In un grave peggioramento della libertà di stampa e dello Stato di diritto in Serbia, la polizia ha convocato per un interrogatorio il direttore dell’agenzia di stampa indipendente BETA, con l’accusa di gravi reati legati alla sicurezza dello Stato, mentre questo stava seguendo in diretta un controverso blitz delle forze dell’ordine.

La decisione ha suscitato forti condanne e riacceso gli allarmi riguardo a una sistematica intimidazione nei confronti di giornalisti e analisti che mettono in discussione le narrazioni ufficiali.

Le vicende del direttore di BETA

Lunedì (22 giugno), gli agenti hanno consegnato a Vojkan Kostić, direttore dell’agenzia BETA, una convocazione a comparire presso l’Amministrazione della Polizia Criminale di Nuova Belgrado. La convocazione riguarda un procedimento pre-istruttorio relativo al presunto reato di “preparazione di azioni contro l’ordine costituzionale e la sicurezza della Serbia”.

Kostić ha ricevuto il documento sul posto mentre seguiva la perquisizione della polizia nell’abitazione dell’analista militare Aleksandar Radić, nel quartiere Vračar di Belgrado. Non è stata fornita alcuna prova concreta né alcuna spiegazione che colleghi il suo lavoro giornalistico al reato contestato.

Gli agenti presenti sulla scena hanno trattato duramente i giornalisti, rifiutandosi di rispondere alle domande, ordinando loro di allontanarsi e minacciandoli di arresto come “complici” dello stesso reato. I media filogovernativi avevano annunciato il blitz prima ancora che Radić rientrasse a casa, mentre il procuratore facente funzioni ha negato di aver diffuso informazioni riservate. L’episodio si inserisce in un modello più ampio di utilizzo delle istituzioni statali per mettere a tacere la copertura mediatica di casi sensibili.

Collegamento allo scandalo dell’arma sonica e alla repressione più ampia

La perquisizione dell’abitazione di Radić – e, secondo quanto riportato, anche quella della sua ex moglie – deriva dalle sue dichiarazioni pubbliche riguardo al presunto utilizzo di una’arma sonica contro i manifestanti nelle proteste studentesche del 15 marzo 2025.

Radić ha dichiarato a BETA che la verità sull’episodio emergerà soltanto dopo un cambio di governo, accusando le autorità di portare avanti una propaganda finalizzata al contenimento dei danni, sotto la pressione delle Nazioni Unite e della Corte europea dei diritti dell’uomo. La Procura superiore ha minacciato procedimenti contro chiunque diffonda la narrativa relativa al “cannone sonoro”.

La vicepresidente del partito d’opposizione Libertà e Giustizia, Marinika Tepić, ha definito la perquisizione una “vendetta personale” del presidente Aleksandar Vučić, accusandolo di utilizzare impropriamente polizia e procure contro i critici, mentre proteggerebbe presunti episodi di corruzione legati alla famiglia al potere.

Campagna parallela contro il giornalista Dinko Gruhonjić

La pressione su BETA coincide con le continue molestie ai danni del noto giornalista e professore Dinko Gruhonjić. Nella notte tra il 20 e il 21 giugno, individui mascherati hanno vandalizzato l’automobile di suo figlio David a Novi Sad.

Il Comitato di Helsinki per i diritti umani in Serbia ha condannato l’episodio definendolo un “atto di intimidazione politicamente e ideologicamente motivato”, parte di anni di campagne di delegittimazione, diffamazione, discorsi d’odio e minacce di morte amplificate dai media filogovernativi. Anche la Federazione europea dei giornalisti (EFJ) si è unita alla condanna, ritenendo le istituzioni e il regime al potere direttamente responsabili.

Il presidente Vučić ha condannato pubblicamente il vandalismo, ma ha preso le distanze dichiarando di avere “la peggiore opinione” delle idee di Gruhonjić, invitando comunque alla calma e ribadendo la negazione delle accuse relative all’arma sonica.

Questi eventi si verificano mentre la leadership dell’Università di Belgrado prepara proteste contro le modifiche alle leggi sull’istruzione superiore proposte dal governo, ampiamente considerate come un tentativo di neutralizzare l’opposizione guidata dagli studenti e rafforzare il controllo sulle università pubbliche.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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