Mercoledì, investigatori belgi e francesi, agendo sotto l’egida della Procura pubblica europea (EPPO), hanno perquisito gli uffici amministrativi legati al gruppo di estrema destra “Patrioti per l’Europa” presso il Parlamento europeo, nell’ambito di un’indagine sul presunto uso improprio di circa 4,3 milioni di euro di fondi UE da parte del suo predecessore, il gruppo “Identità e Democrazia” (ID).

Le perquisizioni, condotte sia a Bruxelles che a Strasburgo, hanno preso di mira gli uffici di segreteria associati all’ormai defunto gruppo ID (attivo dal 2019 al 2024). I media francesi e belgi, citando fonti vicine alle indagini, hanno identificato come obiettivo principale gli uffici collegati al cittadino belga Philip Claeys – ex segretario generale di ID e attuale segretario generale di “Patriots for Europe”, con precedenti legami con il partito fiammingo di estrema destra Vlaams Belang. Non è stato segnalato che siano stati perquisiti uffici di eurodeputati eletti.

L’EPPO ha confermato che le operazioni rientrano in “un’indagine in corso sull’utilizzo dei fondi europei da parte di un ex gruppo politico del Parlamento europeo”, ma ha rifiutato di rilasciare ulteriori commenti per tutelare il caso. Precedenti perquisizioni nell’ambito della stessa indagine si erano svolte nel giugno 2026 in Francia, Belgio, Spagna e Italia, prendendo di mira appaltatori e fornitori di servizi. Un audit del 2025 condotto dai servizi finanziari del Parlamento aveva segnalato spese irregolari da parte di ID relative a donazioni, appalti e pagamenti.

“Patriots for Europe” – attualmente il terzo gruppo più grande del Parlamento, che comprende il Rassemblement National (RN) francese, il Fidesz ungherese, il Partito della Libertà austriaco, Vox spagnolo, la Lega italiana e altri – ha dichiarato che le perquisizioni riguardavano esclusivamente il gruppo ID, ormai sciolto. Ha sottolineato che non vi è “alcuna continuità giuridica” con il suo predecessore e che l’attuale gruppo non è oggetto di indagine.

Tempistica politica in Francia

La vicenda giunge in un momento in cui il Rassemblement National è in forte ascesa nei sondaggi in vista delle elezioni presidenziali francesi del 2027 (primo turno previsto per il 18 aprile). Recenti sondaggi collocano la leader del RN, Marine Le Pen, costantemente in testa nelle intenzioni di voto per il primo turno, solitamente con percentuali comprese tra il 32 e il 38% a seconda della rosa dei candidati, ben davanti a rivali come Jean-Luc Mélenchon e a esponenti del centro-destra o del centro, tra cui Édouard Philippe.

Jordan Bardella, presidente del RN e membro del Parlamento europeo, guida la delegazione del partito nel gruppo dei Patrioti. È indicato come il primo ministro designato in caso di vittoria di Le Pen; i due si sono presentati come un ticket unico, con Le Pen come candidata alla presidenza e Bardella a Matignon. Bardella ha ripetutamente affermato di prepararsi per il ruolo di primo ministro piuttosto che per una candidatura alla presidenza, a condizione che Le Pen possa presentarsi alle elezioni.

La stessa Le Pen è stata collegata, nel recente passato, a controversi finanziamenti del Parlamento europeo.

Nel caso annoso degli “assistenti parlamentari”, lei e altre figure del RN sono state condannate per aver utilizzato fondi del Parlamento europeo destinati agli assistenti parlamentari per retribuire personale che lavorava principalmente per il partito in Francia. Nel luglio 2026, una corte d’appello di Parigi ha confermato la condanna (stimando in milioni di euro i fondi sottratti), infliggendo una pena detentiva (in parte sospesa, con arresti domiciliari sotto sorveglianza elettronica), una multa e un periodo di ineleggibilità. La corte ha adeguato la pena di ineleggibilità in modo tale che Le Pen potesse rimanere eleggibile per le elezioni del 2027, tenendo conto del tempo già scontato durante il periodo di ineleggibilità iniziale. Ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, la cui decisione è attesa prima delle elezioni presidenziali.

L’indagine dell’EPPO sulle spese del gruppo ID relative al periodo 2019–2024 è distinta dal precedente caso degli assistenti, che riguardava gli accordi personali e di partito di Le Pen.

Leggi qui l’articolo originale di EUAlive.

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