L’Unione europea si impegna a sostenere la Groenlandia con un pacchetto di partenariato di 200 milioni di euro da investire tra il 2026 e il 2027, nel tentativo di contrastare le mire degli Stati Uniti sull’Isola e ribadire l’importanza strategica della regione artica per l’UE. Ad annunciarlo è stata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nella conferenza stampa organizzata nella piccola capitale groenlandese, Nuuk, al fianco della premier danese Mette Friedriksen e del premier del territorio autonomo danese Jens-Frederik Nielsen. La visita di von der Leyen è avvenuta mentre undici Paesi della NATO davano inizio a esercitazioni militari in Groenlandia, con la partecipazione di circa 400 militari, tra cui truppe delle forze speciali addestrate a operare in condizioni artiche provenienti da Canada, Danimarca e Finlandia.
“La Groenlandia può contare sull’UE. Questo è stato il mio messaggio durante la mia ultima visita. Oggi sono tornata per presentare i risultati concreti della nostra stretta collaborazione. Con un nuovo pacchetto di partenariato UE-Groenlandia del valore di 200 milioni di euro”, ha dichiarato von der Leyen. “Questo creerà nuove opportunità e un’UE forte e impegnata sia in Groenlandia che nell’Artico. Perché la Groenlandia è un alleato strategico e un amico fidato”, ha aggiunto.
Il pacchetto finanziario, da investire quest’anno e nel 2027, si concentrerà sulla connettività digitale, sull’estrazione mineraria sostenibile, sull’energia e sul turismo, nonché sull’istruzione, la pesca e l’edilizia abitativa. I 200 milioni di euro si aggiungono ai 225 milioni di euro già stanziati per la Groenlandia nell’ambito dell’attuale bilancio comune europeo per il periodo 2021-2027, una somma che von der Leyen intende raddoppiare nella prossima tranche, che sarà erogata tra il 2028 e il 2034.
A sottolineare la dimensione politica e strategica dell’intesa è stata anche Frederiksen. “L’Unione europea e la Groenlandia sono partner ormai da circa 40 anni. Ma oggi questa partnership passa a un livello superiore”, ha affermato la premier danese, sottolineando che i nuovi progetti dovranno produrre “benefici reali per le persone in Groenlandia”, dalla connettività agli investimenti nelle materie prime fino al rafforzamento della resilienza energetica.
Frederiksen ha quindi legato direttamente il rafforzamento della presenza europea alla crescente rilevanza geopolitica dell’Artico. “È molto chiaro che l’attenzione sull’Artico sta aumentando e l’Europa naturalmente non resterà a guardare”, ha affermato. “Dobbiamo quindi continuare a rafforzare la nostra sicurezza comune”, ha aggiunto, richiamando l’esercitazione Arctic Shield, alla quale nei prossimi giorni parteciperanno in Groenlandia dieci Paesi alleati con attività terrestri, navali e aeree. “La Groenlandia ha bisogno dell’Europa, ma anche l’Europa ha bisogno della Groenlandia”, ha concluso Frederiksen.
Una nuova prospettiva per i rapporti tra Bruxelles e Nuuk
La visita è stata accompagnata dalla firma di una nuova dichiarazione congiunta tra Unione europea, Groenlandia e Danimarca, che aggiorna quella del 2015 e punta a dare una prospettiva di lungo periodo ai rapporti tra Bruxelles e Nuuk.
Come ha spiegato von der Leyen, la dichiarazione riflette da un lato “una scelta chiara espressa dalla Groenlandia di rafforzare i legami con l’Unione europea”, dall’altro “un fortissimo interesse dell’Europa” a essere “più presente e più impegnata in Groenlandia e nell’Artico”.
L’intesa allarga sensibilmente il perimetro della cooperazione: oltre ai settori tradizionali dell’istruzione e della pesca, comprende infrastrutture e costruzioni, porti e aeroporti, materie prime, energia, connettività digitale, ricerca, turismo, protezione civile e sicurezza economica.
Particolarmente significativo, nel nuovo contesto geopolitico dell’Artico, è il capitolo dedicato alla resilienza. Le parti si impegnano a rafforzare la cooperazione nel contrasto alle minacce ibride e alle interferenze e manipolazioni informative straniere, nella cybersicurezza, nelle comunicazioni sicure e nella protezione delle infrastrutture critiche. La dichiarazione prevede inoltre una maggiore cooperazione nella preparazione alle crisi e alle catastrofi, nello sviluppo delle capacità di risposta e nella protezione della popolazione. L’accordo non crea tuttavia nuovi obblighi giuridici o finanziari per le parti.
