Il parlamento ungherese ha approvato ieri, 13 luglio 2026, il 17° emendamento alla Costituzione, con 139 voti a favore, 6 contrari e 54 astensioni, rendendo così possibile la rimozione dell’attuale Presidente della Repubblica, Tamás Sulyok.
L’emendamento era stato presentato dal primo ministro Péter Magyar tre settimane fa nell’ambito di un progetto che ha chiamato “Operazione Purgatorio” e rientra nella promessa che il leader di Tisza aveva fatto in campagna elettorale di sostituire le personalità pubbliche che definisce burattini di Orban. Magyar è diventato premier dopo aver ottenuto col suo partito Tisza una maggioranza di due terzi in parlamento alle elezioni dello scorso 12 aprile, ponendo così fine al governo di Viktor Orbán e del suo partito Fidesz.
Nel suo primo discorso da primo ministro, Magyar aveva chiesto le dimissioni di Tamas Sulyok entro il 31 maggio. Adesso, se l’emendamento dovesse essere approvato, il mandato di Sulyok cesserà il giorno successivo alla sua entrata in vigore e il suo successore sarà eletto dall’Assemblea Nazionale entro trenta giorni. “Sarebbe un tradimento della nazione ungherese se non modificassimo questa costituzione”, ha dichiarato Magyar al parlamento prima del voto sull’emendamento, definendo la costituzione “il documento cardine della Cosa Nostra costruita da Fidesz-KDNP” e aggiungendo che sotto i governi di Orbán tutto era stato subordinato alla volontà di un solo uomo e alla sua sopravvivenza politica.
Secondo quanto affermato da Magyar, il Partito Tisza ha ricevuto un “chiaro e senza precedenti mandato di due terzi” per smantellare questo sistema il 12 aprile e il recente emendamento alla Legge Fondamentale “pone fine all’era della distruzione di Fidesz”, in modo che, come promesso, possa iniziare la creazione di una nuova Costituzione, nella quale vorrebbero includere tutti gli ungheresi. Se Sulyok non firmerà il nuovo emendamento costituzionale entro cinque giorni, ha aggiunto Magyar, il parlamento avvierà una procedura di impeachment nei suoi confronti.
Il ministro della Salute Zsolt Hegedűs ha spiegato sulla sua pagina facebook, prima del voto, i motivi per cui il capo dello Stato deve dimettersi. Secondo Hegedűs, Sulyok è stato rovinato dal suo silenzio, dalla sua incapacità di prendere posizione e dal suo evitare di parlare apertamente, non difendendo i giudici sotto attacco politico e l’indipendenza della magistratura, né i giornalisti, gli attivisti civici e gli artisti presi di mira, né i bambini vulnerabili e maltrattati. “Più e più volte ha fallito nel compiere quello che è il dovere morale più importante di un presidente: porre un limite al potere, difendere la dignità umana, salvaguardare l’unità della nazione e dare voce anche a coloro che non hanno alcun potere istituzionale”.
Ungheria, il presidente Sulyok rifiuta le dimissioni: Magyar pronto a cambiare la Costituzione
La risposta di Sulyok e di Fidesz
Sulyok, che ha ricoperto la carica di giudice della Corte Costituzionale per 10 anni fino alla nomina a presidente da parte del parlamento nel 2024, ha dichiarato di non avere alcun programma politico e si è finora rifiutato di dimettersi. Nelle ultime settimane infatti il Presidente ungherese ha espresso più volte le sue preoccupazioni di natura costituzionale, decidendo di rivolgersi per una valutazione alla Corte Costituzionale e alla Commissione di Venezia, l’organo consultivo costituzionale del Consiglio d’Europa, che si occupa di salvaguardare i diritti umani e lo stato di diritto in Europa. La Commissione di Venezia può fornire consulenza sulla democraticità delle modifiche costituzionali, ma non ha per ora commentato in merito alla riforma di Magyar.
Fidesz ha definito la manovra “la fine della democrazia costituzionale e l’inizio della tirannia in Ungheria” e giovedì scorso ha organizzato una protesta a sostegno di Sulyok, alla quale Orbán non ha partecipato. I parlamentari di Fidesz hanno boicottato la sessione parlamentare di lunedì e il capogruppo parlamentare di Fidesz, Gergely Gulyas, si è dimesso lunedì a causa dell’emendamento, affermando che gli impediva di candidarsi alle prossime elezioni a causa della lunga durata del suo mandato in parlamento e ritenendo che la fazione del principale partito di opposizione debba essere guidata da qualcuno la cui eleggibilità non sia limitata.
L’emendamento
L’emendamento, infatti, stabilisce che i parlamentari possono rimanere in carica per un massimo di 12 anni e fissa anche un limite di età di 70 anni per i giudici della Corte Costituzionale. Ciò significa che il mandato di Péter Polt, alleato di Orbán e attuale Presidente della Corte Costituzionale e di altri tre giudici costituzionali ultrasettantenni scadrà due mesi dopo l’entrata in vigore della modifica.
Il limite di età di 70 anni era stato abolito da Fidesz nel 2013, perché altrimenti il mandato di diversi giudici costituzionali da loro eletti sarebbe scaduto, come riportato da Telex.
In futuro, il Presidente della Corte Costituzionale, composta da 15 membri, sarà nuovamente eletto dai membri della Corte stessa tra di loro per un periodo di tre anni, anziché dal Parlamento, e il mandato dei giudici costituzionali durerà solo 9 anni anziché gli attuali 12.
Il Parlamento ungherese mette un limite di otto anni al mandato del primo ministro
L’Operazione Purgatorio rientra nella visione di Magyar di smantellare le roccaforti del potere di Orbán. Lo scorso 15 giugno, il parlamento ungherese aveva approvato il sedicesimo emendamento costituzionale, limitando, anche retroattivamente, a otto anni il mandato del primo ministro e impedendo così a Viktor Orbán di essere di nuovo primo ministro.

