | PPE). Il premier polacco, pur riconoscendo l’importanza della questione e la necessità di una soluzione condivisa con Kyiv, ha mantenuto un approccio maggiormente orientato alla cooperazione strategica con l’Ucraina, sottolineando il ruolo centrale del Paese nella sicurezza europea e la necessità di non indebolire il sostegno occidentale nella fase di guerra contro la Russia.

Tusk ha più volte evidenziato come le controversie storiche debbano essere affrontate attraverso il dialogo e la riconciliazione, senza trasformarsi in un elemento capace di compromettere l’obiettivo politico più ampio, come può essere l’integrazione europea dell’Ucraina e il rafforzamento del fronte comune contro Mosca.

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