Gli elettori sloveni hanno espresso un giudizio contrastante sui quattro quesiti referendari loro sottoposti domenica (11 ottobre), respingendo le modifiche alle norme che disciplinano le inchieste parlamentari e opponendosi di misura all’abolizione del canone del servizio pubblico radiotelevisivo, e sostenendo invece l’introduzione di obblighi di lavori di pubblica utilità per i beneficiari dell’assistenza sociale e le restrizioni al diritto di voto nelle elezioni locali per i cittadini di Paesi extra-comunitari.

I risultati riflettono la profonda divisione politica tra il fronte conservatore guidato dal primo ministro Janez Janša e l’opposizione di sinistra. I quattro referendum riguardavano questioni che spaziavano dai poteri del Parlamento alle politiche assistenziali, dal finanziamento dei media pubblici ai diritti politici dei residenti stranieri.

L’affluenza ha raggiunto il 54,55%, un record per i referendum in Slovenia, con circa 925.900 voti espressi in ciascuna consultazione. Il precedente record, pari al 46,5%, era stato registrato nel referendum del 2021 sulla legge sulle acque. I risultati restano provvisori in attesa dello scrutinio delle schede per posta, con l’esito del referendum su RTV Slovenija particolarmente incerto.

Voto sul filo di lana sul servizio pubblico radiotelevisivo

La sfida più combattuta ha riguardato la proposta di abolire il canone obbligatorio per RTV Slovenija. Dopo un ribaltamento dei risultati nelle fasi finali dello scrutinio, quando sono arrivati i dati dei seggi più grandi e prevalentemente urbani, il 50,04% ha votato contro l’abolizione del canone e il 49,96% a favore. Il margine è stato di appena 692 voti, con il 99,98% delle schede scrutinate.

Le schede postali provenienti dal territorio nazionale sono ancora in fase di conteggio, mentre i voti provenienti dall’estero saranno scrutinati il 19 ottobre. I distretti urbani si sono schierati in larga maggioranza contro l’abolizione, spesso con margini a due cifre, mentre le aree rurali hanno generalmente sostenuto la proposta.

Il risultato ha alimentato il dibattito sull’indipendenza e sul finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo. La presidente del consiglio di amministrazione di RTV Slovenija, Natalija Gorščak, ha sostenuto che il voto ravvicinato dimostra un forte sostegno popolare all’emittente e che i politici non hanno ricevuto alcun mandato per abolirne il canone.

Ha sottolineato che il canone rappresenta l’unica fonte di finanziamento stabile rimasta all’emittente e che è aumentato soltanto del 10% in 12 anni. Il European Media Freedom Act, ha aggiunto, impone un finanziamento stabile e sostenibile per i media del servizio pubblico.

Anche l’Associazione dei giornalisti e il Sindacato dei giornalisti sloveni hanno messo in guardia dalle interferenze politiche. L’Associazione rivale dei giornalisti e dei commentatori, tuttavia, ha affermato che la quasi perfetta parità nel voto dimostra la necessità di profondi cambiamenti all’interno dell’emittente, accusando i suoi programmi di informazione di parzialità politica durante la campagna referendaria.

La disputa sul finanziamento si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo delle istituzioni pubbliche e sull’entità dell’influenza politica esercitata su di esse.

Respinta la riforma dei controlli parlamentari

Nell’unico referendum legislativo vincolante, gli elettori hanno respinto le modifiche alla legge sulle inchieste parlamentari, con il 51,26% dei voti contrari e il 48,74% favorevoli, sulla base del 99,97% delle schede scrutinate. È stato raggiunto il quorum di 339.706 voti.

Le modifiche erano diventate un importante punto di scontro tra destra e sinistra. I conservatori sostenevano che le norme introdotte nel 2024 avessero ostacolato le indagini sulla corruzione e che dovessero essere modificate per ripristinare i poteri d’inchiesta del Parlamento.

Gli oppositori avvertivano invece che la proposta di legge avrebbe potuto consentire ai parlamentari di accedere a informazioni personali, compresi i dati bancari, senza un adeguato controllo indipendente. Avevano inoltre espresso preoccupazione per l’eliminazione della possibilità di presentare immediatamente ricorso alla Corte costituzionale.

Il risultato rappresenta una sconfitta per i sostenitori delle modifiche e un’ulteriore battuta d’arresto per il fronte conservatore, in una tornata referendaria che non ha prodotto un sostegno uniforme alla sua agenda politica.

Sì alle restrizioni sull’assistenza sociale e sul diritto di voto

Gli altri due referendum consultivi hanno prodotto maggioranze più nette a favore delle proposte. Sulla proposta di subordinare l’erogazione dell’assistenza economica alle persone in età lavorativa alla partecipazione a lavori di pubblica utilità, il 60,54% ha votato a favore e il 39,46% contro. I sostenitori hanno sostenuto che i beneficiari in grado di lavorare dovrebbero contribuire alle proprie comunità, in un contesto caratterizzato da bassa disoccupazione e carenza di manodopera.

Gli oppositori hanno replicato che le persone che ricevono ancora assistenza possono trovarsi ad affrontare ostacoli più gravi all’occupazione, tra cui problemi di salute, condizioni di estrema povertà o disabilità parziale, e hanno avvertito che l’obbligo di svolgere lavori di pubblica utilità potrebbe aggravare ulteriormente le difficoltà dei gruppi più vulnerabili.

Nel referendum sul diritto di voto alle elezioni locali per i cittadini di Paesi extra-comunitari, il 55,29% ha sostenuto la restrizione e il 44,71% si è opposto. La questione è nata da una modifica approvata dalla coalizione di governo all’inizio dell’estate, che ha revocato il diritto di voto alle elezioni locali a oltre 103.000 residenti permanenti provenienti da Paesi al di fuori dell’Unione europea, lasciando invece invariati i diritti dei cittadini comunitari.

Il fronte conservatore ha sostenuto che i non cittadini non dovrebbero influenzare le decisioni politiche nei comuni sloveni e ha invocato il principio di reciprocità, affermando che i cittadini sloveni residenti all’estero non possono votare alle elezioni locali in Serbia, Bosnia-Erzegovina o Kosovo. L’opposizione ha condannato la misura definendola xenofoba e ha criticato la revoca di un diritto esistente dal 2002.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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