Israele sta ampliando costantemente le proprie partnership strategiche nell’Europa sudorientale, mentre i governi della regione accelerano la modernizzazione delle forze armate, rafforzano la cybersicurezza e cercano di aumentare la propria resilienza di fronte a un contesto di sicurezza sempre più instabile.

Sebbene ogni Paese persegua priorità nazionali differenti, la cooperazione con Israele si è ormai estesa ben oltre la semplice acquisizione di armamenti, comprendendo progetti industriali congiunti, addestramento militare, trasferimento tecnologico, intelligenza artificiale, sicurezza energetica e protezione delle infrastrutture critiche.

Questa tendenza ha conosciuto una forte accelerazione dopo l’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina e le successive crisi in Medio Oriente, che hanno evidenziato l’importanza crescente delle tecnologie militari avanzate, delle infrastrutture resilienti e delle capacità di sicurezza integrate.

Una conversazione telefonica avvenuta questa settimana tra il presidente serbo Aleksandar Vučić e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu rappresenta l’ultimo segnale di questo più ampio processo. Secondo l’emittente pubblica serba RTS, i due leader hanno discusso degli sviluppi in Medio Oriente, delle sfide alla sicurezza regionale e hanno ribadito l’impegno a rafforzare la cooperazione nei settori di interesse comune.

Lo scambio conferma la crescente rilevanza strategica dell’Europa sudorientale, una regione sempre più collocata al crocevia tra il fianco sud-orientale della NATO, il Mar Nero, il Mediterraneo orientale e le nuove reti europee della difesa e dell’energia.

L’invasione russa dell’Ucraina, insieme alle crisi mediorientali degli ultimi anni, ha spinto i governi dell’area ad accelerare la modernizzazione delle proprie forze armate, rafforzare le infrastrutture critiche e migliorare la resilienza contro le minacce ibride. Difesa aerea, sistemi senza pilota, cybersicurezza, guerra elettronica e protezione delle infrastrutture strategiche sono ormai diventati elementi prioritari per molti Paesi.

Parallelamente, l’Unione europea sta consolidando la propria base industriale della difesa e ampliando il sostegno finanziario allo sviluppo congiunto di nuove capacità militari, rendendo la cooperazione regionale sempre più vantaggiosa sia dal punto di vista strategico sia da quello economico.

In questo contesto Israele è emerso come un partner di crescente importanza. Il Paese unisce una consolidata esperienza operativa sul campo a un settore della difesa e dell’innovazione tecnologica tra i più avanzati al mondo, mentre l’Europa sudorientale offre accesso ai mercati europei, ai membri della NATO e a Paesi impegnati in consistenti programmi di ammodernamento militare.

Di conseguenza, la cooperazione si è evoluta dalla semplice fornitura di armamenti verso il trasferimento di tecnologie, la produzione congiunta, la formazione professionale, la cybersicurezza, l’intelligenza artificiale e la protezione delle infrastrutture critiche.

La Serbia punta sulla produzione congiunta

Secondo quanto riportato da Reuters ad aprile, Belgrado intende avviare la produzione congiunta di droni da combattimento con Israele nell’ambito di un più ampio programma di modernizzazione delle Forze Armate serbe e di rafforzamento dell’industria nazionale della difesa.

L’agenzia ricorda che la Serbia ha già acquistato sistemi lanciarazzi multipli PULS e velivoli senza pilota Hermes, entrambi prodotti dall’azienda israeliana Elbit Systems, nell’ambito di un accordo da 1,6 miliardi di dollari concluso nel 2025 e comprendente anche missili a lungo raggio, droni e sistemi di guerra elettronica.

Queste acquisizioni rientrano nella strategia di lungo periodo di Belgrado volta a diversificare i fornitori militari e, al tempo stesso, rafforzare le proprie capacità industriali interne. Israele è così diventato non soltanto un esportatore di equipaggiamenti militari, ma anche un partner tecnologico nei settori dei sistemi senza pilota, della guerra elettronica e delle capacità di attacco di precisione.

