Il governo federale belga sta facendo pochi progressi nelle trattative con la società energetica francese Engie per assumere la piena proprietà delle centrali nucleari del Paese. Come piano di riserva, ha preparato una bozza di legge che ne consentirebbe l’espropriazione forzata, secondo quanto riportato da De Tijd e L’Echo.

Il primo ministro Bart De Wever, della Nuova Alleanza Fiamminga (N-VA | ECR), ha ordinato la preparazione di un percorso giuridico alternativo, nel caso in cui non si raggiunga un accordo tra le parti entro il 4 novembre. Secondo la bozza, lo Stato deciderebbe unilateralmente il metodo per calcolare un risarcimento che ritiene equo. Engie potrebbe contestare l’importo in tribunale, ma il governo potrebbe nel frattempo continuare a portare avanti i propri piani di estensione della produzione nucleare.

Un’espropriazione di questo tipo sarebbe altamente insolita; un precedente europeo recente è rappresentato dall’acquisizione da parte della Germania, nel 2022, delle attività europee di Gazprom dopo l’invasione russa dell’Ucraina. La misura comporterebbe inoltre il rischio di anni di contenziosi giudiziari.

Chi possiede le centrali?

I sette reattori nucleari del Belgio – quattro a Doel, vicino ad Anversa, e tre a Tihange, vicino a Liegi – sono da lungo tempo posseduti e gestiti in maggioranza da Electrabel, la controllata belga di Engie. Quote di minoranza sono detenute da Luminus, controllata di EDF, in diverse unità, e da EDF Belgium a Tihange 1.

I due reattori più giovani – Doel 4 e Tihange 3 – sono stati trasferiti nel marzo 2025 a una joint venture al 50% tra lo Stato belga e Engie, denominata BE-NUC, nell’ambito del precedente accordo per l’estensione della loro vita operativa. Electrabel rimane il gestore autorizzato degli impianti.

Dall’uscita programmata dal nucleare al cambio di politica

Una legge del 2003 stabiliva che tutti i reattori nucleari belgi dovessero essere chiusi dopo circa 40 anni di attività, entro il 2025, e vietava la costruzione di nuova capacità nucleare.

Si trattava di una decisione politica, piuttosto che esclusivamente tecnica. I governi successivi hanno modificato la legge per concedere proroghe temporanee ai reattori più vecchi.

Nel 2022, nel pieno della crisi energetica europea e della guerra in Ucraina, il precedente governo ha negoziato una proroga di 10 anni per Doel 4 e Tihange 3, fino al 2035. L’accordo è stato finalizzato nel 2025 dopo l’approvazione della Commissione europea; prevedeva inoltre il trasferimento allo Stato belga delle responsabilità relative alle scorie nucleari, con Engie tenuta a versare una somma fissa di 15 miliardi di euro, e la creazione della joint venture per i due reattori.

L’attuale governo è andato oltre. Nel maggio 2025, il Parlamento ha abrogato la legge del 2003 sull’uscita dal nucleare, la cosiddetta “Legge Bihet”, eliminando le date fisse di chiusura e il divieto di costruire nuove centrali nucleari.

La coalizione vuole mantenere una consistente capacità nucleare – puntando a circa 4 GW – per garantire la sicurezza energetica, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati e raggiungere gli obiettivi climatici. Il governo è inoltre favorevole a ulteriori proroghe della vita operativa degli impianti e alla costruzione di nuova capacità nucleare.

I lavori di smantellamento dei reattori già chiusi sono stati sospesi mentre proseguono le trattative per il più ampio trasferimento della proprietà.

Perché la minaccia di nazionalizzazione?

Le trattative affinché lo Stato belga acquisisca tutte le attività nucleari belghe di Engie – l’intero parco di sette reattori, il personale, le società controllate, gli asset e le passività, comprese quelle relative allo smantellamento e alla gestione delle scorie – sono iniziate nell’aprile 2026.

Il governo vuole avere il controllo diretto del settore per poter prorogare l’attività degli impianti ancora operativi, valutare la possibilità di riavviare altri reattori e sviluppare nuova capacità nucleare, gestendo al contempo i costi di smantellamento, che ammontano a diversi miliardi di euro.

Con i negoziati in fase di stallo in vista della scadenza del 4 novembre, la legislazione sull’espropriazione già predisposta ha soprattutto una funzione di pressione negoziale: consentirebbe allo Stato di portare avanti la propria politica nucleare anche nel caso in cui non si raggiungesse un accordo volontario.

Tuttavia, una simile misura provocherebbe quasi certamente lunghi contenziosi giudiziari con Engie.

Quota del nucleare nella produzione di elettricità

Nel 2025, il nucleare ha rappresentato circa il 34% della produzione elettrica nazionale del Belgio, pari a circa 22,5 TWh, secondo i dati di Elia e in linea con quelli dell’AIEA.

Si tratta di un calo netto rispetto all’inizio del decennio, quando il nucleare rappresentava spesso il 40-50% o più della produzione elettrica. La diminuzione è stata determinata dalla chiusura permanente di tre reattori nel 2025: Doel 1, Tihange 1 e Doel 2.

Nel frattempo, le energie rinnovabili, in particolare solare ed eolico, sono cresciute fino a raggiungere una quota della produzione grosso modo paragonabile a quella del nucleare, mentre il gas ha mantenuto una quota relativamente contenuta.

Il Belgio deve importare elettricità?

Il Belgio è stato un importatore netto di elettricità per diversi anni consecutivi. Nel 2025, le importazioni nette hanno raggiunto circa 14 TWh, il livello più alto dal 2018. La domanda complessiva è stata di circa 80 TWh, mentre la produzione nazionale si è attestata intorno ai 60-66 TWh.

Le importazioni provengono principalmente da Francia e Paesi Bassi; il Belgio esporta però a sua volta elettricità in alcuni periodi verso Germania, Regno Unito e Lussemburgo. Nel complesso, i volumi degli scambi transfrontalieri sono elevati: nel 2025 sono stati scambiati circa 42 TWh.

L’uscita dal nucleare e le fermate programmate dei reattori hanno aumentato la dipendenza dalle importazioni, soprattutto nei periodi in cui gli impianti nucleari ancora operativi sono fermi per manutenzione.

Foto di: Il primo ministro belga Bart De Wever [© European Union, 1998 – 2026, Attribution, via Wikimedia Commons]

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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