Il Parlamento europeo chiede un bilancio europeo più ambizioso, stabile e controllato democraticamente per il periodo 2028-2034, respingendo l’idea che l’Unione possa affrontare nuove priorità strategiche riducendo le risorse destinate alle politiche tradizionali. Nel dibattito in plenaria a Strasburgo sul prossimo Quadro finanziario pluriennale, i relatori dell’Eurocamera hanno rivendicato la necessità di rafforzare competitività, sicurezza, difesa, ricerca e infrastrutture, ma senza indebolire coesione, agricoltura, pesca e politiche sociali.
Una linea che si scontra con l’impostazione della Commissione europea presentata nel 2025, fondata su maggiore flessibilità e sui nuovi piani di partenariato nazionali e regionali. Il bilancio definitivo richiederà l’unanimità degli Stati membri in Consiglio e il consenso del Parlamento europeo.
A presentare la posizione del Parlamento sono stati i relatori Siegfried Mureșan (Partito popolare europeo, PPE) e Carla Tavares (S&D), intervenuti nel dibattito del 28 aprile a Strasburgo in vista del voto.
“Per i prossimi sette anni presentiamo un bilancio sufficiente, prevedibile e trasparente”, ha affermato Mureșan, sottolineando che il mondo sta cambiando e che l’Europa deve fare di più “per la nostra sicurezza, per la nostra forza economica”, ma anche “per la nostra indipendenza energetica, per la nostra sicurezza alimentare e per la nostra cybersicurezza”. Sfide che, secondo il relatore, non possono essere affrontate dai singoli Stati membri da soli, perché “sono troppo grandi” e possono essere risolte soltanto “insieme, uniti”.
Il punto politico centrale dell’intervento di Mureșan è il rifiuto della logica del “fare di più con meno”. “È un mito”, ha detto l’eurodeputato, avvertendo che chi vuole ridurre il bilancio dovrebbe assumersi apertamente la responsabilità politica di voler indebolire l’Europa. Per il Parlamento europeo, al contrario, un’Unione chiamata a essere più forte ha bisogno degli strumenti adeguati, e “il bilancio è uno strumento essenziale”. In questo contesto, secondo l’eurodeputato del PPE “l’Europa può essere forte soltanto con un bilancio forte”.
Nella proposta del Parlamento, le nuove priorità — sicurezza, difesa e competitività — devono essere finanziate in modo adeguato, ma non a scapito delle politiche storiche dell’Unione. Agricoltura, pesca e politica regionale, ha insistito Mureșan, “hanno dimostrato nel tempo la loro importanza e la loro validità” e devono continuare a ricevere fondi certi. “Non può esserci sicurezza senza sicurezza alimentare”, ha affermato, collegando il sostegno agli agricoltori a milioni di posti di lavoro, allo sviluppo rurale e alla capacità dell’Europa di garantirsi approvvigionamenti alimentari stabili.
Per questo il Parlamento respinge l’ipotesi di indebolire agricoltura e coesione. Mureșan ha chiesto un bilancio separato per queste due politiche, accompagnato da “prevedibilità giuridica”, e il ripristino dei tagli proposti dalla Commissione per il settore della pesca. Il relatore ha inoltre indicato le regioni ultraperiferiche come un dossier di rilevanza strategica per l’intera Unione, chiedendo finanziamenti dedicati per quelle che ha definito “le isole lontane”, la cui difesa dovrebbe essere un compito comune europeo.
Accanto alla difesa delle politiche tradizionali, il Parlamento chiede un aumento degli investimenti nella competitività, nella ricerca e nell’innovazione. Mureșan ha avvertito che, senza maggiori investimenti europei in questi settori, l’UE rischia in futuro di dover “acquistare tecnologie da altri Paesi”. Nel suo intervento ha collegato la competitività anche ai grandi progetti infrastrutturali, dalla mobilità militare alle infrastrutture energetiche, considerati necessari per rendere l’Europa più resiliente e più forte.
Un altro capitolo riguarda il vicinato e i Paesi candidati all’adesione. Secondo Mureșan, l’Europa può essere sicura solo se lo sono anche i Paesi vicini, molti dei quali candidati all’ingresso nell’UE. Per questo il Parlamento propone finanziamenti separati e dedicati per ciascun Paese candidato, presentati come partner che difendono i valori europei insieme all’Unione.