Grecia: addestramento e nuove tecnologie

In Grecia la cooperazione si è sviluppata soprattutto nel campo dell’addestramento militare e dell’innovazione tecnologica. In base a un accordo intergovernativo, Elbit Systems sta realizzando presso la 120ª Ala Addestramento Aereo di Kalamata un Centro Internazionale di Addestramento al Volo.

Il progetto comprende dieci velivoli da addestramento avanzato M-346, sistemi di simulazione e servizi completi di formazione destinati a trasformare Kalamata in uno dei principali poli regionali per l’addestramento dei piloti militari.

Atene ha inoltre intensificato il dialogo con Israele sulle tecnologie emergenti per la sicurezza. Dopo un incontro con il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, il ministro greco Nikos Dendias ha dichiarato che i due Paesi stanno ampliando la cooperazione nei settori delle tecnologie anti-drone e della cybersicurezza.

Reuters ha inoltre riferito che la Grecia ha approvato l’acquisto di 36 sistemi lanciarazzi PULS di produzione israeliana per un valore compreso tra 650 e 700 milioni di euro, mentre proseguono i colloqui per la realizzazione di un futuro sistema multilivello di difesa aerea e antimissile.

La Romania rafforza la difesa del Mar Nero

Anche la Romania ha seguito un percorso analogo, favorito dal deterioramento della situazione di sicurezza nel Mar Nero. A giugno, Rafael Advanced Defense Systems ha annunciato un contratto del valore di circa 2 miliardi di euro per la fornitura alla Romania dei sistemi di difesa aerea SPYDER.

L’accordo comprende lanciatori, missili intercettori, radar, programmi di addestramento e supporto tecnico, rafforzando significativamente le capacità di difesa aerea di un Paese NATO confinante con l’Ucraina.

Sebbene ogni Stato persegua priorità differenti, questi accordi testimoniano una domanda comune di sistemi avanzati di difesa aerea, piattaforme senza pilota, guerra elettronica e cybersicurezza.

Oltre la difesa tradizionale

L’espansione della presenza israeliana nella regione non riguarda esclusivamente il settore militare convenzionale.

La cooperazione si estende sempre più alle tecnologie a duplice uso, in cui il confine tra sicurezza nazionale e infrastrutture civili è sempre più sfumato. La resilienza digitale, la sicurezza delle telecomunicazioni e la protezione delle infrastrutture critiche sono ormai elementi centrali di numerosi partenariati bilaterali.

Parallelamente, Israele ha consolidato il proprio ruolo anche nella cooperazione energetica e tecnologica regionale. Il partenariato trilaterale tra Grecia, Cipro e Israele si è progressivamente trasformato in una piattaforma più ampia dedicata alla sicurezza energetica, alle interconnessioni elettriche, all’innovazione e alle tecnologie digitali.

La dichiarazione congiunta adottata in occasione del 10° Vertice Trilaterale del dicembre 2025 prevede un rafforzamento della cooperazione sui progetti legati al gas naturale, alle energie rinnovabili, al Great Sea Interconnector, alla ricerca scientifica, all’innovazione e all’intelligenza artificiale.

Queste iniziative riflettono un cambiamento più profondo nell’approccio alla sicurezza regionale: difesa, cybersicurezza, infrastrutture energetiche e innovazione tecnologica sono ormai considerate componenti di un unico quadro strategico, nel quale la resilienza complessiva di uno Stato dipende dall’integrazione di tutti questi settori.

Resta tuttavia una notevole differenza nel ritmo e nella profondità della cooperazione tra i vari Paesi dell’Europa sudorientale. Priorità politiche nazionali, rapporti con la Turchia e con il mondo arabo, alleanze di sicurezza già esistenti ed esigenze militari differenti continuano infatti a modellare l’approccio di ciascun governo verso la collaborazione con Israele.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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