Prima del vertice NATO di Ankara, il presidente francese Emmanuel Macron si è recato in Siria, dove è arrivato lunedì 6 luglio. Questa visita ha un grande valore storico, in quanto è la prima volta che un capo di Stato dell’Unione europea si reca a Damasco da quando i ribelli guidati dall’attuale presidente Ahmed al-Sharaa hanno rovesciato Bashar al-Assad nel 2024.

Macron ha diffuso su X il messaggio con cui ha presentato la sua missione diplomatica. ‘’Sono qui per riaffermare l’impegno della Francia nei confronti del popolo siriano. Per una Siria sovrana, unita nella sua diversità e in pace con i suoi vicini. Insieme, apriamo una nuova pagina di stabilità e di pace’’, ha scritto il presidente francese.

La visita di Macron è stata però segnata da un episodio che ha ricordato come la nuova Siria di al-Sharaa sia ancora lontana da una piena stabilità. Oggi, martedì 7 luglio, mentre il presidente francese entrava nel palazzo presidenziale per l’incontro con il suo omologo, si sono verificate alcune esplosioni nei pressi dell’Hotel Four Seasons, dove alloggia la delegazione di Parigi. Secondo il quotidiano siriano Al-Watan e l’emittente locale Syria Tv, sono state due le esplosioni udite nel cuore della capitale, da dove si è alzata una densa colonna di fumo. Nel frattempo, sui social network compaiono i primi video in cui si vedono un veicolo in fiamme e tracce di sangue sulla carreggiata. Le autorità siriane, da parte loro, hanno dichiarato che al momento i feriti sarebbero 18, tra cui quattro agenti di polizia. Parigi ha invece rassicurato sulle condizioni del presidente Macron, rimasto illeso, e ha comunicato che la visita in Siria proseguirà secondo il programma inizialmente previsto. Al momento nessun gruppo ha rivendicato l’attacco.

I temi affrontati durante i colloqui

Il presidente francese Macron è accompagnato da alcuni rappresentanti del mondo imprenditoriale francese, tra cui gli amministratori delegati di TotalEnergies e del gruppo di trasporto marittimo di container CMA CGM, secondo quanto riferisce Reuters. Il presidente francese è stato accolto lunedì all’aeroporto di Damasco dal ministro degli Esteri Asaad Al-Shaibani. In seguito, ha partecipato alla cena di lavoro con al-Sharaa, rispettando il programma diffuso dall’Eliseo. Oggi sono previsti ulteriori incontri per discutere di sicurezza regionale, nonché di opportunità economiche e di investimento, prima della partenza per Ankara.

Uno dei temi centrali affrontati durante la visita è la ricostruzione della Siria. Come anticipato su X, Macron ribadirà l’impegno della Francia a favore di una Siria libera e pluralista, rispettosa di tutte le sue comunità. Al-Sharaa, appartenente alla maggioranza musulmana sunnita della Siria, ha promesso di costruire un nuovo ordine inclusivo nel Paese, dopo aver posto fine a oltre cinquant’anni di governo autoritario della famiglia Assad.

Tuttavia, questa promessa è già stata messa alla prova da episodi di violenza che hanno contrapposto le forze armate governative a membri di gruppi religiosi ed etnici minoritari, causando centinaia di vittime durante lo scorso anno. Reuters riporta le dichiarazioni di un funzionario della presidenza francese, che ha indicato il rispetto del pluralismo come la condizione necessaria al sostegno da parte di Parigi.

Inoltre, nonostante recentemente Trump abbia evocato la possibilità che l’esercito siriano possa essere impiegato contro il movimento sciita libanese Hezbollah, il funzionario della presidenza francese citato da Reuters ha allontanato questa ipotesi. Macron avrebbe infatti chiarito a Sharaa che non dovrà in alcuna circostanza inviare forze armate in Libano. Il leader siriano, da parte sua, ha assicurato che non lo farà, indipendentemente da eventuali richieste o pressioni. Infine, secondo Reuters, fonti diplomatiche hanno riferito che i colloqui non si concentreranno solo sulla lotta al terrorismo, ma anche sul possibile rafforzamento delle relazioni diplomatiche. Attualmente la Francia è rappresentata in Siria da un incaricato d’affari che non risiede stabilmente a Damasco ed è generalmente basato a Beirut.

Nonostante i rischi legati alla sicurezza interna, la visita di Macron ha enfatizzato la trasformazione della Siria sotto la controversa guida di Al-Sharaa. Il leader siriano ha ufficialmente interrotto i rapporti con il ramo siriano di al-Qaeda, Jabat al Nusra, nel 2016, per divenire leader di un’altra fazione islamista, Hayat Tahrir al Sham, che, grazie all’appoggio delle forze turche è riuscita nel 2024 a rovesciare il regime di Assad, ponendosi alla guida di una nuova fase politica, caratterizzata dall’appoggio dei Paesi del Golfo, degli Stati Uniti e dei Paesi UE.

Lo storico ruolo della Francia 

La Francia ha amministrato la Siria nell’ambito del Mandato francese dal 1920 fino all’indipendenza del Paese nel 1946. Dopo la caduta di Assad, Parigi ha svolto un ruolo di mediazione tra Damasco e i gruppi curdi siriani che avevano assunto il controllo di gran parte del nord del Paese, combattendo nell’ambito della coalizione anti-Stato Islamico. Il governo centrale e i principali gruppi curdi hanno firmato a febbraio un accordo di integrazione sostenuto dagli Stati Uniti, dopo che le forze di Damasco avevano assunto il controllo di vaste porzioni del territorio precedentemente controllato dai curdi.

Il primo capo di Stato straniero a visitare la Siria dopo la caduta di Assad è stato l’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al-Thani, nel gennaio 2025. Nello stesso mese anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha visitato la Siria, mentre nell’aprile successivo si è recato a Damasco il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Al-Sharaa aveva già incontrato Macron nel 2025, durante una visita in Francia, la sua prima in un Paese europeo dopo la caduta di Assad. Inoltre, Macron è stato tra i principali sostenitori della fine delle sanzioni occidentali, in larga parte eliminate lo scorso anno. L’Unione europea ha infatti revocato tutte le sanzioni economiche nei confronti della Siria nel maggio dello scorso anno, mantenendo tuttavia in vigore le misure contro gli esponenti della precedente amministrazione Assad e le sanzioni motivate da ragioni di sicurezza.

Articolo scritto da Pierre Sergio Balbo

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