I costi legati alla transizione verde dell’UE dovrebbero essere condivisi collettivamente per evitare di gravare su settori specifici, secondo un rapporto dell’ex primo ministro italiano Enrico Letta, che cita gli agricoltori come un gruppo che mostra resistenza alle riforme.

L’atteso rapporto, che propone riforme del mercato unico dell’UE, è stato pubblicato oggi (mercoledì 17 aprile) durante un vertice di due giorni dei leader europei a Bruxelles.

I costi della transizione sono sistematici e devono essere condivisi collettivamente, spiega Letta. Imporre il peso solo su settori specifici, alla fine, ostacolerebbe piuttosto che facilitare il processo.

“Il fallimento di questo sforzo collettivo potrebbe portare alla resistenza di vari gruppi”, scrive Letta.

“Oggi potrebbero essere gli agricoltori, domani i lavoratori del settore automobilistico che sentono di sostenere in modo sproporzionato i costi della trasformazione senza un sostegno sufficiente”, si legge nel documento.

Tuttavia, Letta sottolinea che l’UE deve raggiungere i suoi “ambiziosi obiettivi verdi”, poiché il futuro del blocco dei 27 membri “dipende da questi impegni”.

Le conseguenze se non decidiamo di agire sono molteplici e riguardano sia l’ambiente che l’economia, insieme a considerazioni geopolitiche. È quindi essenziale sottolineare che senza un quadro finanziario unificato che favorisca gli investimenti in settori sostenibili e innovativi dell’economia reale, “diventa impossibile perseguire con successo l’ambiziosa transizione verso un futuro verde, digitale e equo”.

Il rapporto aggiunge che il costo dell’inazione è elevato, dato che gli eventi meteorologici estremi legati al clima, che spesso si ripercuotono sul settore agricolo, diventano sempre più frequenti.

Secondo il rapporto, negli ultimi cinque anni le condizioni meteorologiche estreme hanno causato all’UE perdite per 170 miliardi di euro.

Per affrontare queste sfide, Letta propone di creare un fondo di aiuti di Stato a livello europeo per finanziare la transizione verde del blocco.

Come scrive Sofia Sanchez Manzanaro, i suoi avvertimenti arrivano dopo che un gruppo di esperti ha identificato le condizioni meteorologiche estreme come una delle principali preoccupazioni per la sicurezza alimentare dell’UE nel 2024, in una valutazione pubblicata martedì (16 aprile) dalla Commissione europea.

Pratiche commerciali sleali

Il testo evidenzia anche le accuse di pratiche commerciali sleali da parte dei grandi grossisti e dettaglianti, espresse dal settore agroalimentare.

“Gli agricoltori e le imprese di trasformazione alimentare sostengono che i grandi distributori e i dettaglianti sono impegnati in pratiche commerciali sleali”, si legge nel rapporto.

Sebbene Letta indichi che l’UE ha cercato di affrontare questi problemi con l’adozione della Direttiva sulle pratiche commerciali sleali (UTP) nel 2019, il rapporto ammette le difficoltà nel far rispettare le regole alle aziende che operano in più Stati membri dell’UE.

In risposta, chiede all’UE di dare alle autorità nazionali maggiori poteri per affrontare le sospette violazioni delle regole di concorrenza attraverso una procedura comune per tutti i casi transfrontalieri.

Il mese scorso la Commissione ha annunciato che avrebbe condotto una valutazione approfondita delle norme e proposto modifiche legislative, se necessario, entro il 2025. Inoltre, intende creare un osservatorio per monitorare le pratiche commerciali, i margini e i costi nelle catene di approvvigionamento agroalimentari dell’UE.

Aiuti di Stato condizionati

Il rapporto Letta suggerisce anche di sviluppare soluzioni che consentano sussidi pubblici mirati per i settori che ne hanno bisogno, evitando al contempo la frammentazione del mercato unico dell’UE, soprattutto dopo che il blocco ha allentato le norme sugli aiuti di Stato nel 2022 per aiutare le imprese a far fronte all’impatto della guerra in Ucraina.

L’analisi di Euractiv sugli aiuti di Stato concessi al settore agroalimentare ha rivelato notevoli disparità tra gli Stati membri.

La Polonia, il Paese dell’UE che spende di più nel settore agroalimentare, ha speso quasi 4 miliardi di euro in sussidi pubblici dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

“Se da un lato il progressivo allentamento degli aiuti di Stato in risposta alle recenti crisi ha contribuito a limitare gli effetti negativi sull’economia reale (…), dall’altro ha prodotto distorsioni della concorrenza”, evidenzia Letta.

Letta ha osservato che queste distorsioni potrebbero essere “amplificate” a causa delle diverse capacità di spesa dei singoli Stati membri e ha proposto un “meccanismo di contribuzione agli aiuti di Stato” in base al quale i Paesi destinerebbero parte dei loro finanziamenti nazionali a iniziative e investimenti paneuropei.

Tuttavia, Letta ha messo in guardia da “sprechi o spese dannose”, sottolineando che i fondi pubblici dovrebbero essere soggetti a condizioni e contribuire a “obiettivi di politica pubblica comune”.

Non temere l’allargamento

L’ex primo ministro italiano ha anche cercato di placare le preoccupazioni per l’adesione di nuovi Stati membri all’UE, in particolare la potenza agricola Ucraina, e per il suo impatto sul programma di sovvenzioni agricole del blocco.

“L’allargamento non deve essere percepito, né dai governi né dai cittadini, come una cessazione del sostegno alla crescita e alla convergenza – in particolare per i Paesi di più recente adesione – fornito dalla politica di coesione e dalla politica agricola comune”, si legge nel testo.

Uno studio interno del Consiglio ha rilevato che l’adesione dell’Ucraina al blocco, nell’ambito dell’attuale schema di pagamento per ettaro della PAC, comporterebbe un taglio del 20% dei sussidi agricoli per il resto degli Stati membri.

Tuttavia, una recente analisi del Parlamento europeo rileva che queste stime dovrebbero essere prese con le molle.

L’analisi del Parlamento afferma che la PAC sarà probabilmente riformata alla luce dell’adesione, limitando potenzialmente i sussidi agricoli “per impedire i pagamenti alle più grandi aziende agricole dell’Ucraina”.

[A cura di Alessia Peretti]

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