Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato martedì 4 agosto una legge che introduce “misure restrittive temporanee” nei confronti dei cittadini russi residenti all’estero condannati in contumacia e ritenuti “sottratti all’esecuzione della pena”. La normativa, intitolata ufficialmente “Sulle misure restrittive temporanee nei confronti delle persone che si trovano fuori dalla Federazione Russa e si sottraggono all’esecuzione della pena”, entra in vigore immediatamente dopo la sua pubblicazione.

La legge si applica a chiunque si trovi fuori dalla Russia e sia stato condannato in base a qualsiasi articolo del Codice penale, nonché a coloro che sono destinatari di decisioni amministrative definitive fondate su disposizioni di natura politica, tra cui quelle relative alla “diffamazione” delle forze armate, alla violazione della normativa sugli “agenti stranieri”, alla partecipazione a “organizzazioni indesiderabili”, all’invocazione di sanzioni contro la Russia o alla contestazione dell’integrità territoriale del Paese.

Molte di queste norme sono state utilizzate sistematicamente contro attivisti contrari alla guerra, giornalisti indipendenti e figure dell’opposizione che hanno lasciato la Russia dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel febbraio 2022.

Il ministero della Giustizia istituirà un apposito registro di tali persone, nel quale il procuratore generale o un suo vice potranno iscrivere nuovi nominativi. Una volta inseriti nell’elenco, gli interessati saranno soggetti a congelamento dei conti bancari russi e blocco dell’accesso ai servizi bancari online e ai trasferimenti di denaro, divieto di vendere o trasferire beni immobili e veicoli, anche tramite procura.

Oltre al lato economico, ai “cittadini sottratti alla pena” sarà fatto divieto di utilizzare il portale dei servizi pubblici e le firme elettroniche e di accedere a qualunque servizio consolare all’estero, compreso il rilascio o il rinnovo del passaporto internazionale, con l’unica eccezione del rilascio del certificato di nascita. Vi sarà inoltre impossibilità di registrarsi come lavoratore autonomo o imprenditore individuale, ottenere prestiti, ricevere pagamenti statali o conferire ad altri il potere di agire in proprio nome.

Gli esperti legali dell’organizzazione per i diritti umani Perviy Otdel hanno definito l’effetto complessivo della legge una “privazione di fatto della cittadinanza” o una vera e propria “morte civile”: lo Stato mantiene infatti il potere di perseguire penalmente i cittadini e di pretendere il rispetto dei loro obblighi, privandoli però dei diritti pratici normalmente connessi alla cittadinanza russa.

Dopo il 24 febbraio 2022, centinaia di migliaia di cittadini russi hanno lasciato il Paese. Le stime più prudenti indicano che circa 650.000 persone vivano ancora all’estero, mentre le valutazioni complessive di quanti hanno lasciato la Russia, compresi coloro che successivamente sono rientrati, oscillano tra 800.000 e oltre un milione.

L’esodo più consistente – diverse centinaia di migliaia di persone, con alcune stime comprese tra 300.000 e 400.000 – si è verificato dopo il decreto di mobilitazione parziale firmato da Putin nel settembre 2022, quando molti uomini in età di leva lasciarono il Paese per evitare la coscrizione. Molti altri, tra cui specialisti del settore informatico, imprenditori e professionisti, sono emigrati prima o dopo per ragioni politiche, economiche e imprenditoriali, cercando di proseguire la propria attività al di fuori delle restrizioni imposte dall’economia di guerra russa.

Le nuove misure arrivano in un contesto caratterizzato dalla persistente carenza di personale al fronte. Fonti russe e funzionari ucraini hanno riferito di discussioni all’interno del Cremlino sulla possibilità di una nuova ondata di mobilitazione dopo le elezioni della Duma di Stato previste per settembre 2026, potenzialmente già a partire da ottobre, che potrebbe coinvolgere tra 100.000 e 300.000-500.000 uomini.

Sebbene non sia stata ancora annunciata alcuna decisione definitiva e il Cremlino continui a sottolineare il carattere “volontario” del reclutamento tramite contratto, la tempistica della legge che limita i diritti dei cittadini all’estero evidenzia la volontà di Mosca di rafforzare il controllo sulla diaspora che aveva lasciato il Paese proprio per sottrarsi a un’eventuale chiamata alle armi.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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