Il mercato spaziale dell’UE dovrebbe essere integrato, perché l’industria spaziale europea non è più adeguata a competere nell’attuale economia spaziale globale, scrive il deputato italiano Enrico Letta (PD, S&D) nella sua bozza di relazione completa, vista da Euractiv.
L’ex primo ministro italiano dovrebbe pubblicare la sua relazione sullo stato del mercato unico dell’UE per i leader europei giovedì (18 aprile).
“Un settore spaziale dinamico, capace di prosperare nella dura competizione globale e di fornire gli strumenti adeguati per l’autonomia strategica e la sicurezza dell’Europa, è essenziale per il futuro dell’Europa. Per raggiungere questo obiettivo, l’approccio attuale […] deve essere rivisto”, si legge nel rapporto.
L’industria spaziale europea ha “seguito solo parzialmente l’approccio del mercato unico”, scrive il relatore, che suggerisce di rafforzare l’integrazione per aumentare la competitività sulla scena globale, in particolare nei confronti degli attori statunitensi.
“Non è più adeguato” che “la maggior parte delle risorse industriali sia concentrata in una manciata di Paesi e aziende” all’interno dell’UE, scrive Letta.
Il rapporto sottolinea anche la sostanziale riduzione degli investimenti privati nel settore spaziale rispetto agli Stati Uniti e la mancanza di norme comuni dell’UE a sostegno della competitività del settore.
Il rapporto afferma che “l’uso di infrastrutture spaziali civili e commerciali per scopi di difesa è ormai un dato di fatto”, facendo l’esempio della guerra in Ucraina, dove sia i militari che i civili stanno utilizzando il sistema Starlink di Elon Musk per le telecomunicazioni.
Letta ritiene che la difesa spaziale europea sia “relativamente poco sviluppata” rispetto all’uso civile.
La strada da percorrere
Il settore spaziale rappresenta un ambito vasto e variegato, che spazia dalla ricerca e sviluppo puri ai grandi programmi istituzionali, fino alle iniziative commerciali e alla crescente attenzione per la difesa e la sicurezza. Le capacità industriali in questo settore sono distribuite in modo eterogeneo all’interno dell’Unione Europea.
È evidente che “un approccio standardizzato non sarebbe abbastanza”: sebbene la diversità attuale dei metodi abbia i suoi vantaggi, è necessario lavorare per migliorare e armonizzare tali approcci.
Per ottenere una maggiore integrazione, Letta suggerisce innanzitutto di chiarire ruoli e competenze dell’Agenzia spaziale europea (ESA) e dell’Agenzia dell’UE per il programma spaziale (EUSPA).
La possibilità che l’ESA sia “all’interno del perimetro delle istituzioni europee è diventata ancora più remota”, dopo l’istituzione dell’EUSPA e la Brexit, scrive.
Ad oggi, uno dei principali contribuenti dell’ESA è il Regno Unito, che ha lasciato l’UE nel 2020.
La prossima legge spaziale dell’UE dovrà garantire “maggiore coerenza e coordinamento delle norme” nel settore spaziale, afferma Letta.
Letta consiglia inoltre che la legge includa disposizioni sul mercato unico “dove e quando può aver luogo una vera concorrenza”.
Come scrive Théophane Hartmann, la legge spaziale dell’UE è stata rinviata due volte, da una scadenza iniziale del primo trimestre del 2024 ad aprile, e ora finalmente forse dopo l’estate.
Letta raccomanda di abbandonare il metodo del geo-ritorno, che indirizza i contratti alle aziende spaziali nazionali in base a quanto il Paese ospitante investe nell’ESA.
Suggerisce di rivedere l’ambito di applicazione del metodo, limitandone l’uso principalmente alla R&S e alla scienza, ma non ai programmi di mercato competitivi.
Infine, Letta spiega che la sua proposta generale di una “maggiore integrazione dei mercati finanziari e di un rafforzamento degli appalti pubblici” stimolerà anche l’economia spaziale.
“La creazione di strumenti istituzionali complementari, come fondi di investimento, anchor tenancy e procedure di appalto ad hoc e più leggere, è essenziale per stimolare la crescita di ecosistemi industriali nuovi e innovativi” si legge nel rapporto.
“Questo nuovo approccio, pur mantenendo il necessario sostegno istituzionale alle attività spaziali, offrirebbe condizioni di parità all’intero spettro dell’industria spaziale europea”, conclude Letta.
[A cura di Alessia Peretti]

