La Slovenia si avvia verso un processo di formazione del governo che si preannuncia difficile e potenzialmente lungo, dopo che il Movimento Libertà del primo ministro Robert Golob ha ottenuto una vittoria di misura alle elezioni parlamentari, lasciando l’Assemblea nazionale da 90 seggi fortemente frammentata e senza una chiara maggioranza di governo.

Secondo i risultati attuali al 30 marzo, il Movimento Libertà (GS) di Golob ha ottenuto circa il 28,6% dei voti e 29 seggi, di poco davanti al Partito Democratico Sloveno (SDS) di Janez Janša, fermo a circa il 28% e 28 seggi. Il divario tra i due principali partiti è di poche migliaia di voti, mantenendo il quadro politico in una situazione di sostanziale “testa a testa”. Janša è noto per le sue posizioni euroscettiche e la retorica populista.

I restanti seggi sono distribuiti tra partiti minori: la coalizione NSi/SLS ne ottiene 9, i Socialdemocratici 6, i Democratici 6, La Sinistra 5 e Resni.ca 5, oltre ai due seggi riservati costituzionalmente alle minoranze.

Il risultato lascia entrambi i blocchi ben lontani dai 46 deputati necessari per una maggioranza parlamentare, rendendo inevitabili i negoziati di coalizione e attribuendo ai partiti minori un ruolo decisivo di “kingmaker”.

In termini puramente matematici, il blocco di Golob con 29 seggi necessita ancora di almeno 17 deputati per assicurarsi la maggioranza, mentre l’SDS di Janša, con 28 seggi, affronta un percorso altrettanto complesso, che richiederebbe il sostegno di più partiti minori e potenzialmente anche di forze esterne al proprio perimetro politico.

Questa aritmetica spiega perché Golob abbia progressivamente impostato la sfida non tanto come un semplice calcolo numerico, quanto come una questione di fiducia politica.

Dopo le consultazioni con la presidente Nataša Pirc Musar, Golob ha riconosciuto apertamente di non aspettarsi soluzioni rapide, sostenendo che la crisi imminente del Paese richiede una cooperazione più ampia tra i partiti.

“Per me, più importante della matematica per arrivare a 46 voti è la cooperazione di tutte le forze in una coalizione di unità nazionale per preparare misure di crisi”, ha dichiarato.

Le sue parole suggeriscono che il processo di formazione del governo potrebbe andare oltre i classici negoziati di coalizione, verso una formula più ampia, potenzialmente una coalizione centrista o di centro-sinistra, oppure un assetto parlamentare più flessibile guidato dall’emergenza.

La difficoltà sta nel tradurre questo appello all’unità in una maggioranza stabile, in un Parlamento dove né i principali partiti né i loro alleati naturali raggiungono la soglia di governo.

Uno scrutinio ancora in corso

L’incertezza è aggravata dal fatto che la distribuzione finale dei seggi potrebbe ancora cambiare.

Poiché la competizione resta molto serrata, i voti rimanenti – in particolare quelli per posta dei cittadini sloveni all’estero – potrebbero influenzare l’assegnazione finale dei seggi. Le schede interne sono state in gran parte conteggiate nei giorni successivi al voto del 22 marzo, ma quelle provenienti dall’estero sono in fase di conteggio il 30 marzo, con il risultato ufficiale atteso per l’inizio di aprile.

Anche una variazione minima nel voto della diaspora potrebbe modificare l’equilibrio di un seggio, incidendo sulle dinamiche di coalizione e rafforzando la posizione negoziale di uno dei due schieramenti.

Questo spiega perché Janša e SDS abbiano chiarito di voler attendere il completamento del conteggio dall’estero prima di definire pienamente la propria strategia di coalizione o accettare formalmente il risultato finale.

Il partito di opposizione ha inoltre sollevato accuse di irregolarità legate al voto all’estero, alla distribuzione delle schede e alle procedure di voto anticipato, indicando l’intenzione di contestare alcuni aspetti per via legale.

Le scadenze istituzionali aumentano la pressione

La presidente Pirc Musar ha ora inquadrato il processo entro scadenze costituzionali precise, confermando che la seduta inaugurale del nuovo Parlamento si terrà il 10 aprile.

Questa riunione rappresenterà il primo vero test politico per una possibile maggioranza, attraverso l’elezione del presidente dell’Assemblea, che lo stesso Golob ha definito un indicatore precoce della possibilità di formare un governo funzionante.

Secondo la Costituzione, la presidente deve nominare un candidato primo ministro entro 30 giorni dalla seduta costitutiva, fissando quindi la scadenza all’inizio di maggio.

Ha già chiarito che l’incarico sarà affidato al candidato in grado di dimostrare il sostegno di almeno 46 deputati, avvertendo però che l’attuale equilibrio tra i due blocchi suggerisce la necessità di più round di consultazioni prima di arrivare a una maggioranza sostenibile. Il processo dipende ora dai partiti minori, i cui seggi possono determinare il successo o il fallimento di ciascun blocco.

Janša, dal canto suo, ha già segnalato che l’SDS non sosterrà quello che ha definito un governo debole o instabile. “Non scenderemo a compromessi su governi deboli. Possiamo aspettare; la domanda è se il Paese può permetterselo”, ha dichiarato dopo il voto.

L’analista regionale Zijad Bećirović, direttore dell’International Institute for Middle Eastern and Balkan Studies, prevede anch’egli un processo complesso ma destinato a concludersi con successo. In dichiarazioni a N1 Bosnia ed Erzegovina, ha affermato che Golob non solo ha sconfitto Janša alle elezioni parlamentari, ma ha anche prevalso su una serie di interessi esterni e politici che avrebbero favorito un esito diverso.

Secondo Bećirović, nonostante il risultato ravvicinato, è improbabile che le elezioni vengano ripetute e Golob dispone ancora di margini negoziali sufficienti per costruire una maggioranza. A suo avviso, il leader del Movimento Libertà ha spazio per accordi con alcuni partiti che potrebbero ottenere un consenso più ampio rispetto a qualsiasi soluzione incentrata su Janša.

L’analista ha inoltre escluso la necessità di defezioni parlamentari clamorose come nel caso del 1996, quando un singolo deputato, Ciril Pucko, cambiò schieramento consentendo a Janez Drnovšek di ottenere la maggioranza per formare il governo. Ha invece sottolineato che il potenziale negoziale di Golob dovrebbe permettergli di assicurarsi il sostegno necessario attraverso accordi accettabili per più forze politiche.

Bećirović ha infine tracciato un parallelo storico con Drnovšek, osservando che Golob è il primo primo ministro sloveno dopo di lui a vincere nuovamente le elezioni parlamentari dopo un primo mandato.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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