Vox si opporrà al trasferimento dei minori arrivati a Ceuta in tutte le regioni dove governa con il Partito popolare. Lo ha annunciato mercoledì Manuel Gavira, vicepresidente della Junta de Andalucía in quota Vox, che su X ha richiamato gli accordi di coalizione firmati con i popolari: “Così abbiamo pattuito”.
L’annuncio ha messo un freno ai piani degli alleati. Infatti, fino a quel momento i popolari avevano tenuto una linea prudente, concentrata sulle responsabilità del governo di Pedro Sánchez. Ora si trovano invece davanti a una scelta secca: applicare una legge dello Stato o tenere in piedi quattro governi regionali, come riportato dalla ricostruzione di El Mundo.
A finire in mezzo a questo vortice ci sono oltre mille ragazzi, tutti minori stranieri non accompagnati rimasti a Ceuta dopo l’ondata migratoria del 30 e 31 luglio, quando circa 72mila persone, secondo quanto dichiarato dal ministero dell’Interno spagnolo, hanno attraversato a nuoto il confine con il Marocco. A inizio settimana quelli registrati erano 862, come riportato da Euronews. L’amministrazione locale stima però di averne attualmente in carico circa 1.200, se si contano anche i giovani appena maggiorenni.
Ventisette posti per milleduecento ragazzi
La città ha una capacità ordinaria di accoglienza di 27 posti. In caso di emergenza migratoria straordinaria il numero va aumentato, ma la legge fissa il tetto massimo a 90. Il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, del Partito popolare, ha detto mercoledì che la struttura di accoglienza lavora al 2.600% delle proprie possibilità. Gli arrivi, secondo la sua amministrazione, sono stati circa 80mila: quanto l’intera popolazione di Ceuta. Il ministero dell’Inclusione ha stanziato, in via del tutto straordinaria, 25 milioni di euro.
A fronte di una situazione simile, scatta la ripartizione obbligatoria introdotta dalla riforma della legge sugli stranieri all’inizio del 2025. Il decreto attuativo fissa la capacità complessiva del sistema spagnolo di protezione dell’infanzia a poco più di 17mila posti, con un rapporto di 32,6 ogni centomila abitanti, come ricostruisce Noticias de Gipuzkoa. Quel parametro stabilisce quanti ragazzi spettano a ciascuna regione.
C’è però un passaggio preliminare. Il termine di 15 giorni per i trasferimenti decorre solo dopo l’identificazione dei minori, che serve ad accertarne l’età. Su questo i popolari avevano costruito la propria linea, chiedendo verifiche approfondite prima di procedere. Una posizione che rallentava il riparto senza contestarlo apertamente.
Vox ha scelto la strada opposta. Il partito di Santiago Abascal ha ricordato che l’accordo firmato un mese fa con Juanma Moreno in Andalusia impegna la Junta a opporsi con ogni mezzo alla ripartizione di migranti irregolari, minorenni inclusi. La stessa clausola compare nei patti siglati quest’anno in Aragona e Castiglia, Estremadura e León, dove, a differenza dell’Andalusia, Vox controlla anche le competenze relative all’immigrazione. I dirigenti delle tre regioni hanno confermato la linea andalusa.
Non è la prima volta che si presenta una situazione del genere. Nel 2024, Abascal ruppe le cinque coalizioni allora in vigore con i popolari, in Comunità Valenciana, Castiglia e León, Murcia, Aragona ed Estremadura, proprio perché avevano accettato la distribuzione di minori migranti. Quegli accordi non contenevano clausole sulla materia. I quattro firmati quest’anno, al contrario, le prevedono in modo esplicito.
I popolari hanno cercato di evitare lo scontro. Da Madrid, infatti, hanno ripetuto che le loro regioni rispetteranno la legge, attribuendo però al governo centrale la responsabilità della crisi. La vicesegretaria Alma Ezcurra ha chiesto che il riparto sia equo, adeguatamente finanziato e programmato. In Andalusia le competenze sui minori restano ai popolari, che ufficialmente tacciono e in privato assicurano che la legge verrà applicata. Nel Partito socialista, il ministro Carlos Cuerpo ha ricordato che poco più di un anno fa alcuni governi regionali erano caduti esattamente a causa di questo tema.
Nessuna regione vuole accogliere i ragazzi di Ceuta
Anche laddove Vox non governa il riparto trova resistenze. Madrid dichiara la propria capacità al limite, la Comunità Valenciana si dice satura, Murcia parla di risorse esaurite, la Galizia accetta il principio ma chiede mezzi. Nei Paesi Baschi, dove i nazionalisti governano con i socialisti, si sostiene di ospitare già più della propria quota e si chiede di percorrere ogni via amministrativa per far tornare i ragazzi dalle famiglie nei Paesi d’origine.
La Catalogna di Salvador Illa ha invece dato sostegno al governo e si è messa a disposizione del ministero competente, secondo fonti dell’assessorato ai Diritti sociali citate da ElNacional.cat. Ma la regione ha già in carico 6.354 persone fra minori ed ex tutelati fino ai 21 anni, quasi il triplo della capacità prevista. E Junts minaccia di togliere i voti a Sánchez se la Catalogna non verrà esclusa dal riparto.
La logica che sta adottando Vox è chiara. Spostando il dibattito sulla ripartizione, il partito obbliga i popolari a scegliere fra la linea nazionale o la sopravvivenza di quattro giunte, e si intesta così la posizione più dura sul tema. Il governo, in tutto ciò, ne esce al momento avvantaggiato: a una settimana dagli arrivi, nessuno era ancora riuscito a dare spiegazioni sul come mai i servizi di intelligence non avessero previsto l’ondata, e la polemica sui minori ha consentito di spostare altrove l’attenzione.
A pagare il prezzo di queste dinamiche politiche, però, sono i ragazzi rimasti a Ceuta. Vivas ha spiegato che la legge viene applicata, che alcune regioni impugnano le decisioni di trasferimento e che nessuna norma dell’ordinamento è pensata per numeri simili. Se le comunità autonome si sottrarranno, ha avvertito il governo, dovrà intervenire d’ufficio la procura dei minori. Nelle prossime settimane si capirà se l’identificazione verrà completata e se i trasferimenti partiranno davvero. Inoltre, si vedrà se Vox sarà disposto a far cadere i quattro governi regionali formati quest’anno.

