Il governo russo sta portando avanti un’importante espansione del programma di reclutamento dei detenuti destinati a combattere nella guerra in Ucraina. Un disegno di legge presentato alla Duma di Stato consentirebbe al ministero della Difesa di stipulare contratti militari con persone condannate per una gamma molto più ampia di reati gravi, secondo quanto riportato dal Moscow Times e da altre fonti.

La misura arriva in un momento in cui il bacino di detenuti disposti ad arruolarsi si è in gran parte esaurito, soprattutto dopo gli intensi combattimenti degli ultimi anni, mentre anche il reclutamento di volontari mostra crescenti difficoltà.

Le modifiche proposte eliminerebbero le restrizioni previste da numerosi articoli del Codice penale russo che finora impedivano l’accesso al servizio militare. Se approvate, permetterebbero l’arruolamento di persone condannate per contrabbando di denaro o beni strategici, partecipazione a organizzazioni criminali armate, sabotaggio o attacchi contro infrastrutture critiche (compresi gli attacchi informatici), violazioni delle norme sulla sicurezza industriale, gestione illecita o furto di materiali nucleari e organizzazione dell’immigrazione clandestina.

Anche una condanna per la perdita di documenti coperti da segreto di Stato, prevista dall’articolo 284 del Codice penale, non costituirebbe più motivo di esclusione. Potrebbero inoltre diventare idonei all’arruolamento anche i condannati per traffico di droga, mentre resterebbero esclusi coloro che sono stati condannati per reati sessuali contro minori, terrorismo, spionaggio, alto tradimento e alcuni reati di sabotaggio.

L’iniziativa rappresenta l’ultimo passo di una strategia avviata da anni, che fa sempre più affidamento sui detenuti per colmare le carenze di personale delle forze armate.

La pratica emerse nel 2022 con il gruppo Wagner, prima di essere formalmente assorbita dal ministero della Difesa. Nel novembre dello stesso anno le autorità iniziarono a consentire l’arruolamento di detenuti condannati per omicidio, rapina e rapina a mano armata. Nel giugno 2023 il programma venne ulteriormente ampliato includendo anche persone sottoposte a indagine o già imputate in procedimenti penali. Queste modifiche riflettono la volontà del Cremlino di rafforzare l’esercito evitando una nuova mobilitazione generale, considerata politicamente rischiosa.

L’evoluzione del programma dei detenuti-soldato

L’impiego dei detenuti nelle forze armate russe è cambiato profondamente dall’estate del 2022. Inizialmente si trattava di un’operazione semi-clandestina gestita dal gruppo mercenario Wagner guidato da Yevgeny Prigozhin, che prometteva ai detenuti la grazia presidenziale dopo sei mesi di servizio al fronte. Le unità della Wagner, composte in larga parte da ex detenuti, ebbero un ruolo determinante nelle operazioni ad altissimo tasso di perdite, in particolare nella battaglia di Bakhmut.

Dopo l’ammutinamento di Prigozhin nel giugno 2023 e la sua successiva morte, il ministero della Difesa assunse il controllo diretto del programma, creando unità penali specializzate come Storm-Z e Storm-V. Queste formazioni vengono generalmente impiegate come truppe d’assalto nelle offensive frontali, spesso con un addestramento limitato e un’elevata esposizione ai combattimenti.

Anche le condizioni del servizio sono diventate più rigide. La promessa iniziale di “sei mesi in cambio della libertà” è stata sostituita da scarcerazioni condizionate, servizio a tempo indeterminato fino alla fine della guerra e rinnovo automatico dei contratti.

Secondo diverse fonti, i detenuti-soldato percepiscono stipendi da due a quattro volte inferiori rispetto ai volontari ordinari e godono di minori benefici economici, compresa l’eliminazione di alcuni bonus iniziali. Le stime dell’intelligence indicano che tra 140.000 e 180.000 detenuti siano stati reclutati dall’inizio del programma, modificando sensibilmente la composizione delle forze armate russe.

L’impatto demografico è evidente. A maggio la popolazione carceraria russa era scesa a circa 282.000 detenuti, rispetto ai 308.000 di marzo dello stesso anno e ai circa 465.000 registrati alla fine del 2021. Si tratta del livello più basso dall’inizio degli anni Duemila. Sebbene il calo sia riconducibile anche ad altri fattori, il reclutamento bellico ha avuto un ruolo determinante nello svuotamento delle colonie penali.

