L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) ha elogiato la Serbia per i progressi compiuti nell’ultimo decennio in materia di riforma giudiziaria e lotta alla corruzione, avvertendo però allo stesso tempo che il Paese deve affrontare gravi sfide riguardanti la democrazia, lo Stato di diritto e le libertà fondamentali.
In una risoluzione adottata durante la sessione estiva a Strasburgo, l’Assemblea ha concluso che il panorama politico e istituzionale è profondamente cambiato rispetto all’adesione della Serbia al Consiglio d’Europa, nel 2003, e all’ultima valutazione complessiva, risalente al 2012, rendendo necessario un nuovo esame del rispetto da parte di Belgrado degli obblighi assunti.
Basata su un rapporto preparato dalla relatrice svedese Victoria Tiblom e dal relatore turco Yunus Emre, la risoluzione evidenzia un ambiente politico caratterizzato da una forte polarizzazione tra il governo e la maggioranza di governo da una parte e l’opposizione, il movimento studentesco e le organizzazioni della società civile dall’altra.
Un elemento centrale delle preoccupazioni dell’Assemblea riguarda le conseguenze politiche del crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad nel novembre 2024, che uccise 16 persone e diede origine a mesi di proteste di massa in tutto il Paese.
L’APCE ha rilevato che le proteste, proseguite per tutto il 2025 e vive ancora oggi, hanno coinvolto un’ampia parte della società serba e hanno dato vita a un movimento studentesco che chiede responsabilità, trasparenza, giustizia e nuove elezioni. Sebbene l’intensità delle manifestazioni sia diminuita, l’Assemblea ha osservato che esse continuano a influenzare la vita politica e il dibattito pubblico.
L’organismo del Consiglio d’Europa ha espresso preoccupazione per le segnalazioni di uso eccessivo della forza da parte delle autorità di polizia durante le proteste, così come per le accuse di arresti arbitrari e maltrattamenti durante la detenzione. Ha inoltre rilevato segnalazioni secondo cui, in alcuni casi, gli agenti di polizia non avrebbero protetto i manifestanti dagli attacchi di individui violenti.
L’APCE ha chiesto alle autorità serbe di evitare l’uso di forza non necessaria o sproporzionata contro i manifestanti, di indagare su tutte le accuse di violenza e abuso e di ritirare le accuse penali infondate contro le persone detenute esclusivamente per aver esercitato il diritto alla manifestazione pacifica.
L’Assemblea ha inoltre sollecitato le autorità a chiarire le circostanze della tragedia di Novi Sad e ad assicurare che i responsabili siano chiamati a rispondere delle proprie azioni.
Le autorità serbe intensificano la repressione contro il giornalismo indipendente e le voci critiche
Particolare attenzione è stata dedicata alle accuse secondo cui durante una protesta di massa a Belgrado il 15 marzo 2025 sarebbe stata utilizzata un’arma sonora contro i manifestanti. L’APCE ha definito tali accuse credibili e ha chiesto un’indagine indipendente sull’episodio, oltre a un sostegno legale e medico per le persone coinvolte. Al di là delle proteste, l’Assemblea ha espresso preoccupazione per lo stato più generale delle istituzioni democratiche in Serbia.
L’APCE ha criticato il ricorso ripetuto alle elezioni anticipate, osservando che tutte le elezioni parlamentari dal 2000, tranne due, sono state convocate in anticipo rispetto alla scadenza naturale. Sebbene tali elezioni siano consentite dalla Costituzione, l’Assemblea ha sostenuto che il loro uso frequente può indebolire la stabilità democratica e il funzionamento delle istituzioni statali.
Le prossime elezioni presidenziali sono previste per la primavera del 2027, mentre quelle parlamentari dovrebbero tenersi nello stesso anno. Tuttavia, il presidente Aleksandar Vučić ha più volte ipotizzato la possibilità di convocare elezioni parlamentari anticipate nel 2026.
L’Assemblea ha inoltre segnalato irregolarità nelle elezioni locali tenutesi in dieci comuni serbi nel marzo 2026. Tra le accuse figurano compravendita di voti, liste elettorali parallele e la fotografia delle schede elettorali. Gli osservatori internazionali hanno inoltre segnalato un peggioramento del clima elettorale rispetto alle consultazioni precedenti.
Nonostante queste preoccupazioni, l’APCE ha riconosciuto i progressi compiuti nella riforma giudiziaria, uno degli ambiti fondamentali degli impegni assunti dalla Serbia nei confronti del Consiglio d’Europa.
L’Assemblea ha accolto positivamente gli emendamenti costituzionali adottati nel 2022 e le successive leggi riguardanti tribunali, giudici, pubblici ministeri e consigli giudiziari, valutate positivamente dalla Commissione di Venezia e pensate per ridurre l’influenza politica sulle nomine nella magistratura.
Allo stesso tempo, i parlamentari hanno espresso preoccupazione per un pacchetto di modifiche giudiziarie noto come “leggi Mrdić”, approvato nel gennaio 2026. Secondo l’APCE, diverse disposizioni rischiano di compromettere il funzionamento e l’indipendenza della magistratura e potrebbero incidere sulle indagini anticorruzione in corso, comprese quelle relative al caso di Novi Sad.
L’Assemblea ha accolto con favore le successive modifiche proposte dal ministro della Giustizia serbo, che hanno annullato la maggior parte delle disposizioni contestate, e ha invitato le autorità ad allineare completamente la legislazione alle raccomandazioni della Commissione di Venezia.
L’APCE ha inoltre chiesto alla Serbia di dimostrare un maggiore impegno nel perseguimento dei crimini di guerra, anche attraverso la nomina di un Procuratore capo per i crimini di guerra, una posizione rimasta vacante dal 2024.
La risoluzione ha evidenziato ulteriori preoccupazioni riguardo alla libertà di espressione e alla libertà di associazione. L’Assemblea ha citato rapporti su intimidazioni, campagne diffamatorie, minacce e aggressioni contro giornalisti, attivisti della società civile e difensori dei diritti umani.
Ha inoltre rilevato che la Serbia ha registrato uno dei numeri più elevati di segnalazioni sulla Piattaforma del Consiglio d’Europa per la sicurezza dei giornalisti nel 2025 e continua a essere tra i Paesi europei maggiormente colpiti dalle azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica (SLAPP).
L’APCE ha espresso preoccupazione anche per le presunte attività di sorveglianza nei confronti di giornalisti e attivisti, così come per la continua paralisi dell’autorità di regolamentazione dei media serba, il REM, la cui dirigenza non è stata completamente rinnovata dalla fine del 2024.
Concludendo la sua valutazione, l’Assemblea ha dichiarato che continuerà a monitorare il rispetto da parte della Serbia dei propri impegni e ad analizzare le questioni ancora aperte in un prossimo rapporto, segnalando che la governance democratica, la libertà dei media e l’indipendenza della magistratura resteranno probabilmente sottoposte a un attento controllo internazionale.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

