Il ministro dell’Agricoltura ungherese István Nagy ha chiesto alla Commissione europea, nei nomi di Maroš Šefčovič e di Christophe Hansen, di abolire i dazi sull’importazione di fertilizzanti dalla Russia e dalla Bielorussia
Nagy sostiene che si tratti di una reazione all’aumento dei prezzi dei fertilizzanti dovuto alla guerra in Medio Oriente e soprattutto al blocco dello stretto di Hormuz.
“Nell’interesse di garantire la produzione agricola, chiedo che l’importazione di fertilizzanti russi e bielorussi nell’Unione sia consentita, che le attuali aliquote tariffarie siano temporaneamente sospese e ridotte allo zero per cento e che siano aboliti i dazi sanzionatori introdotti la scorsa estate”, ha affermato il ministro ungherese.
“Questo passo contribuirebbe a stabilizzare le forniture di fertilizzanti, attenuerebbe l’ulteriore aumento dei costi di produzione e garantirebbe la continuità della produzione”, aggiunge.
Stop ai guadagni russi
La Commissione europea ha azzerato all’inizio dell’anno i dazi sulle importazioni di fertilizzanti azotati, ammoniaca e urea dai Paesi terzi. Già prima della guerra in Medio Oriente aveva reagito così all’aumento dei costi di produzione per gli agricoltori dell’Unione europea.
Secondo la Commissione, l’acquisto di fertilizzanti rappresenta in media circa il sei per cento dei costi di input degli agricoltori nell’Unione e fino al dodici per cento per quelli che coltivano su terreni arabili.
La sospensione dei dazi durerà un anno. I dazi sulle importazioni da Russia e Bielorussia sono rimasti invariati. E il dazio di base è del 6,5 per cento.
Nell’estate dello scorso anno, gli Stati membri, su proposta della Commissione, hanno concordato che ai fertilizzanti provenienti da questi due paesi si applichino anche dazi sanzionatori aggiuntivi. L’obiettivo principale è ridurre la dipendenza dell’Unione dai fertilizzanti russi e bielorussi ed evitare che l’Unione contribuisca indirettamente al finanziamento dell’aggressione russa contro l’Ucraina.
Nel solo 2023, la Russia ha esportato verso i Paesi comunitari 3,6 milioni di tonnellate di fertilizzanti, guadagnando quasi 1,3 miliardi di euro.
I prezzi sono saliti subito
Attraverso lo stretto di Hormuz passa il 22 per cento del commercio globale di gas naturale liquefatto, principale materia prima per la produzione di ammoniaca e urea.
Dallo stretto transita anche una parte significativa delle materie prime per la produzione di fertilizzanti: in particolare il 44 per cento della produzione mondiale di zolfo, dal 30 al 45 per cento dell’urea e circa il 15 per cento dei fosfati. I produttori europei riescono a coprire circa la metà del fabbisogno di fertilizzanti dell’UE, mentre il resto viene importato.
I prezzi dei fertilizzanti in Europa non sono influenzati solo dalle interruzioni delle importazioni, ma anche dall’aumento del prezzo del gas naturale. Il principale produttore nazionale di fertilizzanti Duslo Šaľa afferma che, per ora, la produzione non è limitata, ma sarà più costosa. “Poiché la parte maggiore dei costi variabili è costituita dal gas naturale, possiamo aspettarci che l’aumento del prezzo di questa materia prima si rifletta nel prezzo dei fertilizzanti”, riporta il portale poľnoinfo.sk citando l’azienda.
L’aumento dei prezzi dei fertilizzanti si riflette sempre anche sui prezzi degli alimenti: o gli agricoltori non riducono l’uso e trasferiscono i maggiori costi nei prezzi delle materie prime, oppure ne fanno economia, il che porta a una minore produzione e quindi, di nuovo, all’inflazione alimentare.
“Alla luce della situazione attuale, ritengo assolutamente necessario che tutti gli agricoltori dell’UE possano acquistare le materie prime necessarie alla produzione in modo economicamente efficiente”, sostiene Nagy nella lettera.
Il ministro ungherese scrive che gli effetti della guerra iraniana si riflettono sui prezzi dei fertilizzanti praticamente immediatamente. Inoltre, a suo avviso, l’introduzione del dazio sul carbonio (meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere) ha ridotto le importazioni di fertilizzanti del 55 per cento su base annua.
In passato, il primo ministro slovacco Robert Fico ha più volte criticato le sanzioni dell’Unione europea contro la Russia, giustificandolo anche con i loro effetti negativi sull’economia slovacca. Tuttavia, nelle votazioni al Consiglio europeo ha sempre sostenuto i pacchetti di sanzioni.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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