A guardare con un pizzico di ironia la coalizione di governo italiana sembra di essere dentro una barzelletta con le tre classiche figure: l’americana, il russo e l’europeo. Giorgia Meloni, l’americana, volata da Trump prima ancora del suo insediamento con la chiara intenzione di proporsi quale interlocutore privilegiato tra USA e Europa a corollario di una politica sovranista alla Trump e ideologicamente contraria all’integrazione Europea.

C’è poi Matteo Salvini, il russo, o meglio il filorusso, il leader di quella Lega che non ha mai risolto i legami con Russia Unita il partito di Putin. Infine c’è Antonio Tajani, l’europeo, che ha portato Forza Italia ad allinearsi alla politica del PPE, di contrasto all’operato del Cremlino, a favore dell’Ucraina, e favorevole ad una maggiore integrazione Europea soprattutto, visti i tempi, nel campo della Difesa militare.

Se questi contrasti possano minare la coalizione è difficile dirlo ma il dato più preoccupante è l’assenza di un’azione coordinata dell’opposizione, a sua volta altrettanto divisa. Come spesso è accaduto in passato l’unica figura cui si può guardare con fiducia è quella del Presidente della Repubblica che invece ha una linea chiara, precisa e coerente sull’equilibrio tra i rapporti con l’alleato d’oltreoceano e l’ancoraggio europeo del nostro paese.

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