Sul piano della gestione del bilancio, il Parlamento insiste su trasparenza e controllo democratico. Mureșan ha contestato l’idea che il rimborso del debito contratto con NextGenerationEU possa avvenire a scapito dei beneficiari o dei programmi europei. La proposta parlamentare è destinare l’intero bilancio indicato dalla Commissione ai programmi e finanziare il rimborso del debito attraverso nuove risorse proprie “al di sopra dei massimali del bilancio”. In questo modo, secondo il relatore, sarebbe possibile assegnare il 10 per cento in più ai programmi e ai progetti ritenuti prioritari.
Le nuove entrate indicate dal Parlamento includono un prelievo digitale, una risorsa propria basata sulle transazioni in criptovalute e una risorsa propria sul gioco e sulle scommesse online. Mureșan ha difeso in particolare il contributo digitale, sostenendo che se i grandi gruppi tecnologici globali beneficiano del mercato unico europeo, è giusto che contribuiscano al bilancio dell’Unione. “Non possiamo tagliare i finanziamenti ai nostri agricoltori, ai nostri ricercatori, mentre i giganti tecnologici globali godono di un accesso gratuito al mercato unico europeo”, ha affermato.
Bilancio UE, tra difesa e coesione entra nel vivo il confronto sul QFP
Il QFP come “tabella di marcia” delle priorità europee
Anche Carla Tavares ha insistito sulla necessità di un bilancio più ambizioso, definendo il QFP “più di uno strumento”: una vera e propria “tabella di marcia” delle priorità europee. La relatrice ha chiesto almeno l’1,27 per cento del reddito nazionale lordo dell’UE, mantenendo fuori dal quadro i costi del servizio del debito di NextGenerationEU. Si tratta, secondo Tavares, di un approccio “responsabile e giustificato”, con un aumento del 10 per cento rispetto alla proposta della Commissione per rafforzare coesione, investimenti nel futuro e modello sociale europeo.
Tavares ha criticato in particolare l’impostazione dei piani di partenariato nazionali e regionali, sostenendo che rischiano di indebolire le politiche sancite dai Trattati, ridurre la trasparenza e privare i beneficiari dei fondi della necessaria prevedibilità. Secondo la relatrice, questo approccio mette a rischio la dimensione europea della spesa, indebolisce la governance multilivello e solleva problemi rispetto ai principi di sussidiarietà e proporzionalità. “Non è questa la strada da seguire”, ha affermato.
La posizione parlamentare punta quindi a mantenere stanziamenti propri per la PAC, la politica comune della pesca, la politica di coesione, il Fondo sociale europeo e un fondo per gli affari interni, oltre a finanziamenti specifici per le regioni ultraperiferiche. Tavares ha definito queste politiche “pilastri fondamentali della solidarietà europea”, chiedendo il pieno coinvolgimento delle autorità regionali e locali nella progettazione, attuazione e valutazione dei programmi.
La relatrice ha inoltre chiesto un Fondo sociale europeo rafforzato, con risorse dedicate agli obiettivi sociali, e la piena attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali. Anche la casa, secondo Tavares, dovrebbe diventare una priorità trasversale del prossimo QFP. Il messaggio politico è che competitività e coesione non devono essere messe in contrapposizione: “Coesione e competitività sono due facce della stessa medaglia”.
Nel suo intervento, Tavares ha sostenuto anche un maggiore ruolo dell’UE in settori chiave come difesa e sicurezza, ricerca e innovazione, infrastrutture verdi e digitali, salute, istruzione e cultura. Per rafforzare l’economia europea e la sovranità dell’Unione, ha indicato la necessità di potenziare programmi come Horizon Europe, Erasmus, AgoraEU, LIFE ed EU4Health. Sul fronte esterno, ha avvertito che l’UE deve affermarsi come attore globale in un contesto in cui “gli Stati Uniti si stanno ritirando”, perché l’Europa non può lasciare “un vuoto che altri riempiranno senza i nostri valori”.
La Commissione preme per un accordo sul QFP nel 2026
A nome della Commissione europea è intervenuto il commissario al Bilancio Piotr Serafin, che ha ringraziato i relatori per un lavoro definito “importante e tempestivo”. Serafin ha insistito sull’urgenza di raggiungere un accordo già nel 2026, come auspicato anche dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, alla luce di un contesto internazionale segnato dalla guerra nel continente europeo e in Medio Oriente, dai picchi dei prezzi dell’energia e dalle tensioni commerciali. “Non dovremmo aspettarci che gli anni davanti a noi siano più facili. Al contrario”, ha affermato.