Crisi demografica e difficoltà di reclutamento

L’espansione del programma avviene mentre la Russia incontra crescenti difficoltà nel reclutare nuovi soldati a contratto. Nel primo trimestre del 2026 gli arruolamenti a Mosca e nelle regioni sono diminuiti in media di un terzo rispetto all’anno precedente, determinando un deficit di circa il 5% rispetto agli obiettivi annuali, una netta inversione rispetto agli anni passati, quando i target venivano spesso superati.

Il rallentamento si è verificato nonostante il forte aumento degli incentivi economici. Un temporaneo incremento delle adesioni all’inizio dell’anno, favorito dalle aspettative di un possibile cessate il fuoco, si è rapidamente esaurito.

Per compensare la diminuzione dei volontari, le autorità russe hanno adottato metodi sempre più diversificati e, secondo diverse testimonianze, anche coercitivi. Tra questi figurano il reclutamento di persone sotto indagine o in custodia cautelare in cambio dell’archiviazione dei procedimenti, l’imposizione di quote informali ad aziende e università e la pubblicazione di offerte di lavoro civili che in realtà indirizzano i candidati verso il servizio militare. Nella regione di Penza sono stati inoltre segnalati controlli di polizia porta a porta e rastrellamenti, con famiglie che raccontano di uomini fermati e inviati rapidamente al fronte.

Il contesto generale resta quello di una guerra di logoramento. Secondo le stime dell’intelligence occidentale, la Russia avrebbe subito circa 500.000 caduti, mentre il numero dei feriti sarebbe almeno doppio. Sebbene gli incentivi economici e il reclutamento mirato abbiano consentito a Mosca di mantenere livelli di personale migliori rispetto all’Ucraina, emergono segnali di crescente pressione.

Diversi analisti ipotizzano che, dopo le prossime elezioni, il Cremlino possa ricorrere a una seconda mobilitazione di massa, richiamando il trauma sociale provocato dalla mobilitazione parziale del settembre 2022.

Reclutamento anche in Africa

Secondo l’Ucraina, dall’inizio dell’invasione su vasta scala la Russia avrebbe reclutato quasi 3.000 cittadini provenienti da 36 Paesi africani, spesso attirandoli con false promesse di lavoro. La questione ha alimentato un acceso dibattito nel continente africano: se Mosca stia offrendo contratti legittimi oppure stia sfruttando persone economicamente vulnerabili inviandole al fronte.

Molti di questi reclutati sarebbero rimasti uccisi, mentre centinaia sono oggi prigionieri di guerra in Ucraina. Diversi governi africani hanno chiesto a Kyiv assistenza per il rimpatrio dei propri cittadini.

In Kenya, il leader della maggioranza parlamentare Anthony Kĩmani Ichung’wah ha denunciato che oltre mille cittadini keniani sarebbero stati trafficati verso la guerra russa attraverso una rete organizzata.

Intervistati da Politico, alcuni prigionieri di guerra africani hanno spiegato di essersi arruolati principalmente per motivi economici. La Russia offrirebbe infatti un bonus di firma di circa 13.000 dollari e uno stipendio mensile di almeno 2.000 dollari, somme estremamente elevate per gran parte dell’Africa subsahariana.

Questioni etiche e prospettive

Il crescente ricorso ai detenuti come combattenti solleva profonde questioni etiche e operative. Sebbene unità penali siano state impiegate in diversi conflitti della storia, la scala del programma russo e il suo pieno inserimento nelle operazioni dell’esercito regolare rappresentano un caso pressoché senza precedenti recenti.

I critici sottolineano l’elevata sacrificabilità di questi soldati, la loro maggiore esposizione ad abusi e le implicazioni morali dell’invio al fronte di persone che, in molti casi, avrebbero accettato l’arruolamento sotto forti pressioni. I sostenitori della misura la descrivono invece come una soluzione pragmatica che offre ai detenuti una possibilità di reinserimento, anche se il servizio a tempo indeterminato e la riduzione delle tutele rendono questa narrazione sempre più controversa.

Con il conflitto ormai entrato nel suo quinto anno, l’ampliamento del reclutamento dei detenuti rappresenta un ulteriore segnale della determinazione del Cremlino a sostenere lo sforzo bellico ricorrendo a ogni risorsa disponibile.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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