La Commissione europea sta valutando concretamente la possibilità di rinviare di un anno l’applicazione di una parte delle nuove regole europee sulle emissioni di metano alle importazioni di combustibili fossili. A confermarlo durante il briefing quotidiano dell’esecutivo UE, è stata la portavoce per l’Energia Anna-Kaisa Itkonen, secondo cui la DG ENER sta esaminando la possibilità di concedere “un anno in più” per l’entrata in vigore delle disposizioni riguardanti le importazioni. Il tema verrà affrontato oggi dal commissario all’Energia Dan Jørgensen al Parlamento europeo, dove è previsto un confronto sull’attuazione del regolamento.

Il possibile slittamento interessa in particolare gli obblighi previsti dal regolamento europeo sul metano a partire dal 1° gennaio 2027, quando gli importatori di petrolio, gas e carbone dovranno dimostrare, per i contratti conclusi o rinnovati dal 4 agosto 2024, che i produttori extra-UE utilizzino sistemi di monitoraggio, rendicontazione e verifica delle emissioni di metano equivalenti a quelli europei. La Commissione conferma sul proprio sito che l’obbligo di dimostrare tale equivalenza entrerà in applicazione dal gennaio 2027. “Ci sono difficoltà concrete e reali con l’entrata in vigore del sistema per le importazioni all’inizio del prossimo anno”, ha spiegato Itkonen. La portavoce ha tuttavia sottolineato che Bruxelles resta impegnata a mantenere l’ambizione complessiva del regolamento, definendo le norme europee per la riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico tra le più avanzate al mondo. La valutazione del possibile rinvio, ha precisato, avviene nel contesto delle “significative e persistenti tensioni” sui mercati globali di petrolio e gas.

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Per il commissario Jørgensen vi sono “difficoltà nell’attuazione”

L’apertura al rinvio era stata annunciata già il 29 settembre dal commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen, arrivando alla riunione informale dei ministri dell’Energia a Dublino.

“Stiamo incontrando difficoltà nell’attuazione” del regolamento nella parte relativa alle importazioni, aveva affermato il commissario. “Dopo aver ascoltato la maggioranza dei Paesi UE, ho incaricato i miei servizi di valutare la possibilità di posticipare” l’entrata in vigore delle disposizioni sulle importazioni. Jørgensen aveva però precisato che l’ipotesi “non è in alcun modo un passo indietro rispetto alle nostre ambizioni” e che spetterà a Parlamento europeo e Consiglio decidere se procedere con il rinvio.

Il commissario aveva spiegato che l’obiettivo è soprattutto eliminare le incertezze prima di un inverno che Bruxelles considera particolarmente delicato sotto il profilo energetico. “Non voglio che in alcun modo allentiamo le nostre ambizioni”, aveva aggiunto, precisando che, nel caso di uno slittamento, gli Stati membri dovrebbero utilizzare l’anno supplementare per arrivare pienamente preparati all’attuazione delle norme.

Jørgensen aveva inoltre collegato la questione alla crescente vulnerabilità energetica europea. Secondo il commissario, dall’inizio dell’attuale crisi in Medio Oriente l’Europa avrebbe sostenuto oltre 100 miliardi di euro di costi energetici aggiuntivi, “senza ricevere nemmeno una molecola in più di gas o petrolio”, un dato utilizzato per ribadire la necessità di ridurre strutturalmente la dipendenza europea dai combustibili fossili importati.

La richiesta di Macron

A imprimere un’accelerazione al dibattito è stata soprattutto la Francia. In una lettera inviata il 18 settembre alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto di rinviare dal gennaio 2027 al gennaio 2028 gli obblighi sulle importazioni, sostenendo che la loro applicazione nell’attuale situazione di mercato potrebbe creare rischi per gli approvvigionamenti energetici europei.

La richiesta francese è significativa anche perché rappresenta un cambio di posizione rispetto alla linea sostenuta in precedenza da Parigi. Solo un anno fa Macron chiedeva infatti obiettivi vincolanti sul metano, indicandone la riduzione come una delle strade più rapide per abbattere le emissioni responsabili del riscaldamento globale.

L’appello dell’Eliseo non è però isolato. Più di una dozzina di Stati membri, compresa la Germania, hanno chiesto alla Commissione di rallentare o sospendere l’applicazione delle nuove disposizioni. Reuters riferisce che le pressioni arrivano da un gruppo ormai ampio di governi preoccupati dalle conseguenze che obblighi di conformità non ancora pienamente operativi potrebbero avere sulla disponibilità di gas e petrolio per il mercato europeo.  Anche Italia e Repubblica Ceca hanno recentemente chiesto una sospensione temporanea delle norme sulle importazioni di metano nell’ambito di un pacchetto più ampio di proposte per contenere i prezzi dell’energia, che i due governi intendono portare al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.

Il nodo giuridico del rinvio

Resta però da sciogliere il nodo principale: come rinviare formalmente la scadenza. Durante il briefing è stato ricordato che la Commissione non può modificare unilateralmente la data stabilita dal regolamento né, almeno fino ad ora, ha annunciato una proposta formale di revisione dell’atto legislativo. Itkonen ha confermato che la DG ENER sta lavorando all’ipotesi di un anno supplementare, senza tuttavia precisare quale strumento giuridico verrà utilizzato. Jørgensen aveva già chiarito a Dublino che un vero slittamento richiederebbe il coinvolgimento dei colegislatori europei.

Nel frattempo la Commissione ha già cercato di rendere l’applicazione meno problematica attraverso strumenti interpretativi. Il 20 luglio Bruxelles ha pubblicato raccomandazioni sulle clausole contrattuali facoltative e sull’applicazione delle sanzioni agli importatori, mentre il 22 settembre ha aggiornato le proprie linee guida riconoscendo le difficoltà che possono sorgere nelle catene di approvvigionamento più complesse.

Il regolamento resta comunque costruito su un calendario progressivo. Dal 2027 scatteranno gli obblighi sull’equivalenza dei sistemi di monitoraggio e verifica; dal 2028 entreranno in gioco ulteriori obblighi sulla misurazione dell’intensità delle emissioni di metano, mentre dal 2030 saranno applicate prescrizioni più stringenti ai contratti di importazione.

 

 

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