Si inasprisce il conflitto interno tra il nuovo premier ungherese, Péter Magyar, e il presidente Tamás Sulyok, dopo che quest’ultimo ha rifiutato di dimettersi entro la scadenza del 31 maggio fissata dal leader di Tisza, vincitore delle elezioni del 12 aprile che hanno posto fine a 16 anni di dominio di Viktor Orbán. Lunedì, Magyar ha annunciato in conferenza stampa che il suo governo è pronto a modificare la Costituzione per destituire Sulyok, considerato troppo legato al vecchio sistema di potere di Fidesz, il partito di Orbán.
Nel corso della conferenza stampa, Magyar ha dichiarato di aver informato il presidente di questa decisione. “La Repubblica d’Ungheria non appartiene a Tamás Sulyok, né all’ex primo ministro Viktor Orbán; non appartiene a un singolo partito, né a un singolo sistema politico”, ha sottolineato, definendo Sulyok una “marionetta” di Orbán.
Il primo ministro aveva precedentemente fissato il 31 maggio come termine ultimo per le dimissioni di Sulyok, ma il presidente ha affermato che non si sarebbe dimesso, promettendo di collaborare con il nuovo governo e offrendo il proprio sostegno alla legislazione necessaria per sbloccare i fondi dell’Unione europea.
Secondo quanto dichiarato in precedenza da Magyar, la maggioranza di governo in Parlamento dovrebbe ora presentare una proposta di legge per la rimozione del presidente, una mossa senza precedenti nella storia post-comunista dell’Ungheria.
In precedenza, il premier ungherese aveva affermato in un post pubblicato domenica sera sui social media che lui e la ministra della Giustizia, Márta Görög, avrebbero incontrato Sulyok lunedì mattina per discutere i prossimi passi.
Reduce da una proficua visita a Bruxelles lo scorso venerdì, durante la quale è riuscito a ottenere lo sblocco di 16,4 miliardi di euro di fondi europei, Magyar sta portando avanti una battaglia contro il sistema di potere e le reti clientelari che, secondo il nuovo governo, si sono consolidate durante l’era Orbán, a partire dal capo dello Stato. Come indicato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, durante la conferenza stampa congiunta con Magyar lo scorso 29 maggio a Bruxelles, la nuova fase non si fonda solo sui simboli politici, ma sulle riforme concrete che Budapest dovrà adottare per ripristinare lo Stato di diritto e combattere la corruzione. Rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont, il portavoce per gli Affari interni della Commissione UE, Markus Lammert, ha affermato che Bruxelles “sta seguendo da vicino” lo scontro tra Magyar e Sulyok, senza però entrare, almeno per ora, nel dettaglio.
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Chi è Tamás Sulyok
Eletto presidente della Repubblica il 5 marzo 2024 come indipendente, Sulyok è un giurista costituzionalista la cui carriera istituzionale si è sviluppata negli anni del dominio politico di Fidesz. Nel 2014, quando il partito di Orbán disponeva di una larga maggioranza parlamentare, Sulyok è entrato nella Corte costituzionale; due anni dopo, nel 2016, ne è diventato presidente. Nel 2024 è stato scelto come candidato alla presidenza della Repubblica da Fidesz-KDNP, dopo le dimissioni di Katalin Novák per lo scandalo della grazia concessa in un caso legato ad abusi su minori, ed è stato eletto dal Parlamento con 134 voti favorevoli, grazie alla maggioranza di Fidesz.
Quella delle dimissioni del presidente è stata una delle prime richieste espresse da Magyar dopo la sua schiacciante vittoria alle elezioni del 12 aprile. Il nuovo governo sostiene infatti che il popolo ungherese gli abbia conferito un mandato storico per smantellare la rete clientelare dell’era Orbán, compresa la sostituzione dei funzionari pubblici nominati dai governi precedenti, nell’ambito di un più ampio “cambio di regime” in Ungheria.
Durante la sessione inaugurale del nuovo Parlamento ungherese, il 9 maggio, il primo ministro ha chiesto pubblicamente le dimissioni del presidente, seduto proprio di fronte a lui. Il capo dello Stato ha tuttavia respinto la richiesta, osservando che non esisterebbe alcuna “ragione legale o costituzionale” per le sue dimissioni e che il suo giuramento lo obbliga a difendere l’ordine costituzionale ungherese a prescindere dai cambiamenti di governo.
Lo scontro tra Magyar e Sulyok si è intensificato venerdì 29 maggio, quando il presidente ha formalmente richiesto il parere della Commissione di Venezia, l’organo consultivo costituzionale del Consiglio d’Europa. In un comunicato stampa, la presidenza ungherese ha descritto la situazione come “profondamente contraddittoria” rispetto all’attuale ordine costituzionale, sostenendo che le richieste di rimozione del capo dello Stato fondate su motivazioni politiche non possano essere interpretate alla luce della Legge fondamentale e finiscano per danneggiare il funzionamento costituzionale e l’autorità dell’ufficio presidenziale.
Secondo l’attuale ordinamento costituzionale ungherese, un presidente in carica può essere rimosso solo attraverso una procedura speciale avviata dal Parlamento, ma la decisione finale spetta alla Corte costituzionale. La Corte deve accertare se il presidente abbia violato intenzionalmente la Legge fondamentale o un’altra legge nell’esercizio delle sue funzioni ufficiali, oppure se abbia commesso un reato intenzionale. Solo in tal caso il capo dello Stato può essere destituito.

