Il presidente Nicușor Dan ha designato lunedì (5 ottobre) Luca Niculescu, diplomatico di carriera e segretario di Stato presso il ministero degli Affari esteri, come candidato alla carica di primo ministro della Romania. Si tratta del quarto tentativo dall’insediamento del governo di Ilie Bolojan, caduto il 5 maggio.

La nomina è arrivata dopo un nuovo ciclo di consultazioni al Palazzo Cotroceni e a meno di una settimana dal voto con cui il Parlamento ha respinto il governo proposto da Siegfried Mureșan.

Dan ha descritto Niculescu come la figura con le maggiori possibilità di riuscire a costruire una maggioranza e ha affermato che il candidato sarà libero di formare un governo politico o tecnocratico dopo aver consultato i partiti. Niculescu ha accettato l’incarico, dichiarando che cercherà di ottenere una maggioranza saldamente ancorata all’orientamento europeo ed euro-atlantico della Romania e aggiungendo di non poter promettere miracoli.

I tre tentativi precedenti mostrano quanto sia profondo lo stallo. Eugen Tomac, designato all’inizio di giugno, si è ritirato il 14 giugno dopo aver concluso di non poter ottenere il sostegno necessario. Il governo di Adrian Veștea è stato respinto più tardi nello stesso mese con 189 voti favorevoli, ben al di sotto dei 233 necessari. Siegfried Mureșan, nominato a metà settembre, ha ottenuto appena 182 voti il 30 settembre.

Entrambi i respingimenti formali, avvenuti più di 60 giorni dopo la prima richiesta di investitura, hanno soddisfatto le condizioni previste dall’articolo 89 della Costituzione, che consente al presidente di sciogliere il Parlamento e indire elezioni anticipate. Dal 1989 la Romania non ha mai tenuto elezioni parlamentari anticipate sulla base di questa disposizione.

Il profilo di Niculescu si differenzia da quello dei suoi predecessori in aspetti che potrebbero ridurre le tensioni tra i partiti. Non ha mai ricoperto incarichi elettivi né posizioni all’interno di un partito. Sebbene la sua famiglia abbia storici legami con il Partito Nazionale Liberale (PNL | PPE), Niculescu non ha intrapreso una carriera politica al suo interno. Dal 2016 al 2022 è stato ambasciatore in Francia, Andorra e Monaco; dal settembre 2022 coordina il processo di adesione della Romania all’OCSE, collaborando con i ministeri e con i partiti parlamentari sulle modifiche legislative richieste dai comitati dell’organizzazione.

La Romania ha concluso le valutazioni in 24 dei 25 comitati. È proprio questo lavoro tecnico e trasversale ai partiti, più che un’associazione con le misure di austerità o con la mozione di sfiducia del maggio scorso che ha fatto cadere il governo Bolojan, il principale motivo per cui Dan e alcuni negoziatori lo hanno presentato come una possibile figura di mediazione.

Il successo è tutt’altro che garantito. Il Partito Socialdemocratico (PSD | S&D) continua a sostenere candidati propri, mentre l’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR | ECR) si è opposto alle candidature del presidente. Una formula tecnocratica o una coalizione limitata potrebbe attirare voti che i candidati legati ai partiti non riuscirebbero a ottenere, ma i numeri restano molto incerti e qualsiasi accordo dovrebbe comunque affrontare il bilancio del 2027 e ulteriori misure di risanamento dei conti pubblici.

Se anche Niculescu non dovesse ottenere l’investitura, resterebbe aperta la strada costituzionale verso lo scioglimento del Parlamento. I sondaggi più recenti collocano costantemente l’AUR al primo posto, generalmente tra il 32% e il 40%, davanti al PSD, attestato indicativamente tra il 18% e il 25%, e al PNL, tra il 16% e il 22%.

Elezioni anticipate avrebbero quindi probabilmente come risultato l’AUR quale principale forza parlamentare, complicando la formazione di una maggioranza filo-occidentale e sollevando interrogativi sulla continuità del consolidamento fiscale e del sostegno all’Ucraina.

Le agenzie di rating hanno già evidenziato i rischi. Moody’s ha osservato che i ripetuti fallimenti nel formare un governo aumentano la possibilità di elezioni anticipate e mettono a rischio la sostenibilità della riduzione del deficit oltre il 2026, mentre S&P e Fitch mantengono un outlook negativo sui rating della Romania, che si trovano al livello più basso dell’investment grade, citando lo stallo politico e i ritardi nelle decisioni di bilancio.

Dan ha ripetutamente escluso la possibilità di elezioni anticipate proprio per questi motivi, sostenendo che un’incertezza prolungata sul tasso di cambio, sui costi di finanziamento e sugli investimenti sarebbe preferibile a un Parlamento nel quale l’AUR disponga della posizione più forte. La questione immediata è ora capire se il quarto candidato riuscirà a rompere lo stallo prima che questo calcolo politico cambi.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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