La commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo (INTA) ha approvato oggi la propria posizione sui due regolamenti che danno attuazione all’accordo commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti, il cosiddetto “Turnberry Deal”, con 29 voti favorevoli, 9 contrari e 1 astensione. Il dossier approda ora in plenaria, dove il voto è fissato per il 26 marzo a Bruxelles.

L’intesa, raggiunta nel luglio 2025 sul campo da golf scozzese di Donald Trump, prevede l’eliminazione dei dazi europei sulla grande maggioranza dei beni industriali e agricoli statunitensi. In cambio, Washington mantiene dazi al 15% sulle esportazioni dell’UE verso gli Stati Uniti, un accordo che molti deputati europei hanno sin dall’inizio giudicato sbilanciato, e che per mesi ha faticato a trovare una maggioranza in Parlamento.

Il cammino dell’accordo a Strasburgo è stato tutt’altro che lineare.

L’INTA era pronta a votare già a gennaio, ma le minacce americane sulla Groenlandia prima, e poi l’incertezza generata dalla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che a febbraio ha dichiarato illegali i dazi statunitensi del 2025, hanno costretto il Parlamento a due successivi rinvii.

La risposta dell’amministrazione Trump alla pronuncia dei giudici, con l’imposizione di nuovi dazi e l’avvio di indagini sui prodotti europei, ha alimentato ulteriori perplessità tra i deputati.

A sbloccare la situazione, martedì scorso, è stato un insieme di pressioni americane e sollecitazioni della Commissione europea ad andare avanti.

Il Parlamento vuole delle garanzie

Il testo approvato dall’INTA è però ben diverso da quello originariamente proposto dalla Commissione von der Leyen.

Gli eurodeputati hanno introdotto un sistema articolato di condizioni e salvaguardie, che dovrà ora essere negoziato con il Consiglio prima che la legge diventi definitiva.

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Tra le modifiche principali figura una clausola “sunrise” (alba) che stabilisce che le agevolazioni tariffarie per i prodotti americani entrino in vigore solo quando Washington avrà effettivamente rispettato gli impegni assunti a Turnberry, incluso il mantenimento di un dazio massimo del 15% sui prodotti europei, anche su quelli derivati da acciaio e alluminio, attualmente soggetti a tariffe più elevate in violazione dell’accordo.

È stata anche inserita una clausola “sunset” (tramonto) che fissa la scadenza del regime agevolato al 31 marzo 2028, e una clausola sospensiva automatica in caso di nuovi dazi americani contro un paese membro o di attacchi all’integrità territoriale dell’UE. “Le minacce tariffarie rivolte a uno di noi sono una minaccia per tutti noi” ha dichiarato il relatore Bernd Lange (S&D).

Un meccanismo di salvaguardia permetterà alla Commissione europea di intervenire qualora le importazioni dagli Stati Uniti crescano di oltre il 10% su base annua.

Benifei (S&D): “Meccanismo rigido, nessuno spazio a interpretazioni”

Tra i protagonisti del negoziato in seno al gruppo dei Socialisti e Democratici, l’eurodeputato del Partito Democratico Brando Benifei, coordinatore S&D per il commercio internazionale e presidente della delegazione UE-USA del Parlamento europeo, ha illustrato a margine del voto la linea del suo gruppo.

“Rispetto alla proposta messa sul tavolo dalla Commissione europea abbiamo inserito delle precondizioni per l’entrata in funzione della parte europea dell’accordo”, ha dichiarato Benifei. “Senza il mantenimento di un dazio massimo al 15% omnicomprensivo per le esportazioni dall’Unione europea, incluso su tutti i prodotti europei derivati dell’acciaio e dell’alluminio, oggi indebitamente sovratassati dagli Stati Uniti in violazione dell’intesa, non ci sarà nessuna concessione dal lato europeo”.

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Il parlamentare dem non nasconde le preoccupazioni sul fronte delle trattative che seguiranno: “Temiamo cedimenti alle pressioni americane da parte della Commissione europea e di alcuni nostri governi” ha detto, “il meccanismo è rigido e non lascia spazio a interpretazioni, così come la scadenza dell’accordo che proponiamo al 31 marzo 2028 e le clausole sospensive in caso di attacco alla nostra integrità territoriale o di dazi aggiuntivi per contrastare le nostre normative digitali”.

Benifei ha poi chiarito quali sono le condizioni minime per il sì finale del gruppo dei Socialisti e Democratici europei: “Se queste tutele non saranno mantenute nel testo finale del regolamento, a seguito del negoziato fra Europarlamento, Consiglio e Commissione europea, come Socialisti e Democratici non potremo votare a favore dell’accordo, perché Trump si è già dimostrato totalmente inaffidabile e non vogliamo che la sua incapacità di mantenere le posizioni si ritorca contro gli interessi dei cittadini, dei lavoratori e delle imprese europee”.

La posizione, ha tenuto a precisare, non è però ostruzionistica. ”

Il nostro è un atteggiamento costruttivo ma fermo: le relazioni transatlantiche, anche in ambito economico, devono basarsi su rispetto reciproco e mantenimento degli impegni presi” ha concluso.

Dopo il voto in plenaria del 26 marzo, il Parlamento europeo avvierà i negoziati con il Consiglio dell’UE per definire il testo legislativo definitivo. I tempi potrebbero slittare ad aprile o maggio, anche in ragione delle clausole aggiuntive approvate dai deputati, che le capitali europee dovranno ora esaminare.

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