Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha smentito le notizie secondo cui la Serbia starebbe valutando l’introduzione di visti per i cittadini russi. In precedenza, il Cremlino aveva avvertito che un eventuale passo in questa direzione avrebbe ricevuto una risposta speculare da parte di Mosca.
Durante un briefing tenutosi lunedì 1° giugno, al portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov è stato chiesto di commentare le indiscrezioni secondo cui Belgrado potrebbe abolire il regime di esenzione dal visto con la Russia.
“Decisioni di questo tipo hanno, di norma, carattere simmetrico. Vengono adottate sulla base del principio di reciprocità”, ha dichiarato brevemente Peskov.
Anche l’ambasciatore russo a Belgrado, Aleksandr Bocan-Charčenko, ha sottolineato che l’attuale sistema è molto vantaggioso per la Serbia, poiché consente viaggi senza visto per soggiorni di breve durata.
I cittadini serbi possono entrare nella Federazione Russa senza visto per un periodo massimo di 30 giorni. Lo stesso diritto è garantito ai cittadini russi che si recano in Serbia.
Vučić: “Ne sento parlare per la prima volta”
“È la prima volta che sento una cosa del genere”, ha dichiarato Vučić durante il programma Ćirilica dell’emittente TV Prva.
Il presidente serbo ha spiegato di aver contattato personalmente Ana Brnabić, ex prima ministra e attuale presidente dell’Assemblea nazionale, per verificare se fosse stata avviata qualsiasi iniziativa legislativa in materia.
“Ci sono molte persone che, in vista delle elezioni, cercano il sostegno della Federazione Russa e fanno di tutto per parlare male di noi”, ha affermato Vučić.
Riferendosi all’ipotesi di sospendere il regime senza visti, il presidente ha assicurato che “non se ne parla affatto e una simile decisione non verrà presa”. Ha poi aggiunto: “Anche se venisse adottata, sarebbe immediatamente revocata”.
I rapporti con Mosca complicano il percorso europeo
Nel frattempo, le strette relazioni tra Belgrado e Mosca continuano a rappresentare un ostacolo alle ambizioni europee della Serbia.
La Serbia non si è unita alle sanzioni dell’Unione europea contro la Russia e Vučić mantiene regolarmente contatti con il Cremlino. Tra l’altro, ha partecipato alle celebrazioni per l’80º anniversario della fine della Seconda guerra mondiale tenutesi lo scorso anno sulla Piazza Rossa a Mosca.
Belgrado ha ottenuto lo status di Paese candidato all’adesione all’Unione europea nel 2012 e ha avviato i negoziati di adesione nel 2014. Da allora, tuttavia, il processo di integrazione europea ha registrato un evidente rallentamento.
Ad aprile, Bruxelles ha avvertito che Belgrado potrebbe perdere fino a 1,5 miliardi di euro di fondi europei a causa delle preoccupazioni legate al deterioramento degli standard democratici e al mantenimento di stretti legami con la Russia.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da Focus Europe Poland disponibile qui.

