Il Parlamento europeo ha dato il via libera alla posizione negoziale su due proposte legislative che attuano gli aspetti relativi ai dazi dell’accordo commerciale tra Unione europea e Stati Uniti raggiunto nel luglio 2025 al golf resort di Turnberry, in Scozia, dalla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, e dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

I testi, se concordati con il Consiglio dell’Unione europea, elimineranno la maggior parte dei dazi sui beni industriali statunitensi importati nell’UE e garantiranno un accesso preferenziale al mercato per un’ampia gamma di prodotti ittici e agricoli statunitensi, in linea con gli impegni assunti nell’estate 2025 tra l’UE e gli Stati Uniti (per contro, i prodotti europei esportati negli Usa pagheranno un dazio del 15%).

I due atti legislativi sono stati approvati con 417 voti a favore e 154 contrari, con 71 astensioni (adeguamento dei dazi doganali e apertura di contingenti tariffari per l’importazione di alcuni beni originari degli Stati Uniti); e con 437 voti a favore e 144 contrari, con 60 astensioni (non applicazione dei dazi doganali sulle importazioni di alcuni beni).

Ma il via libera dell’Eurocamera non è affatto incondizionato. Nella posizione approvata, gli eurodeputati hanno infatti rafforzato in modo significativo le clausole di tutela rispetto alla proposta originaria della Commissione, con l’obiettivo di evitare che l’Unione conceda aperture tariffarie senza una piena reciprocità da parte americana. Il relatore Bernd Lange, presidente della commissione Commercio internazionale e negoziatore parlamentare sul dossier, ha sintetizzato così la linea dell’Aula: il Parlamento potrà accettare i termini commerciali dell’intesa “solo se il regolamento conterrà garanzie molto solide e chiare” e “solo dopo che gli Stati Uniti avranno rispettato pienamente i termini dell’accordo”.

Nello specifico, i deputati europei hanno rafforzato la clausola di sospensione proposta, che consentirebbe di sospendere le preferenze tariffarie con gli Stati Uniti in determinate circostanze.

Ad esempio, la Commissione potrebbe proporre la sospensione totale o parziale delle preferenze commerciali qualora gli Stati Uniti imponessero dazi aggiuntivi superiori al limite concordato del 15%, o nuove tariffe sui prodotti dell’UE. La clausola di sospensione potrebbe essere attivata anche se gli Stati Uniti, ad esempio, compromettessero gli obiettivi dell’accordo, discriminassero gli operatori economici dell’UE, minacciassero l’integrità territoriale, la politica estera e di difesa degli Stati membri, o si impegnassero in attività di coercizione economica.

Il Parlamento ha poi introdotto una clausola di entrata in vigore, pensata per subordinare i benefici concessi da Bruxelles all’effettivo rispetto, da parte americana, degli impegni assunti. In sostanza, i nuovi dazi zero o ridotti scatterebbero solo se gli Stati Uniti abbasseranno davvero le proprie tariffe sui prodotti europei, in particolare quelli con contenuto di acciaio e alluminio inferiore al 50 per cento, fino a un massimo del 15 per cento.

A questo si aggiunge una clausola di tramonto, altro punto politicamente rilevante del compromesso parlamentare. Il regolamento principale scadrebbe infatti il 31 marzo 2028 e potrebbe essere prorogato solo con una nuova proposta legislativa, da presentare dopo una valutazione d’impatto approfondita. In questo modo l’Eurocamera cerca di mantenere il controllo politico sulle concessioni tariffarie e di impedire che diventino permanenti senza una nuova verifica dei loro effetti sull’industria, sull’agricoltura e sui consumatori europei.

Gli eurodeputati hanno inoltre previsto un meccanismo di salvaguardia affidato alla Commissione, che dovrà monitorare gli effetti del nuovo regime commerciale e potrà sospendere temporaneamente le preferenze se le importazioni statunitensi dovessero raggiungere livelli tali da provocare un danno grave all’industria europea. Nella logica del Parlamento, la liberalizzazione tariffaria resta dunque possibile, ma solo entro un quadro strettamente condizionato e reversibile.

