Nella mattinata di domenica 31 maggio la Marina nazionale francese ha abbordato nell’oceano Atlantico il Tagor, petroliera russa soggetta a sanzioni internazionali. Il presidente Emmanuel Macron ha dichiarato inaccettabile che delle navi continuino a eludere le sanzioni, costituendo “una minaccia per l’ambiente e la sicurezza di tutti”.
La nave, battente bandiera guineana e affiliata alla società sanzionata Fractal Marine DMCC, con sede negli Emirati Arabi Uniti, trasportava petrolio greggio e prodotti petroliferi. Secondo quanto ricostruisce il portale ucraino War & Sanctions, questa fa parte di un vasto impero marittimo controllato da Mohammad Hossein Shamkani, figlio di Ali Shamkani, principale consigliere politico della Guida Suprema dell’Iran.
Secondo le accuse, Mohammad Hossein Shamkhani sfrutterebbe la corruzione e l’influenza politica del padre ai più alti livelli del regime iraniano per costruire e gestire una vasta flotta di petroliere e portacontainer. Tale rete trasporterebbe petrolio e prodotti petroliferi provenienti dall’Iran e dalla Russia, oltre ad altre merci, verso acquirenti in tutto il mondo, generando profitti per decine di miliardi di dollari.
Sanzioni al Tagor sono state imposte da tutto il blocco occidentale. Gli Stati Uniti d’America hanno agito per primi, nel luglio del 2025, seguiti a ottobre dall’Unione europea e a dicembre da Svizzera e Ucraina. L’ultimo Paese a sanzionare la nave, nel febbraio 2026, è stato il Regno Unito.
Proprio Londra ha assistito la Francia nell’intercettazione della petroliera, che stava illegittimamente percorrendo acque internazionali. I due Paesi europei hanno agito nel rispetto del diritto del mare in una delle azioni più significative compiute dalla marina occidentale contro la “flotta ombra” russa.
Mosca, per aggirare le sanzioni, ha infatti costruito negli ultimi anni una rete di petroliere registrate attraverso società schermate, bandiere di comodo o registrazioni non verificabili, che nel linguaggio politico e giornalistico hanno assunto tale nome.
Non è la prima volta che la Francia si trova a intercettare mezzi della “flotta ombra”. A settembre 2025, al largo di Brest, era stata fermata la Boracay, successivamente condotta verso Saint-Nazaire – nella Loira Atlantica – per accertamenti. Più recentemente sono state compiute operazioni simili da parte di Belgio e Spagna.
Le forze belghe, con il supporto francese, hanno fermato la nave Ethera nella notte tra il 28 febbraio e il 1° marzo 2026 mentre navigava nel Mare del Nord,all’interno della Zona Economica Esclusiva del Belgio, vicino alla costa di Zeebrugge/Ostenda. La Spagna ha invece segnalato alla Marina francese il passaggio della nave Deyna verso lo Stretto di Gibilterra il 20 marzo 2026. Sospettata di navigare sotto falsa bandiera mozambicana, la petroliera è stata intercettata e scortata verso un punto d’ancoraggio francese per ulteriori controlli.
Nella sezione dedicata ai trasporti del portale War & Sanctions sono censiti oltre 1.400 mezzi, tra cui 534 navi della “flotta ombra”. Oltre alle navi, il portale include dati su individui e organizzazioni soggetti a sanzioni, oligarchi, aziende coinvolte nell’industria militare russa, aeromobili, reti logistiche e fornitori di componenti per armamenti.
Contiene inoltre informazioni sulle società utilizzate per aggirare le sanzioni, sui beni culturali ucraini trafugati e sulle organizzazioni coinvolte nella deportazione di minori dai territori occupati. L’obiettivo è supportare governi, autorità e ricercatori nell’individuazione delle reti economiche e logistiche che sostengono la guerra della Russia contro l’Ucraina.

