La Commissione europea ha annunciato venerdì (9 ottobre) l’apertura temporanea del mercato dell’Unione a quasi l’80% delle esportazioni armene. La misura, prevista per due anni, punta a sostenere produttori ed esportatori e a favorire la diversificazione commerciale di Erevan.

Il provvedimento si inserisce nel processo di avvicinamento dell’Armenia all’Unione europea, avviato nell’ultimo anno e che, nel lungo periodo, potrebbe sfociare nella candidatura del Paese all’adesione al blocco. Nei fatti, questo ha avuto il via ancor prima, immediatamente dopo il mancato intervento della Russia come forza di peacekeeping nel conflitto del Nagorno-Karabakh tra Azerbaigian e Armenia.

In seguito a tale evento, l’Armenia ha iniziato a prendere le distanze da Mosca, minacciando anche l’abbandono di organizzazioni internazionali fondate su volere russo come l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (CSTO) e l’Unione economica eurasiatica (UEE). La Russia, in risposta, ha introdotto restrizioni sulle importazioni armene, ed è proprio qui che Bruxelles ha scelto di intervenire.

Nello specifico, l’Unione europea ha infatti aperto il proprio mercato a quasi tutte le esportazioni armene di frutta fresca, verdura e fiori colpite dalle restrizioni russe, oltre a più del 91% delle esportazioni di bevande e alcolici. Ciò va a vantaggio dei singoli cittadini armeni, avendo le misure adottate da Mosca creato difficoltà soprattutto ai produttori agricoli e alle piccole e medie imprese armene.

Il nuovo regime europeo mira non soltanto a fornire un sostegno immediato alle imprese, ma anche a favorire lo spostamento dei flussi commerciali verso l’Unione europea. Il Regolamento adottato (2026/2269) sottolinea infatti l’obiettivo di rafforzare la resilienza economica dell’Armenia e agevolare la diversificazione delle sue esportazioni.

Le nuove preferenze non equivalgono tuttavia a una liberalizzazione commerciale senza condizioni. Il regolamento prevede l’esenzione dai dazi ad valorem per i prodotti elencati nell’allegato I, che comprende un’ampia gamma di merci, tra cui animali vivi, carni e frattaglie, prodotti lattiero-caseari, uova e miele, ortaggi, legumi e frutta. Per altri prodotti, inclusi alcuni beni agricoli, l’esenzione opera invece entro determinati contingenti tariffari. Una volta esauriti i contingenti, tornano ad applicarsi i normali dazi.

Erevan dovrà inoltre rispettare le norme europee in materia di origine delle merci e garantire la cooperazione amministrativa necessaria a prevenire frodi e aggiramenti del regime preferenziale. Bruxelles potrà sospendere, in tutto o in parte, le preferenze concesse qualora vengano meno le condizioni previste.

Sono previste anche clausole di salvaguardia a tutela dei produttori europei. Se un aumento delle importazioni armene dovesse causare effetti negativi sul mercato dell’Unione o su quello di uno o più Stati membri, la Commissione potrà adottare misure correttive.

La decisione arriva nel quadro dell’Accordo di partenariato globale e rafforzato (CEPA) tra Unione europea e Armenia, che costituisce il principale quadro di riferimento per le relazioni economiche bilaterali. Il Consiglio dell’Unione aveva approvato formalmente le misure il 24 settembre, dopo il via libera del Parlamento europeo, che aveva adottato la propria posizione con 583 voti favorevoli, 49 contrari e 39 astensioni.

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