La Commissione europea ha confermato nel pacchetto di primavera del Semestre europeo 2026 la concessione ai Paesi membri di un margine di flessibilità alle regole di bilancio dell’UE per far fronte alla crisi energetica, derivante dal persistere della chiusura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, la Commissione è stata molto chiara su un punto: no a misure generalizzate di sostegno ai combustibili fossili, come il taglio indiscriminato delle accise sui carburanti.

Bruxelles accoglie dunque parte delle richieste dell’Italia, che per tramite della premier Giorgia Meloni aveva invitato all’estensione all’energia della flessibilità fiscale già prevista per la difesa, ma anche della Spagna che, diversamente da quella italiana, era specificamente focalizzata sulle spese ‘green’.

Un perimetro ben preciso

La novità annunciata da Bruxelles riguarda l’estensione del perimetro della clausola nazionale di salvaguardia, finora prevista per l’aumento della spesa per la difesa, anche a una parte delle misure energetiche. “Gli Stati membri potranno chiedere di estendere il perimetro della clausola nazionale di salvaguardia dalla difesa anche all’energia”, ha spiegato in conferenza stampa il commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis. “Questa spesa energetica sarà limitata allo 0,3% all’anno per il periodo 2026-2028, con un tetto cumulato dello 0,6% nell’arco dei tre anni”.

Il Commissario ha precisato che la flessibilità sarà disponibile per le misure intraprese “a partire dal febbraio 2026”, cioè dall’inizio della guerra con l’Iran, e dovrà riguardare interventi che aiutino l’Europa a ridurre la propria dipendenza dai combustibili fossili.

“Può riguardare, ad esempio, grandi progetti di investimento nelle reti energetiche, nello sviluppo delle rinnovabili”, ha chiarito Dombrovskis, aggiungendo che potranno rientrare anche “sussidi a famiglie e imprese se adottano misure per allontanarsi dai combustibili fossili”.

Tra gli esempi citati dal Commissario figurano incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici, contributi per sostituire i sistemi di riscaldamento domestico a gas o gasolio con pompe di calore, interventi di efficienza energetica, installazioni solari e batterie per lo stoccaggio dell’elettricità.

“Questo può includere, ad esempio, sussidi per l’acquisto di veicoli elettrici, sussidi per cambiare il sistema di riscaldamento nelle abitazioni dal petrolio e dal gas alle pompe di calore, miglioramenti dell’efficienza energetica, installazioni solari, batterie per immagazzinare energia elettrica”, ha spiegato Dombrovskis.

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No a sovvenzioni che aumentino la domanda energia fossile

Il Commissario ha chiarito che la nuova flessibilità “non copre misure di sostegno che sovvenzionano l’uso dei combustibili fossili, come ad esempio riduzioni generalizzate delle accise”. La raccomandazione della Commissione, ha aggiunto, “resta invariata: avere misure temporanee e mirate, che non sostengano la domanda di combustibili fossili”.

Come indicato da Dombrovskis, l’Europa si trova di fronte a uno shock dell’offerta, non della domanda. “Il problema, in questo momento, è che stiamo affrontando uno shock dell’offerta. E non si può affrontare uno shock dell’offerta stimolando la domanda”, ha affermato il Commissario. Se molti Paesi adottassero misure di questo tipo, ha avvertito, “questo finirebbe semplicemente per sostenere prezzi più alti dell’energia, del petrolio e del gas”. Il risultato sarebbe che “gli Stati membri spenderebbero molto denaro per un guadagno limitato”.

La premier Giorgia Meloni aveva chiesto alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di valutare l’estensione della flessibilità prevista per la difesa anche alle misure contro il caro energia.

Stati liberi di usare la flessibilità

Dombrovskis ha inoltre sottolineato che la clausola nazionale di salvaguardia non impone alcun obbligo agli Stati membri. “Vale la pena notare che la clausola nazionale di salvaguardia non forza nulla”, ha spiegato. “La clausola nazionale di salvaguardia fornisce una flessibilità fiscale aggiuntiva che uno Stato membro può usare o non usare”. Gli Stati dovranno quindi presentare una richiesta per estendere il campo di applicazione della clausola dalla difesa all’energia.

Quanto alla procedura, il Commissario ha chiarito che “uno Stato membro dovrà chiedere di estendere il perimetro della clausola nazionale di salvaguardia dalla difesa anche alla parte energetica”. Per la larga maggioranza degli Stati membri, ha indicato, l’estensione dovrebbe essere “abbastanza automatica”.

Diverso il caso dei Paesi che hanno già raggiunto, o stanno raggiungendo, l’aumento dell’1,5% del Pil della spesa per la difesa, cioè il limite della flessibilità prevista dalla clausola.

Per questi Stati, Bruxelles prevede la possibilità di andare oltre il tetto dell’1,5% del Pil. “Per alcuni Stati membri che hanno raggiunto o stanno raggiungendo l’aumento dell’1,5% del Pil nella spesa per la difesa, esaurendo in un certo senso questa flessibilità per la difesa, prevediamo che sia possibile andare oltre l’1,5% del Pil”, ha spiegato Dombrovskis. L’obiettivo, ha aggiunto, è “evitare questa competizione” tra difesa ed energia e “garantire condizioni di parità tra gli Stati membri”.

L’eventuale superamento del tetto sarà però sottoposto a un’ulteriore valutazione della sostenibilità del debito. “In questo caso sarebbe soggetto a una valutazione aggiuntiva della sostenibilità del debito”, ha precisato Dombrovskis, ricordando che l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia richiede comunque di verificare se il debito resti sostenibile anche dopo l’applicazione della flessibilità aggiuntiva.

Il Commissario ha infine ricordato che la clausola nazionale di salvaguardia non è l’unico canale disponibile. “Ci sono anche altre possibilità esistenti per mobilitare risorse europee e affrontare le sfide energetiche”, ha osservato Dombrovskis, richiamando la lettera inviata di recente dal vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto alle autorità nazionali competenti per incoraggiare l’uso, su base volontaria, delle risorse ancora disponibili del Recovery and Resilience Facility e della politica di coesione.

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