Zagabria è diventata la terza città – dopo Varsavia e Vilnius – in cui il commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius ha firmato personalmente un accordo di prestito nell’ambito del programma SAFE, uno strumento senza precedenti di sostegno alla difesa a livello dell’Unione europea. La Croazia otterrà 1,7 miliardi di euro.

La cerimonia di firma dell’accordo di prestito nell’ambito dello strumento SAFE – Security Action for Europe – si è svolta con la partecipazione del primo ministro croato Andrej Plenković, del vicepremier e ministro della Difesa Ivan Anušić e del ministro delle Finanze Tomislav Ćorić.

“Per la prima volta nella storia, l’Unione europea crea possibilità finanziarie di questo tipo: opportunità di investimento nel rafforzamento della difesa e di supporto agli Stati membri nell’attuazione degli obiettivi di capacità concordati con la NATO”, ha sottolineato il commissario Kubilius.

La dotazione complessiva del programma SAFE ammonta a 150 miliardi di euro, attraverso i quali gli Stati membri possono accedere a prestiti a lungo termine.

1,7 miliardi di euro: a cosa serviranno?

I 1,7 miliardi di euro ottenuti dalla Croazia saranno destinati alla modernizzazione dell’esercito. Il premier Plenković ha spiegato che gli acquisti previsti includono carri Leopard, obici semoventi francesi Caesar, veicoli logistici cechi e diversi tipi di munizioni.

Come nel caso della Polonia, il periodo di rimborso è di 40 anni e il prestito non viene conteggiato nel deficit annuale di bilancio dello Stato.

“È uno degli strumenti finanziari più vantaggiosi e al momento il modo migliore per dotare le nostre forze armate nel modo più economico e rapido possibile”, ha dichiarato il ministro Anušić.

Il percorso verso il 3% del PIL e le ambizioni NATO

La firma dell’accordo SAFE rientra nella più ampia strategia di difesa della Croazia, portata avanti con continuità dal governo Plenković.

Negli ultimi dieci anni la spesa militare è triplicata, raggiungendo nel 2025 il 2,1% del PIL. Il 34% di questa somma è destinato alla modernizzazione e all’equipaggiamento.

Il governo di Zagabria ha inoltre annunciato ulteriori aumenti della spesa per la difesa, puntando a raggiungere il 3,5% del PIL entro il 2030.

“Lo facciamo per proteggere il nostro territorio e il nostro Paese, e tutte le azioni intraprese hanno carattere difensivo e servono a rafforzare la Croazia come partner affidabile nella NATO, nell’Unione wuropea, nelle Nazioni Unite e nella coalizione dei volenterosi impegnata in missioni di pace nel mondo”, ha affermato il premier Plenković.

Il ritorno della leva in Europa

Uno degli aspetti più discussi della politica di difesa croata è la recente reintroduzione del servizio militare obbligatorio, una decisione che il commissario Kubilius ha definito “un esempio eccellente e un modello per altri Paesi che stanno ancora valutando come sviluppare le proprie capacità”.

La prima classe, composta da 800 persone, ha già completato l’addestramento di base. Di questi, 260 hanno scelto di restare nelle Forze armate della Repubblica di Croazia come volontari professionisti. “È un numero molto alto rispetto agli anni precedenti”, ha commentato il ministro Anušić.

La seconda leva entrerà in caserma la settimana successiva alla firma dell’accordo. Le autorità stanno progressivamente aumentando la capacità del sistema di addestramento da 800 a 900 reclute per classe, con l’obiettivo di arrivare a 1.000 entro la fine di agosto.

Il ministro ha assicurato che entro il 2030 la Croazia raggiungerà una “piena professionalizzazione e un equipaggiamento completo delle Forze armate”.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da Focus Europe Poland disponibile qui.

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