L’accordo di Turnberry, raggiunto nel luglio 2025 e tradotto poi in una dichiarazione congiunta nell’agosto successivo, era stato presentato come un tentativo di stabilizzare le relazioni commerciali transatlantiche dopo anni di tensioni sui dazi industriali, sui metalli e sull’accesso al mercato. Ma il dossier si è complicato nei mesi successivi, anche alla luce delle incertezze giuridiche e politiche negli Stati Uniti: a febbraio 2026 il Parlamento europeo aveva persino congelato temporaneamente i lavori legislativi in attesa di maggiore chiarezza e stabilità nelle relazioni commerciali con Washington.

Il Parlamento europeo accelera sull’accordo dazi UE-USA, ma impone alcune garanzie

Commissione e Consiglio si alleino a posizione Eurocamera

Il presidente della commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo (INTA), l’eurodeputato socialdemocratico Bernd Lange, ha affermato nella conferenza stampa successiva al voto che quella approvata dall’Eurocamera è “una posizione forte” e che il Parlamento “intende attenersi a questa linea”.

Lange ha spiegato che il primo trilogo è previsto per il 13 aprile, ma ha avvertito che “ora la palla è nel campo degli Stati Uniti”, chiarendo che il primo segnale atteso da Washington è il ritorno al tetto del 15% per i cosiddetti prodotti contenenti acciaio, impropriamente definiti “derivati”.

Tra le condizioni considerate essenziali, l’eurodeputato tedesco ha richiamato anche la garanzia che, una volta scaduto l’attuale quadro, non vengano imposti dazi superiori al 15%, oltre a clausole di sospensione legate a eventuali atti di coercizione verso uno o più Stati membri o a minacce all’integrità territoriale dell’Unione.

Quanto al negoziato con il Consiglio, Lange si è detto convinto che un’intesa sia possibile, osservando che già emergono convergenze su salvaguardie e clausola di revisione.

Rispondendo poi a una domanda sulle dichiarazioni dell’ambasciatore statunitense, secondo cui l’UE dovrebbe approvare rapidamente l’accordo senza modifiche per non rischiare di perdere un accesso favorevole alle forniture di gas naturale liquefatto (GNL), Lange ha replicato che “molte persone nel mondo hanno opinioni diverse”, ma che “ora è compito dell’Unione europea difendere gli interessi europei”. “Ed è quello che faremo”, ha aggiunto, “e vedremo come negozieremo con gli Stati Uniti”.

La Commissione UE si attende che Washington rispetti gli impegni

Nel briefing con i giornalisti al Berlaymont, il viceportavoce capo della Commissione europea e responsabile per il Commercio, Olof Gill, ha accolto con favore il voto positivo del Parlamento europeo sulle misure di attuazione dell’accordo commerciale UE-USA, osservando che “dal punto di vista della Commissione” si tratta di un passaggio importante perché “mostra che l’UE sta procedendo con l’attuazione dei nostri impegni nell’ambito della dichiarazione congiunta UE-USA”.

Gill ha spiegato che Bruxelles guarda ora “alla prossima fase”, ovvero quella dei triloghi, che sarà “l’occasione per discutere in dettaglio questi emendamenti e vedere come procedere da lì”.

In parallelo, ha aggiunto, la Commissione si attende che anche Washington rispetti i propri impegni: “Attendiamo con interesse che l’amministrazione statunitense faccia la sua parte dell’accordo e dia seguito ai suoi impegni”, continuando al tempo stesso a lavorare “in modo costruttivo con gli Stati Uniti sugli altri filoni della dichiarazione congiunta, in particolare sull’acciaio, sui derivati dell’acciaio e su altre possibili esenzioni tariffarie”.

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