Le elezioni presidenziali anticipate dell’Ossezia del Sud, previste per il 18 settembre 2026, si avviano verso un esito che molti osservatori considerano già ampiamente prevedibile. La piccola regione separatista georgiana, riconosciuta come indipendente solo da pochi Stati tra cui la Russia, torna alle urne in un clima segnato dai timori internazionali di una possibile annessione formale a Mosca.

Regno Unito, Francia, Germania e Italia hanno ribadito il loro sostegno all’integrità territoriale della Georgia, denunciando la presenza militare russa nelle regioni separatiste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. In una dichiarazione congiunta diffusa in occasione del 18° anniversario della guerra russo-georgiana del 2008, i quattro Paesi hanno accusato il Cremlino di violare il diritto internazionale e gli impegni assunti con l’accordo di cessate il fuoco del 12 agosto 2008.

A destare particolare preoccupazione è il crescente processo di integrazione politica e militare tra Mosca e Tskhinvali, capitale dell’Ossezia del Sud. L’accordo sul rafforzamento dell’alleanza e della cooperazione firmato recentemente tra le autorità russe e quelle de facto della regione viene considerato dai governi europei un ulteriore elemento di erosione della sovranità georgiana.

Sono sette i candidati che hanno completato la procedura di registrazione per le elezioni presidenziali in Ossezia del Sud. Tuttavia, secondo analisti locali e osservatori regionali, la competizione appare fortemente sbilanciata a favore di Marat Kambolov, attuale presidente ad interim della regione.

Alto funzionario russo inviato da Mosca solo pochi mesi fa, Kambolov non aveva precedenti legami significativi con l’Ossezia del Sud, ma ha rapidamente ottenuto un sostegno politico trasversale. Anche parte delle forze di opposizione avrebbe scelto di non presentare una vera sfida elettorale, evitando di ostacolare la sua candidatura.

Tra gli altri candidati figurano Eduard Gabarayev del partito extraparlamentare Iron, Khoh Chochiyev dell’Iry Farn, l’ex ufficiale del KGB Kazbek Kodoyev, Murat Valiyev del partito Patriots of Alania, Zurab Kokoyev del partito Unity e Fatima Khugayeva, unica donna in corsa.

Ad eccezione di Gabarayev e Chochiyev, considerati i candidati più “indipendenti” pur mantenendo legami con l’apparato politico locale, gli altri contendenti sono descritti dagli analisti come “tecnici”. Si tratta di figure destinate più a completare la scheda elettorale che a rappresentare una reale minaccia per la corsa di Kambolov, la cui vittoria appare ampiamente favorita.

Un elemento ricorrente tra i candidati è il peso degli apparati statali e di sicurezza. Kambolov proviene dall’amministrazione russa, Kodoyev è un ex funzionario del KGB, Valiyev presta servizio nel sistema di protezione presidenziale e Khugayeva ha alle spalle una carriera nel ministero dell’Interno russo. Ciò riflette il ruolo centrale che Mosca continua ad avere nella politica locale.

Dal conflitto del 2008, quando la Russia riconobbe unilateralmente l’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia dopo la guerra con la Georgia, la regione è rimasta fortemente dipendente dal sostegno economico, militare e politico russo.

La Commissione elettorale centrale dovrà ora verificare la documentazione dei candidati prima della conferma definitiva delle candidature. Alcuni partecipanti potrebbero ancora essere esclusi in caso di irregolarità amministrative. Ma al di là delle procedure formali, la questione principale resta politica: il voto potrebbe rappresentare un ulteriore passo verso l’integrazione dell’Ossezia del Sud nella sfera russa o addirittura verso una futura annessione.

Per Tbilisi e per diversi governi europei, il rafforzamento del controllo russo sulla regione costituisce una minaccia alla stabilità del Caucaso meridionale e all’ordine internazionale basato sul rispetto dell’integrità territoriale degli Stati.

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