L’Unione europea condanna gli ultimi attacchi contro le navi mercantili nel Mar Nero e torna ad accusare la Russia di mettere a rischio la sicurezza della navigazione internazionale. “Questi ultimi attacchi contro navi commerciali nel Mar Nero, al largo delle coste dell’Ucraina, sono del tutto inaccettabili”, ha affermato il portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Christian Wigand, durante il briefing quotidiano con la stampa.

Secondo Bruxelles, la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina continua, infatti, a produrre conseguenze anche sul piano della sicurezza marittima. “La guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina si manifesta anche nel Mar Nero e pone gravi minacce alla sicurezza marittima e alla libertà di navigazione”, ha sottolineato Wigand, chiedendo a Mosca di “cessare tutte le azioni che mettono in pericolo la navigazione internazionale e la vita dei marittimi” e di tornare a rispettare la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.

Da settimane il trasporto marittimo commerciale nel Mar Nero si trova ad affrontare una minaccia alla sicurezza sempre più ampia, con attacchi di droni che si estendono sempre più dalle immediate vicinanze dei porti ucraini e russi fino alle consolidate rotte di navigazione mercantile.

L’ultimo incidente ha coinvolto la petroliera Aframax Rio, battente bandiera liberiana, che ha preso fuoco dopo essere stata colpita da un drone ucraino al largo della costa meridionale russa la sera del 6 ottobre. In base ai resoconti dei media internazionali, la nave si trovava nei pressi di Sochi, nella regione russa di Krasnodar, mentre era in navigazione da Novorossiysk verso l’India e trasportava un carico quasi completo di petrolio greggio quando un drone navale senza pilota ha colpito la petroliera, provocando un grave incendio che si è propagato al carico. L’Ucraina non ha rivendicato ufficialmente l’attacco. Tuttavia, funzionari russi e fonti vicine all’Ucraina hanno attribuito l’attacco alle forze ucraine.

Nelle stesse ore gli attacchi hanno interessato direttamente anche le acque bulgare. Due navi mercantili sono state colpite nella zona economica esclusiva della Bulgaria, in un episodio che ha provocato l’affondamento di una delle imbarcazioni e il danneggiamento dell’altra. Sofia non ha finora attribuito ufficialmente la responsabilità dell’azione, mentre le autorità ucraine hanno accusato la Russia. Gli incidenti hanno spinto il governo bulgaro a rafforzare il monitoraggio della situazione nel Mar Nero e a convocare le istituzioni competenti per valutare le conseguenze sulla sicurezza marittima.

A questi episodi si aggiunge quello avvenuto il giorno precedente nel Mar Nero occidentale, quando la nave mercantile Royad Mammadov, di proprietà turca e battente bandiera di Saint Kitts e Nevis, ha preso fuoco ed è affondata nella zona economica esclusiva della Romania. La nave è affondata a circa 30 miglia nautiche a sud di Sfântu Gheorghe mentre trasportava grano da Izmail, in Ucraina, all’Italia. Le autorità rumene hanno riferito che 11 persone sono state tratte in salvo e due sono morte. L’Ucraina, per tramite del presidente Volodymyr Zelensky, ha dichiarato che la nave sarebbe stata colpita da due droni russi, ma finora non vi sono conferme ufficiali.

Il premier bulgaro Rumen Radev ha definito gli attacchi una “flagrante violazione del diritto marittimo” e ha affermato che un attacco all’interno della zona economica esclusiva della Bulgaria è “assolutamente inaccettabile”. Radev non ha tuttavia confermato che la Russia fosse dietro gli attacchi.

La ministra degli Esteri Velislava Petrova ha dichiarato che la Bulgaria è in contatto con i suoi partner europei e della NATO e ha descritto la sicurezza del Mar Nero come inscindibile dalla più ampia sicurezza europea. Citata dai media bulgari, Petrova ha affermato che gli equipaggi civili e la libertà di navigazione devono essere tutelati e che la Bulgaria collaborerà con i suoi alleati per valutare le conseguenze più ampie per la sicurezza marittima.

Anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha condannato gli attacchi contro le navi mercantili, affermando che la situazione nel Mar Nero sta diventando sempre più preoccupante. Ha dichiarato che le navi commerciali e i loro equipaggi sono presi di mira, mentre proseguono le indagini sugli ultimi incidenti.

Attacchi con droni colpiscono navi commerciali nelle acque bulgare

L’UE attiva il sostegno operativo a Romania e Bulgaria

La crisi nel Mar Nero sta mostrando quanto gli attacchi si siano spinti sempre più lontano dalle coste ucraine, alimentando il timore di tattiche più aggressive contro il traffico commerciale.

Secondo un’analisi della società di consulenza e intelligence marittima Ambrey, gli attacchi nelle acque bulgare rappresentano i primi attacchi diretti contro navi mercantili nella zona economica esclusiva bulgara dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia. Tutte e tre le navi erano dirette verso o provenivano da porti sul Danubio. La società ritiene “altamente probabile” che le forze russe abbiano effettuato tutti e tre gli attacchi e che le navi siano state prese di mira a causa dei loro legami con le esportazioni di grano ucraino.

A fronte di ciò, il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha convocato una riunione d’emergenza delle istituzioni competenti, alla quale hanno partecipato rappresentanti del ministero della Difesa, del ministero dell’Interno, del ministero dei Trasporti, del ministero dell’Ambiente e delle Acque, dell’Ufficio del Presidente e dei servizi di sicurezza.

Nel briefing di mezzogiorno, i portavoce UE hanno confermato di aver attivato il sostegno operativo a Romania e Bulgaria, sottolineando che l’Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA) ha offerto assistenza alle autorità dei due Paesi nell’ambito delle sue competenze in materia di sicurezza e conoscenza della situazione marittima. Inoltre, Bucarest e Sofia hanno chiesto immagini satellitari per migliorare il monitoraggio della situazione dopo gli attacchi e, secondo la Commissione, la loro fornitura è già in corso.

Gli episodi rilanciano anche il tema dell’attuazione della strategia dell’Unione europea per il Mar Nero e del progetto di difesa aerea europea, lo European Air Shield. La prima è stata presentata nel maggio del 2025 e prevede, tra le iniziative principali, la creazione di un Black Sea Maritime Security Hub guidato da Romania e Bulgaria, che dovrebbe contribuire a migliorare la consapevolezza della situazione marittima e la protezione delle infrastrutture critiche.

Wigand ha ricordato che il dossier è stato discusso dai ministri degli Esteri dell’UE durante il Consiglio Affari esteri dello scorso luglio, osservando che nell’ambito della strategia sono stati avviati decine di progetti nella regione, per un valore complessivo di circa 200 milioni di euro. La Commissione non ha però fornito nuovi dettagli sui tempi di realizzazione, sottolineando che l’iniziativa è guidata direttamente dagli Stati membri.

Lo European Air Shield è invece uno dei quattro progetti-faro inseriti nella Defence Readiness Roadmap 2030, insieme alla European Drone Defence Initiative, all’Eastern Flank Watch e allo European Space Shield. Annunciato nell’autunno del 2025, ha l’obiettivo dichiarato di arrivare a un’architettura europea integrata e multilivello capace di individuare e contrastare minacce che vanno dai droni ai missili da crociera e balistici, mantenendo la piena interoperabilità con la NATO.

Gli incidenti degli ultimi giorni stanno mostrando però quanto sia ancora ampio il divario tra questa architettura e le capacità immediatamente disponibili. La Bulgaria, direttamente esposta alle conseguenze della guerra nel Mar Nero, sta cercando di colmarlo anche a livello nazionale. Il primo ministro Rumen Radev ha affermato oggi che il governo sta lavorando per dotarsi delle capacità necessarie a contrastare sistemi senza pilota tanto nello spazio aereo quanto in quello marittimo, precisando però che un simile rafforzamento non può essere realizzato “dall’oggi al domani”. Secondo Radev servono informazioni affidabili e tempestive, un approccio sistematico e soprattutto investimenti finanziari consistenti. Il governo ha inoltre annunciato l’intenzione di acquistare altri cinque sistemi missilistici per la difesa aerea.

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