La riunione deli ambasciatori degli Stati europei di ieri si è chiusa con un nulla di fatto rispetto al divieto di commerciare con gli insediamenti israeliani illegali. Non ci sono ancora i numeri per raggiungere la maggioranza qualificata.

Mentre l’Alta Rappresentate Kaja Kallas continua a sondare il terreno anche fra gli ambasciatori riuniti al Coreper, in Cisgiordania la violenza dei coloni aumenta giorno dopo giorno grazie anche alla connivenza dei soldati dell’IDF.

Oltre 2.200 persone, di cui 1.000 bambini, sono state sfollate a causa dell’ondata di violenza da parte dei coloni in Cisgiordania nei primi sei mesi del 2026, è quanto riporta Save the Children: cifre che vanno ad aggravare una situazione drammatica che ha visto, nella sola Cisgiordania, lo sfollamento di circa 2.000 bambini fra gennaio 2023 e dicembre 2025. Secondo le Nazioni Unite, il tasso di attacchi da parte dei coloni è aumentato del 45% nella prima metà del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con oltre 1.020 episodi registrati da gennaio, in aumento rispetto ai 757 attacchi avvenuti nei primi sei mesi del 2025.

Tutto ciò è reso possibile dal supporto e dallo scudo dell’esercito israeliano, che non solo difende i coloni ma li aiuta nelle violenze, come riporta l’ultimo report della commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite per i territori occupati palestinesi, incluso Gerusalemme est e Israele. “Le unità dell’esercito israeliano hanno operato a fianco dei coloni in numerosi episodi” si legge nel report, “l’esercito accompagna abitualmente i coloni negli attacchi, rafforzando un modello in cui le forze di sicurezza dello Stato fungono da scudo per la violenza dei coloni piuttosto che da protezione per la popolazione occupata”.

Tuttavia, nonostante le evidenze molti Stati europei sono riluttanti nel prendere contromisure, è quanto conferma la riunione di ieri degli ambasciatori al Coreper. Per alcuni la questione è procedurale, ossia riguarda le modalità di voto se si debba votare a maggioranza o ad unanimità. Del primo gruppo fanno parte quegli Stati che si sono maggiormente esposti per la causa palestinese e che hanno già intrapreso misure individuali per bloccare il commercio con gli insediamenti illegali, come Spagna, Paesi Bassi, Belgio e Irlanda. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Agence Europe, anche altri cinque Stati membri, Italia inclusa, sarebbero favorevoli a misure solo se prese ad unanimità. Contrari, invece, sono Slovacchia, Grecia, Germania, Repubblica Ceca, Ungheria, Croazia, Slovenia, Bulgaria, che chiedono un rafforzamento delle misure esistenti.

I Paesi Bassi annunciano lo stop del commercio con gli insediamenti israeliani in Cisgiordania

Di fatto, mancano i numeri anche solo per poter votare a maggioranza qualificata.

Sul tavolo dei ministri europei riuniti nel Consiglio Affari Esteri il 13 luglio scorso, erano arrivate tre opzioni che proponevano di vietare parzialmente o totalmente gli scambi commerciali con gli insediamenti. Anche in quell’occasione la riunione si è conclusa con una fumata nera.

Uno scontro tutto interno alla Commissione

Le tensioni fra l’Alta rappresentante per la politica estera e la Presidente della Commissione europea non sono una novità, ma su questo dossier sono estremamente evidenti. Ursula von der Leyen e Kaja Kallas sono agli antipodi. Da una parte la prima che vuole che la votazione rispetto alle sanzioni verso gli insediamenti illegali sia presa ad unanimità – minando di fatto qualsiasi possibilità di renderle effettive -, e dall’altra Kallas che spinge, invece, non solo per la maggioranza qualificata ma anche per sanzioni più impattanti come la sospensione dell’accordo di associazione fra UE e Israele.

Nella conferenza stampa del 13 luglio a margine dell’incontro dei ministri degli esteri europei, l’Alta rappresentante aveva risposto alla domanda di un giornalista rispetto al conflitto fra le due cariche proprio sulle modalità di voto, dicendo che “all’interno della Commissione, le posizioni degli Stati membri trovano uguale riscontro, proprio come avviene in seno al Consiglio”, accusando di fatto Von der Leyen di seguire la linea politica del governo tedesco. “Ecco, purtroppo, a che punto siamo come Europa” ha commentato la vice presidente.

Sul fronte diplomatico proseguono dialoghi “pragmatici” col governo israeliano portati avanti dalla commissaria per il Mediterraneo Dubravka Šuica, che nelle scorse settimane aveva visitato proprio Tel Aviv incontrando il Ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, lo stesso che da oltre un mese si rifiuta di parlare con Kaja Kallas rea, secondo indiscrezioni, di aver definito la situazione nei territori occupati un regime di “apartheid” durante un incontro privato.

Sebbene la Commissione europea continui a ribadire il proprio impegno per il dialogo attraverso altri canali diplomatici, non è chiaro chi, in questo momento, stia parlando con lo Stato di Israele per conto dell’Unione europea.

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