Le elezioni comunali del 24 e 25 maggio, che hanno coinvolto poco più del 10% dei comuni italiani (894 comuni di cui 18 capoluoghi), restituiscono un quadro frammentato ma con una tendenza che appare relativamente chiara: nessuna delle due coalizioni può rivendicare una vittoria schiacciante sul piano nazionale, ma il risultato complessivo sembra premiare soprattutto la continuità e smorza l’idea di un possibile effetto trascinamento del recente referendum sulla giustizia.
Nelle ore successive allo scrutinio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato sui social la tenuta del centrodestra, contribuendo a leggere il voto anche in una chiave nazionale, nonostante la natura prevalentemente locale della tornata elettorale.
Il voto ha prodotto risultati differenziati nei principali comuni. Tra i risultati più significativi c’è Venezia, considerata una delle sfide più osservate dell’intera tornata. Il centrodestra ha mantenuto la città con Simone Venturini, in quella che era diventata una delle principali scommesse del centrosinistra. La città lagunare era osservata con particolare attenzione perché una vittoria dell’opposizione sarebbe stata letta come un possibile segnale politico più ampio.
Il centrosinistra registra comunque alcuni risultati positivi, tra cui la conquista di Pistoia, mentre perde invece Reggio Calabria, uno dei principali test nel Mezzogiorno.
Per Pregliasco, l’aspettativa era che dopo il risultato del referendum e le recenti difficoltà attraversate dalla maggioranza emergesse un segnale di cambiamento più evidente.
“Non c’è stata l’onda che l’opposizione sperava ci fosse”, osserva in un commento a Focus Europe Italia.
Secondo il politologo, era soprattutto il centrosinistra ad avere il compito di dimostrare che potesse esserci una dinamica politica diversa. “Era più un onere del centrosinistra e dell’opposizione secondo me in questa tornata dare l’idea che davvero poteva esserci non dico una spallata, ma un altro segnale negativo per il governo”, spiega.
Allo stesso tempo, Pregliasco invita però a evitare letture troppo meccaniche delle amministrative in chiave nazionale. Le elezioni locali, sottolinea, restano influenzate soprattutto dalle dinamiche territoriali: contano le alleanze costruite nelle singole città, il peso dei candidati e gli equilibri locali più che le leadership nazionali.
Nonostante questo, guardando il quadro complessivo, una tendenza secondo il politologo emerge comunque: “Se uno fa un po’ di somme e vede la tendenza generale, si vede sostanzialmente una stabilità rispetto agli uscenti”.
Una stabilità che finisce inevitabilmente per avere effetti politici anche più ampi. “Il fatto che questo non sia avvenuto smorza la narrazione del vento anti-Meloni e dà un po’ più di respiro, di fiato al centrodestra sicuramente”.
Più che un segnale di cambiamento, dunque, il voto sembra aver restituito un’immagine di tenuta degli equilibri esistenti.

