Tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno perde 150mila giovani laureati italiani di 25-34 anni, perdita che deriva soprattutto dai trasferimenti verso il Centro-Nord ai quali si accompagna un saldo negativo anche con l’estero. L’analisi è quella dell’Istat, “Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente”, pubblicata il 3 agosto 2026. Secondo i dati, i trasferimenti di residenza tra i Comuni italiani tornano a crescere e nel 2025 si registrano oltre 70mila movimenti in più rispetto al 2024. Di questi, la crescita degli italiani è di +34mila unità, per gli stranieri + di +36mila unità, il che denota un’accelerazione relativa più intensa tra gli stranieri, pari al +14,8% contro il +3,0% degli italiani. Il peso degli stranieri sui trasferimenti passa dal 17,9% del 2024 al 19,5% del 2025.
In questo quadro, il Nord si conferma l’area del Paese più attrattiva e dinamica rispetto alla mobilità interna, registrando un volume di ingressi dalle altre ripartizioni geografiche superiore a quello delle uscite. Anche il Centro presenta un saldo positivo, ma con una capacità attrattiva più contenuta rispetto alle regioni settentrionali. A livello regionale, il valore più elevato si osserva in Emilia-Romagna (+2,1 per mille), mentre tra le province spicca Pavia, con un tasso pari a +5,3 per mille.
Il dato più sfavorevole è dunque quello che riguarda il Mezzogiorno, dove le partenze verso il resto del Paese non sono compensate da un equivalente volume di arrivi. I dati Istat riportano che i tassi migratori interni restano negativi sia nel Sud, dove si registra il -2,6 per mille, sia nelle Isole, -1,8 per mille. La Basilicata è la regione con le perdite più accentuate, al -5,5 per mille, seguita dalla Calabria, col -3,8 per mille. Invece, a livello provinciale, il valore più sfavorevole si rileva a Matera, dove si registra il -6,3 per mille.
I trasferimenti dal Mezzogiorno al Centro-Nord, nel 2025, sono pari a circa 112mila, -1,6% rispetto all’anno precedente, mentre i trasferimenti verso il Mezzogiorno ammontano a 67mila. Dei movimenti verso il Centro-Nord, quasi tre su 10 hanno come destinazione la Lombardia. L’Istat sottolinea la perdita netta per il Mezzogiorno pari a circa 45mila residenti, “a conferma del persistente squilibrio negli scambi migratori interni a favore delle regioni centro-settentrionali”. Quasi il 60% dei trasferimenti avviene tra Comuni della stessa provincia, oltre il 16% tra province diverse della stessa regione, mentre circa un quarto dei movimenti riguarda trasferimenti interregionali. Il 29% dei trasferimenti verso il Centro-Nord proviene dalla Campania, il 23,6% dalla Sicilia e il 17,7% dalla Puglia. Tra le province, Crotone si conferma quelle con il tasso di emigratorietà più alto (9,5 per mille). Nel Centro-Nord, la regione con il tasso di immigratorietà più elevato continua a essere l’Emilia-Romagna, con circa quattro arrivi dalle regioni del Mezzogiorno per ogni mille residenti. Seguono Lazio (3,3 per mille) e Lombardia (3,0 per mille).
Le migrazioni verso l’estero
Il cambiamento tuttavia più marcato, secondo i dati Istat, riguarda le emigrazioni verso l’estero. In Italia “dopo il picco del 2024, pari a 141mila” scrive l’Istat “nel 2025 gli espatri si attestano a 109mila unità, con un saldo migratorio negativo di italiani che da -83mila si riduce a -53mila”, dati dovuti anche all’introduzione di norme più stringenti sull’iscrizione all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE).
“Le immigrazioni dei cittadini stranieri continuano a sostenere il saldo migratorio con l’estero, che passa da +263mila nel 2024 a +296mila nel 2025”. Il saldo con l’estero, dunque, resta positivo e sostenuto quasi esclusivamente dalla componente straniera: su questo versante gli ingressi scendono da 452mila a 440mila unità, con una riduzione quindi di 12mila immigrazioni. La componente straniera rappresenta oltre l’87% del totale delle immigrazioni dall’estero, mentre i rimpatri degli italiani scendono da 58mila a 56mila.

