Con 460 voti favorevoli, 71 contrari e 88 astensioni, il Parlamento europeo ha adottato ieri (martedì 10 marzo) una serie di raccomandazioni che puntano a garantire trasparenza e compensazione economica ogni volta che un’IA generativa si avvale di opere coperte da copyright.

Al centro del dibattito c’è una questione che riguarda da vicino milioni di artisti, giornalisti, scrittori e imprese creative di tutta Europa: chi guadagna quando un modello di intelligenza artificiale impara a scrivere, disegnare o comporre musica usando contenuti prodotti da altri?

Il settore creativo europeo genera il 6,9% del PIL dell’Unione europea, una cifra che gli eurodeputati hanno portato come argomento decisivo per giustificare l’urgenza di un intervento normativo. La richiesta è che il diritto d’autore dell’UE si applichi a tutti i sistemi di IA generativa presenti sul mercato europeo, indipendentemente da dove siano stati sviluppati o addestrati.

Una posizione che intaccherebbe anche, e soprattutto, i colossi tecnologici extraeuropei.

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Le raccomandazioni approvate ruotano attorno a due principi fondamentali: l’equa remunerazione e la trasparenza.

L’uso di materiale coperto da copyright nella fase di addestramento dei modelli di IA deve, infatti, essere retribuito, per questo motivo i deputati chiedono alla Commissione europea di studiare anche come garantire un indennizzo per gli usi già avvenuti nel passato, escludendo però l’ipotesi di una licenza globale a tariffa fissa, che considerano inadeguata a tutelare i singoli creatori.

Per quanto riguarda la garanzia di trasparenza, i fornitori e i distributori di sistemi IA dovranno mettere a disposizione un elenco dettagliato di tutte le opere protette utilizzate nell’addestramento, insieme a registrazioni puntuali delle attività di scansione del web. La mancanza di queste informazioni potrebbe configurarsi come violazione del diritto d’autore, con conseguenze legali a carico delle aziende tech.

“Abbiamo bisogno di regole chiare sull’uso di contenuti protetti da copyright per l’addestramento dell’IA” ha detto il relatore Axel Voss (PPE). “Se vogliamo promuovere e sviluppare l’IA in Europa proteggendo al contempo i nostri creatori, queste disposizioni sono assolutamente indispensabili”.

La questione è già arrivata in tribunale, con Getty Images,  la piattaforma che produce contenuti editoriali e immagini e video creativi, che ha accusato Stability AI di aver utilizzato immagini coperte da copyright per addestrare il proprio sistema di AI generativa di immagini, Stable Diffusion. Nonostante ci fossero prove dell’utilizzo di alcune immagini, la Corte di Londra non ha ritenuto questo particolarmente rilevante ai fini della causa, poiché le immagini erano state “rubate” in pochissimi casi.

Tuttavia, si legge in una dichiarazione di Getty, il Tribunale “ha stabilito un potente precedente  secondo cui gli articoli immateriali, come i modelli di IA, sono soggetti a rivendicazioni di violazione del copyright allo stesso modo degli articoli materiali”.

Il Parlamento europeo, però, va oltre, e chiede alla Commissione europea di istituire un nuovo mercato delle licenze per i contenuti protetti, con accordi di licenza collettiva volontaria per settore, pensati per includere anche i creatori individuali e le piccole e medie imprese. Ai titolari dei diritti dovrà, inoltre, essere garantita la possibilità di escludere le proprie opere dall’addestramento dell’IA. Per gestire questo sistema di opt-out, i deputati suggeriscono di affidare il compito all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO).

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Un’attenzione particolare viene riservata al settore dell’informazione, alla luce delle normative più recenti a tutela della categoria, come lo European Media Freedom Act (EMFA) e lo Scudo europeo per la democrazia che è ancora in discussione.

I deputati denunciano lo sfruttamento sistematico dei contenuti giornalistici da parte dei sistemi di IA e chiedono che le testate, i cui traffico e ricavi vengano sottratti dai servizi di intelligenza artificiale, ricevano un pieno risarcimento. Le redazioni dovranno anche poter rifiutare che i propri articoli vengano usati per addestrare algoritmi.

Il Parlamento mette in guardia anche dal rischio che l’aggregazione automatica delle notizie favorisca pratiche di preferenza automatica da parte dei grandi operatori digitali, mettendo a rischio il pluralismo dell’informazione.

Su un punto i deputati sono netti: i contenuti prodotti interamente dall’intelligenza artificiale non possono godere di protezione del diritto d’autore. Parallelamente, i fornitori di servizi digitali saranno tenuti a contrastare la diffusione di contenuti manipolati o generati artificialmente in modo illecito.

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