La Coalizione dei Volenterosi ha ampliato le proprie attività con una coalizione antibalistica, che punta a sostenere lo sviluppo di capacità balistiche europee. La Repubblica Ceca non vi ha aderito, nonostante il premier Andrej Babiš fosse interessato alla partecipazione. Poco dopo, tuttavia, ha presentato un proprio progetto, chiamato Europatriot. Secondo l’esperta Zuzana Krulichová, Praga rischia così di perdere influenza tra gli alleati europei.
Come dovrebbe essere il futuro sistema europeo di difesa contro i missili balistici? Mentre dieci Paesi europei hanno raggiunto un accordo su un progetto comune, il premier ceco Andrej Babiš (ANO | PfE) ha presentato una propria iniziativa. La differenza tra le due proposte è tuttavia minima.
La coalizione antibalistica è nata dopo il vertice della Coalizione dei Volenterosi tenutosi a Parigi a metà luglio. Francia, Regno Unito, Germania, Danimarca, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Ucraina hanno concordato la creazione di un sistema europeo integrato di difesa contro i missili balistici. Il progetto dovrebbe affiancare gli attuali sistemi di difesa antimissile e fornire una “soluzione europea sovrana”.
“L’obiettivo della coalizione è creare un programma europeo per lo sviluppo e la produzione di missili balistici. Il programma dovrebbe collegare le capacità industriali europee con l’esperienza ucraina e ridurre la dipendenza dell’Europa dai sistemi americani Patriot. In questo modo dovrebbe progressivamente creare una capacità europea di difesa antimissile più accessibile e prodotta in quantità maggiori”, spiega Zuzana Krulichová, ricercatrice dell’Istituto di studi internazionali della Facoltà di Scienze sociali dell’Università Carolina di Praga e dell’Istituto Europeum.
La Repubblica Ceca non ha aderito alla nuova coalizione. La sua posizione, inoltre, è stata accompagnata fin dall’inizio da una comunicazione poco chiara. Il presidente francese Emmanuel Macron aveva discusso con Andrej Babiš, durante il loro incontro a Parigi, della possibile partecipazione della Repubblica Ceca alla coalizione antibalistica. Successivamente, il premier ha dichiarato di non essere stato a conoscenza dell’esistenza dell’iniziativa.
“Ho saputo oggi che esiste qualcosa del genere. In passato ci sono state moltissime dichiarazioni riguardo a diverse coalizioni, ma poi la loro realizzazione non è concreta”, ha detto Babiš alla televisione pubblica ceca poco dopo l’annuncio della coalizione.
Le ambiguità riguardano anche la posizione stessa della Repubblica Ceca. Babiš ha più volte lasciato intendere che Praga vorrebbe partecipare all’iniziativa, ma allo stesso tempo ha criticato la presenza del Regno Unito e della Norvegia.
“Si tratta di fare in modo che i Paesi principali – Francia, Germania e gli altri grandi Stati, come Italia e Paesi Bassi – raggiungano un accordo. Non che ciascuno cerchi di produrre nuovamente missili antibalistici per conto proprio, ma che si tratti di un progetto comune degli Stati membri dell’Unione europea”, ha dichiarato Babiš alla televisione pubblica.
Poco dopo, il governo ha diffuso un comunicato stampa nel quale il premier ha presentato un proprio progetto denominato Europatriot. Ciò è avvenuto nonostante in precedenza avesse discusso con Macron proprio della partecipazione ceca alla coalizione antibalistica.
“Oggi sono intervenuto e ho parlato della necessità di creare un progetto europeo di difesa aerea sul modello di Airbus. La produzione di aerei era un tempo frammentata tra numerosi Paesi europei, poi è nato il progetto Airbus, che ha integrato molti produttori europei. Ho proposto di procedere nello stesso modo e creare un progetto europeo comune di difesa aerea: Europatriot”, ha dichiarato Babiš nel comunicato.
Che cosa vuole dunque la Repubblica Ceca? Secondo l’esperta Zuzana Krulichová, la risposta non è chiara. Nemmeno lei è certa di quale sia l’obiettivo del premier Andrej Babiš con questa strategia.
“Il governo di Andrej Babiš ha dichiarato da tempo di non voler partecipare al finanziamento del sostegno militare all’Ucraina; per questo probabilmente non è interessato ad aderire all’iniziativa, anche se continua a partecipare ai negoziati della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi”, spiega l’esperta.
Krulichová sottolinea anche la contraddizione nelle dichiarazioni di Babiš. Da un lato il premier parla dell’interesse a partecipare all’iniziativa, dall’altro ne critica la struttura. “Secondo la sua opinione, iniziative simili dovrebbero essere organizzate nel quadro dell’Unione europea, senza il Regno Unito, che però partecipa alla Coalizione dei Volenterosi fin dall’inizio e con capacità significative”.
Il Regno Unito è tra i membri fondatori della Coalizione dei Volenterosi. Essa riunisce Stati membri della NATO e altri Paesi partner con l’obiettivo di rafforzare la difesa dell’Ucraina contro l’aggressione russa. Ai suoi vertici hanno partecipato più di 30 Paesi. Tra gli Stati NATO, soltanto Stati Uniti, Slovacchia e Ungheria non vi hanno aderito. La Bulgaria ha recentemente annunciato il proprio ritiro dalla coalizione. Al contrario, ne fanno parte anche Giappone, Australia e Nuova Zelanda.
La Coalizione dei Volenterosi è nata come risposta al cambiamento della politica americana nei confronti dell’Ucraina dopo l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca. La Repubblica Ceca è stata tra i Paesi che hanno aderito all’iniziativa fin dall’inizio e proprio il presidente Petr Pavel aveva pubblicamente chiesto la creazione di una “Coalizione dei Volenterosi a sostegno di una pace giusta in Ucraina”, un giorno prima del vertice di Londra di marzo durante il quale l’iniziativa è stata formalmente presentata.
Andrej Babiš ha quindi ereditato una Repubblica Ceca con una buona reputazione all’interno della Coalizione dei Volenterosi. Secondo Zuzana Krulichová, però, il Paese potrebbe perdere rapidamente la propria influenza se non rimarrà attivo nell’iniziativa.
“Per la Repubblica Ceca non si tratta soltanto di garantire la propria sicurezza. Si tratta anche di un’opportunità per influenzare la forma del sistema in discussione e per parteciparvi dal punto di vista dell’industria della difesa. Inoltre, la difesa antimissile è inclusa nella dichiarazione programmatica del governo”, sottolinea l’esperta.
Il vertice di Parigi, tuttavia, non ha portato soltanto all’annuncio della coalizione antibalistica. La Francia ha presentato anche ulteriori misure a sostegno dell’Ucraina. La più importante riguarda la concessione all’Ucraina di una licenza per la produzione di armi francesi, in particolare missili guidati, bombe aria-terra a guida di precisione e missili per la difesa aerea. L’Ucraina acquisterà inoltre caccia francesi Rafale, la cui consegna è prevista tra la fine del 2028 e l’inizio del 2029.
I Paesi della Coalizione dei Volenterosi hanno inoltre concordato l’avvio dell’addestramento militare dei soldati ucraini nei Paesi confinanti con l’Ucraina. Secondo il presidente francese Emmanuel Macron, ciò fa parte del previsto dispiegamento di forze multinazionali in Ucraina dopo la conclusione di un cessate il fuoco con la Russia.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su update-eu disponibile qui.

