L’informativa di Antonio Tajani e Guido Crosetto alle Camere sugli esiti del vertice NATO di Ankara, in programma dalle 8.30 di mercoledì 22 luglio nella Sala del Mappamondo di Montecitorio, è stata sospesa nel corso della seduta su richiesta delle opposizioni, che hanno chiesto più tempo per un dibattito approfondito. La nuova data sarà fissata dall’ufficio di presidenza delle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, davanti alle quali il vicepremier e ministro degli Esteri e il ministro della Difesa erano chiamati a riferire sul summit del 7 e 8 luglio scorsi.
Prima dello stop, Tajani e Crosetto hanno comunque affrontato i nodi principali lasciati aperti dal vertice turco: il calendario di crescita della spesa per la difesa, la posizione italiana sulla guerra in Ucraina, gli accordi industriali tra alleati e i dossier mediorientale e libanese, su cui il governo ha annunciato due nuove scadenze diplomatiche a Roma.
Il nodo più politico resta quello della spesa militare. Tajani ha confermato che l’Italia si allinea agli impegni presi al vertice Nato dell’Aia dello scorso anno, che fissa al 5% del Pil l’asticella complessiva per la difesa e la sicurezza allargata entro il 2035. Per ora la spesa italiana è salita al 2,8% del Pil, e il ministro ha rivendicato per il Paese un posto tra i primi contributori dell’Alleanza in termini di personale e mezzi schierati. Sul target finale, tuttavia, l’orizzonte resta lungo: Tajani ha parlato di raggiungimento “nel prossimo decennio”, condizionandolo ai vincoli di finanza pubblica e alle prerogative del Parlamento, una formula che lascia margini di ambiguità sui tempi reali dell’aumento e che finora ha alimentato le critiche delle opposizioni, secondo cui il governo si smarca dagli impegni sottoscritti a livello Nato.
Su questo terreno si è inserito anche Crosetto, che ha collegato la spesa alla tenuta dell’articolo 5 del Trattato di Washington, definito il fondamento della sicurezza collettiva occidentale dal 1949. Il ministro della Difesa ha insistito sulla necessità che l’Italia contribuisca al rafforzamento della deterrenza sul fianco orientale e partecipi alla costruzione di un pilastro europeo della difesa, a partire dal formato E5, sostenendo che un’Europa più forte renda più credibile la stessa Nato, non un’alternativa ad essa.
Tajani ha rivendicato il ruolo dell’Italia negli accordi industriali tra Paesi alleati siglati a margine del summit, per un valore complessivo superiore ai 50 miliardi di dollari. Il ministro ha parlato di ricadute attese sull’intero comparto della sicurezza, dai grandi gruppi alle piccole e medie imprese, inquadrando il dato nella strategia di spinta all’export bellico e alla cooperazione industriale tra alleati che accompagna, parallelamente agli impegni di spesa, il rafforzamento del fianco europeo della Nato.
Ucraina, Tajani: “Mosca non vince ma non vuole la pace”
Sul fronte ucraino, Tajani ha offerto una lettura in bilico tra cautela e pressione su Mosca. Il ministro ha definito la situazione sul terreno critica, pur segnalando che la Russia non sta vincendo, un giudizio che ha detto condiviso dagli Stati Uniti nel contesto del vertice di Ankara.
Più netta la condanna sui bombardamenti contro ospedali, scuole e infrastrutture energetiche, definiti attacchi senza giustificazione che per il ministro dimostrano l’assenza, al momento, di una reale volontà di pace da parte del Cremlino. Tajani non ha però annunciato passi ulteriori sul sostegno militare o finanziario a Kiev rispetto a quanto già deciso in sede Nato e Ue.
Medio Oriente: nuovo round a Roma il 28 e 29 luglio, nodo sanzioni ai coloni
Sul dossier israelo-palestinese, Tajani ha annunciato che presiederà a Roma, il 28 e il 29 luglio, insieme al ministro degli Esteri saudita, una riunione dell’Alleanza globale per la soluzione a due Stati, per dare nuovo impulso alla Dichiarazione di New York sottoscritta lo scorso anno.
Sul piano più concreto delle sanzioni, il ministro ha ribadito che l’espansione degli insediamenti illegali e le violenze dei coloni sono inaccettabili, confermando che l’Italia lavora in sede europea per raggiungere l’unanimità sulle sanzioni al ministro israeliano Itamar Ben Gvir e ai coloni responsabili di violenze: un obiettivo che l’Ue persegue da mesi senza esito, per l’opposizione di alcuni Stati membri.
Tajani ha aggiunto che il governo sta valutando insieme ai partner le ulteriori proposte della Commissione europea sui prodotti provenienti dagli insediamenti illegali, senza tuttavia sciogliere la riserva italiana.
Libano: nuova sessione di dialogo il 4 agosto, in vista della fine della Missione UNIFIL
Sul Libano, Tajani ha ricordato che Roma ha ospitato la scorsa settimana la prima sessione negoziale sui seguiti dell’accordo tra le parti, e che una nuova sessione di dialogo si terrà nella Capitale il 4 agosto. Il ministro ha collegato l’iniziativa alla fase successiva alla conclusione del mandato della missione Unifil, prevista per la fine dell’anno, indicando un lavoro di coordinamento con gli alleati, a partire dalla Francia, come seguito del vertice di Antibes del 25 giugno scorso.