Sul piano economico, Bruxelles punta soprattutto a trasformare le risorse naturali groenlandesi in una componente delle proprie catene di approvvigionamento. La dichiarazione considera una priorità l’attuazione del partenariato strategico sulle materie prime sostenibili firmato nel 2023, riconoscendo contemporaneamente il ruolo che il settore minerario può svolgere nella diversificazione dell’economia locale e quello della Groenlandia come potenziale fornitore dell’Unione europea.
I primi progetti sono già stati individuati. In base alla dichiarazione congiunta, l’UE sosterrà l’espansione della capacità satellitare attraverso l’operatore groenlandese Tusass, con l’obiettivo di migliorare velocità e affidabilità delle connessioni nelle comunità più remote. Nel settore minerario Bruxelles intende favorire progetti collegati all’industria europea, tra cui il giacimento di molibdeno di Malmbjerg e il progetto di grafite Amitsoq di GreenRoc, già riconosciuto come progetto strategico europeo nell’ambito del Critical Raw Materials Act. Sul fronte energetico sono previsti investimenti nelle fonti rinnovabili delle comunità isolate e viene studiato il sostegno all’ampliamento della centrale idroelettrica di Buksefjord, che alimenta Nuuk.
Rivedere la strategia UE per l’Artico
Dall’inizio del 2026 la Groenlandia è al centro di un duro scontro tra Stati Uniti, Danimarca e Unione europea che ha incrinato profondamente i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico. La crisi ha raggiunto il suo apice nel gennaio 2026, quando la Casa Bianca ha confermato che il presidente stava valutando diverse opzioni per acquisire l’isola, dall’acquisto a nuove forme di associazione con Washington, senza escludere pubblicamente neppure il ricorso alla forza militare. Una prospettiva respinta con fermezza da Nuuk e Copenaghen e che ha spinto i principali Paesi europei e l’UE a schierarsi a difesa della sovranità e del diritto all’autodeterminazione della Groenlandia. La tensione si è attenuata il 21 gennaio, quando in occasione del World Economic Forum di Davos Trump ha escluso l’uso della forza e rinunciato ai dazi minacciati contro alcuni Paesi europei, aprendo la strada alla prosecuzione del confronto per via diplomatica, senza tuttavia superare le divergenze di fondo.
Proprio mentre in concomitanza con la visita di von der Leyen a Nuuk, il presidente degli Stati Uniti ha lanciato un altro atto provocatorio, pubblicando sul suo social network Truth, una mappa dell’America del Nord quasi interamente avvolta nella bandiera a stelle e strisce, dal Canada alla Groenlandia, all’Islanda fino al Messico e ai Caraibi. Nella cartina, la scritta “United States of America” campeggia al centro del continente, mentre i colori della bandiera americana si estendono ben oltre gli attuali confini degli Stati Uniti, ricoprendo Canada, Groenlandia, Islanda, Messico, America Centrale e numerose isole dei Caraibi.
La visita di von der Leyen e il rafforzamento della partnership tra Bruxelles, Copenaghen e Nuuk, si inserisce nella partita molto più ampia sul futuro dell’Artico ad oggi dominato da Stati Uniti, Russia e Cina, agevolato dallo scioglimento dei ghiacci che sta rendendo progressivamente più accessibili nuove rotte marittime e risorse minerarie. “L’Artico è diventato uno dei luoghi in cui si scontrano le placche tettoniche della geopolitica. Abbiamo un interesse diretto in ciò che accade qui”, ha affermato von der Leyen.
In questo contesto, Bruxelles sta preparando una nuova strategia europea per l’Artico, destinata ad aggiornare quella del 2021. Come sottolineato lo scorso 2 settembre dal ministro degli Esteri groenlandese, Mute Bourup Egede, parlando agli eurodeputati delle Commissioni Affari esteri (AFET) e Sviluppo (DEVE) del Parlamento UE, Nuuk ha già trasmesso alla Commissione un documento con le proprie proposte per la nuova strategia europea nella regione, chiedendo che le politiche dell’UE assumano maggiormente “la prospettiva dei popoli artici” e rispettino i diritti delle popolazioni indigene.
Il cambiamento principale dovrebbe riguardare proprio sicurezza e difesa: la precedente strategia era concentrata soprattutto su cambiamento climatico, sviluppo sostenibile e cooperazione internazionale, mentre il nuovo quadro dovrà tenere conto della militarizzazione russa, dell’espansione degli interessi cinesi e della crescente competizione strategica nella regione.

