La grazia concessa a Nicole Minetti torna sotto esame e si trasforma in un caso istituzionale. Il Quirinale ha chiesto al ministero della Giustizia di acquisire “con cortese urgenza” tutti gli elementi necessari per verificare la fondatezza di alcune notizie di stampa che mettono in dubbio la correttezza delle informazioni alla base dell’istanza di clemenza.
La richiesta è partita su indicazione del presidente Sergio Mattarella, dopo le ricostruzioni pubblicate da Il Fatto Quotidiano. Il ministero guidato da Carlo Nordio ha già avviato un’istruttoria interna e autorizzato nuovi accertamenti tramite la Procura generale della Corte d’Appello di Milano, che potrebbe estendere le verifiche anche all’estero.
Il provvedimento di grazia, firmato a febbraio ma reso noto solo nelle scorse settimane, era stato concesso per ragioni umanitarie. In particolare, sulla base della necessità per Minetti di assistere un familiare minore affetto da gravi condizioni di salute e bisognoso di cure altamente specializzate.
Nel sistema italiano, la grazia è formalmente un atto del capo dello Stato, ma si fonda su un’istruttoria articolata: la domanda viene esaminata dalla magistratura e dal ministero della Giustizia, che esprimono un parere prima della decisione finale. In questo caso, sia la Procura generale sia il ministero avevano dato valutazione favorevole, in assenza — secondo quanto riferito — di elementi negativi rilevanti.
I dubbi sull’istruttoria e il rischio revoca
Le verifiche si concentrano ora sulla possibile divergenza tra quanto rappresentato nella domanda di grazia e quanto emerso successivamente. Tra i punti sotto esame ci sono la situazione del minore indicato come elemento determinante per la concessione della clemenza, il suo percorso di adozione e alcuni aspetti legati alle cure mediche.
Si tratta, allo stato, di elementi oggetto di accertamento e non di fatti verificati. Tuttavia, il loro eventuale riscontro potrebbe incidere direttamente sui presupposti della grazia. La normativa prevede infatti che il provvedimento possa essere revocato qualora vengano meno le condizioni che ne hanno giustificato la concessione o emergano elementi rilevanti non veritieri.
Il caso riapre anche una questione più ampia sul funzionamento dell’istituto della grazia, che resta formalmente nelle prerogative del presidente ma sostanzialmente dipende dalla correttezza e completezza dell’istruttoria. Dal Colle ricordano infatti che il capo dello Stato non dispone di strumenti autonomi di indagine e fonda la propria decisione sui documenti e sui pareri ricevuti.
La replica di Minetti e il ruolo del Quirinale
Minetti respinge le ricostruzioni giornalistiche e parla di notizie “false e gravemente lesive” della propria reputazione personale e familiare. L’ex consigliera lombarda ha annunciato azioni legali nei confronti dei giornalisti e della testata coinvolta.
Proprio alla luce delle nuove informazioni emerse, il Quirinale ha ritenuto necessario attivare un supplemento di verifica, chiedendo al ministero della Giustizia di accertare se le circostanze rappresentate nella domanda di clemenza corrispondano effettivamente alla realtà. Un passaggio che, nelle intenzioni del Colle, serve a tutelare la correttezza dell’iter istituzionale e a chiarire rapidamente i contorni di una vicenda che, da caso giudiziario, rischia ora di assumere un profilo politico-istituzionale più ampio.
L’identikit
Il nome di Nicole Minetti emerge sulla scena pubblica all’inizio degli anni 2010, con l’elezione a consigliera regionale in Lombardia nel listino del presidente Roberto Formigoni. Una figura subito esposta mediaticamente, anche per la vicinanza a Silvio Berlusconi, e finita al centro delle polemiche per un ingresso in politica senza precedenti esperienze istituzionali.
La sua traiettoria politica si interrompe di fatto con le vicende giudiziarie legate al caso Ruby, dal nome di Karima El Mahroug. Nel 2019 arriva la condanna definitiva a 2 anni e 10 mesi per favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby bis. A questa si aggiunge, nel 2021, una condanna a un anno e un mese tramite patteggiamento per peculato e truffa sui rimborsi del Consiglio regionale lombardo. Due sentenze che hanno segnato l’uscita dalla politica attiva e che sono state successivamente oggetto del provvedimento di grazia oggi al centro delle verifiche.