Serafin ha difeso il ruolo del QFP come “ancora di prevedibilità” in un mondo incerto, ma ha ribadito anche la necessità di inserire nel bilancio un certo grado di flessibilità, come previsto dalla proposta della Commissione. Il commissario ha riconosciuto l’ambizione del Parlamento di investire di più in competitività, sicurezza e ruolo globale dell’UE, preservando al tempo stesso politiche storiche come coesione e PAC. Tuttavia, ha avvertito che “non possiamo permetterci tutto”, perché gli Stati membri sono sottoposti a una significativa pressione fiscale.
Per la Commissione, la questione centrale resta quindi come far corrispondere l’ambizione alle risorse. Anche Serafin ha indicato nelle nuove risorse proprie l’unica strada praticabile verso un bilancio ambizioso, chiedendo il sostegno del Parlamento. Ha però difeso la proposta sui piani di partenariato nazionali e regionali, sostenendo che non mirano a indebolire coesione, PAC o obiettivi sociali, ma a dare a Stati membri e regioni la possibilità di utilizzare risorse limitate nel modo più efficace possibile.
Il commissario ha concluso presentando la Commissione come “mediatore onesto” tra Parlamento e Consiglio, con l’obiettivo di trovare un terreno comune e arrivare a un accordo tempestivo. “Questo è, più che mai, il momento dell’unità europea”, ha affermato Serafin.
L’importanza del QFP
Il quadro finanziario pluriennale (QFP) è il programma di bilancio settennale dell’UE e vale circa l’1% del PIL combinato dell’Unione europea. Stabilisce i tetti di spesa e assegna i finanziamenti ai principali settori politici del blocco, tra cui coesione, agricoltura, competitività, azione esterna, migrazione, sicurezza e amministrazione. Il prossimo quadro sostituirà l’attuale bilancio 2021-2027 e si prevede che definirà la capacità finanziaria dell’UE per gran parte del prossimo decennio.
Il nuovo bilancio dovrà far fronte alle esigenze e alle ambizioni dell’Unione europea in materia di competitività, transizione energetica e digitale e di rafforzamento della difesa. Al centro del dibattito vi è anzitutto il tema delle “nuove risorse proprie”, ovvero le fonti di finanziamento del bilancio dell’UE, e su come il prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) possa contribuire all’agenda di competitività a lungo termine dell’UE.
Tra le nuove risorse proprie proposte dalla Commissione europea figurano una quota delle entrate derivanti dall’ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione; i proventi del CBAM, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere; un contributo basato sui rifiuti elettronici non raccolti; la cosiddetta TEDOR, una risorsa propria fondata sulle accise minime sul tabacco; e il CORE, un contributo annuale forfettario a carico delle grandi imprese che operano e vendono nel mercato unico, con un fatturato netto annuo pari almeno a 100 milioni di euro.
Secondo la Commissione, queste nuove entrate dovrebbero generare circa 58,5 miliardi di euro l’anno, contribuendo a finanziare le nuove priorità dell’Unione e il rimborso del debito contratto per NextGenerationEU.
Per quanto riguarda la bozza di relazione del Parlamento europeo, votata in commissione Bilancio lo scorso 17 aprile, propone un bilancio di 1.780 miliardi di euro a prezzi costanti del 2025, equivalente a 2.010 miliardi di euro a prezzi correnti, per il periodo 2028-2034.
La proposta del Parlamento UE vede un aumento nominale di 175,11 miliardi di euro rispetto alla proposta della Commissione del luglio 2025, ovvero 197,30 miliardi di euro a prezzi correnti. Il Parlamento afferma che ciò porterebbe il bilancio a lungo termine all’1,27% del reddito nazionale lordo dell’UE, con il servizio del debito per il fondo di ripresa NextGenerationEU posto al di sopra dei massimali del quadro finanziario pluriennale.
Proprio il ripagamento degli interessi del debito legato al programma NextGenerationEU rischia di essere uno dei temi più scottanti nel negoziato. Infatti, i costi di rimborso diminuiranno nel prossimo ciclo di bilancio, sollevando il problema se debbano essere assorbiti all’interno dei tetti di spesa esistenti o gestiti separatamente. Il parlamento ha chiesto di evitare che il ripagamento del debito riduca i finanziamenti per i programmi fondamentali dell’Unione europea, osservando che l’aumento proposto dovrebbe essere destinato ai programmi chiave dell’UE, non a spese amministrative aggiuntive o ad agenzie decentrate.

