La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha difeso lunedì la decisione di alzare i tassi di interesse per la prima volta in quasi tre anni, avvertendo che le pressioni inflazionistiche generate dal conflitto in Medio Oriente si stanno già propagando ben oltre il settore energetico. Nel frattempo, l’annuncio di un accordo di principio tra Washington e Teheran ha fatto scendere i prezzi del petrolio, ma Lagarde ha invitato alla prudenza sulle conseguenze immediate per l’economia europea.
L’11 giugno il Consiglio dei governatori ha alzato all’unanimità i tassi di 25 punti base, portando il tasso di deposito al 2,25% e ponendo fine a un anno di stabilità monetaria avviato nel giugno 2025. Si tratta del primo rialzo dal 2023. La mossa era largamente attesa dai mercati, che ora si attendono altri due rialzi entro la fine dell’anno.
Parlando sull’emittente radio francese France Culture, Lagarde ha risposto direttamente alle critiche di chi teme che la stretta monetaria soffochi una crescita già fragile. La sua risposta è stata netta: “Devo tenere sotto controllo l’inflazione se si risveglia, perché se sfugge di mano sarà molto più difficile e costoso fermarla. Un’inflazione prolungata è inaccettabile, sia per i consumatori che per le imprese.”
Il vero timore della BCE non riguarda però tanto l’inflazione energetica in sé, quanto quello che potrebbe generare a cascata. Lagarde ha detto di cominciare “a sentire fremere gli effetti di secondo round”, ovvero il rischio che il rincaro delle materie prime si trasmetta progressivamente ai prezzi dei beni e poi ai salari, innescando una spirale molto più difficile da spezzare.
Le nuove proiezioni macroeconomiche dell’istituto stimano un’inflazione al 3% in media nel 2026, in calo al 2,3% nel 2027 e al 2% nel 2028, mentre la crescita del PIL nell’eurozona è stata rivista al ribasso allo 0,8% per l’anno in corso.
Lagarde ha precisato che la BCE non segue una traiettoria predefinita per i tassi: “Le nostre decisioni saranno fondate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi associati, alla luce dei dati economici e finanziari che arriveranno.”
Sul fronte geopolitico, l’annuncio di un accordo di principio tra Stati Uniti e Iran ha rappresentato la principale notizia della giornata sui mercati, con i prezzi del petrolio in netto ribasso.
Lagarde ha accolto la novità con un ottimismo calibrato: “Se questa informazione si confermerà nei prossimi giorni attraverso sviluppi concreti e la firma di un memorandum d’intesa, è una buona notizia, non possiamo che rallegrarcene, soprattutto se significa la riapertura e lo sminamento dello stretto di Hormuz.”
La presidente ha però messo in guardia dal trarre conclusioni affrettate. Ha sottolineato che restano aperti nodi negoziali rilevanti tra Washington e Teheran, a partire dalla questione dell’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran, rinviata a future trattative.
Sul piano monetario, il messaggio è stato altrettanto prudente. Anche se l’accordo dovesse reggere e i prezzi dell’energia tornare a scendere, la fiammata dei mesi scorsi ha già lasciato il segno nell’economia reale, e la BCE non intende abbassare la guardia prima di avere la certezza che gli effetti di secondo round non si siano stabilizzati.

