Ieri Bruxelles ha adottato due decisioni vincolanti nell’ambito del Digital Markets Act (DMA), la legge sui mercati digitali, per aprire alla concorrenza il mercato degli assistenti di intelligenza artificiale su Android e quello dei motori di ricerca, consentendo ai motori di ricerca di terze parti di accedere ai dati di ricerca che solo Google Ricerca è in grado di raccogliere su larga scala. La decisione della Commissione europea, che funge da autorità garante della concorrenza nell’UE, è arrivata sei mesi dopo che l’autorità di regolamentazione aveva avviato un cosiddetto procedimento di specificazione per aiutare il motore di ricerca internet più popolare al mondo a conformarsi al DMA, secondo quanto riporta Reuters.
L’obiettivo di queste misure è consentire alle aziende di offrire agli utenti europei una gamma di opzioni più ampia e ricca di funzionalità tra cui scegliere, sia per quanto riguarda i servizi di IA su Android, sia per i servizi di ricerca.
Il 6 settembre 2023, la Commissione Europea ha designato Google Search, Google Play, Google Maps, YouTube, il sistema operativo Google Android, Google Chrome, Google Shopping e i suoi servizi di pubblicità online come servizi di piattaforma di base. A Google è stato richiesto di conformarsi pienamente a tutti gli obblighi applicabili del DMA rispetto ai suoi servizi designati a partire dal 7 marzo 2024. Ciò include gli obblighi di offrire un’interoperabilità efficace con le funzionalità di Google Android e di garantire ai fornitori di terze parti l’accesso a dati di ricerca anonimizzati.
L’obiettivo del DMA è rendere il settore tecnologico più equo e aperto alla concorrenza, regolando i cosiddetti gatekeepers (i controllori dell’accesso), cioè i grandi colossi digitali che fanno da intermediari tra aziende e consumatori. Data la loro posizione di forza, queste piattaforme rischiano di trasformarsi in un vero e proprio imbuto per l’economia digitale; il regolamento serve quindi a impedire che possano manipolare il mercato a proprio esclusivo vantaggio.
“La società sta attraversando una profonda trasformazione digitale. Dobbiamo garantire che questo processo sia equo e che i nostri cittadini abbiano la possibilità di scegliere” ha sottolineato Teresa Ribera, Vicepresidente esecutiva per la Transizione pulita, giusta e competitiva.
La prima decisione: interoperabilità con Google Android
Il primo punto riguarda Android poiché, attualmente, sui telefoni Android, gli assistenti IA della concorrenza “hanno solo un accesso limitato alle funzionalità chiave del sistema operativo Google Android” afferma la Commissione. Questa situazione rende impari la competizione tra gli assistenti IA alternativi e i servizi di IA di Google, che godono invece di un accesso completo. Gli assistenti IA di terze parti subiscono limitazioni nel modo in cui possono offrire i propri servizi innovativi, risultando meno attraenti per quel 60% di utenti dell’UE che possiede un dispositivo Android.
La Commissione ha affermato che Google renderà accessibili 11 funzionalità del suo sistema operativo Android ai concorrenti nel campo dell’intelligenza artificiale, consentendo loro di accedere a funzionalità chiave e di competere meglio con il servizio Gemini AI di Google.
Queste misure faranno sì che gli utenti possano attivare il proprio assistente IA preferito tramite comandi vocali, in modo analogo al comando “Hey Google”, così da rendere possibile per gli utenti l’utilizzo di assistenti IA di terze parti per compiere azioni nelle app per loro conto. Tra tutte le azioni possibili, ad esempio, si potranno delegare compiti come la prenotazione di un taxi, ricevere suggerimenti per risposte pertinenti nelle app di chat o chiedere all’assistente IA informazioni su un luogo visitato di recente. La Commissione sottolinea poi l’aspetto fondamentale della privacy, infatti “le misure integrano solide tutele per garantire la protezione della privacy degli utenti, dell’integrità del dispositivo e della sicurezza”.
“La nostra decisione aiuterà i concorrenti più piccoli, i motori di ricerca o gli assistenti IA a competere e a offrire tale scelta, proteggendo al contempo la privacy dell’utente” ha affermato ancora Ribera.
La seconda decisione: i dati di ricerca di Google
La seconda decisione precisa in che modo Google debba condividere i dati di ricerca con gli altri motori di ricerca. Per la Commissione, la condivisione di questi dati è “fondamentale per lo sviluppo e l’ottimizzazione dei motori di ricerca di terze parti” poiché aiuta a creare condizioni di concorrenza più eque, favorendo la nascita di “servizi di ricerca innovativi, incluse le alternative incentrate sulla privacy”. Le misure definiscono inoltre una formula equa per calcolare il prezzo dei dati condivisi e un processo trasparente per potervi accedere.
La decisione fornisce linee guida su diversi aspetti chiave che, finora, avevano reso inefficace l’offerta di condivisione dei dati da parte di Google. Ad esempio, specifica che i chatbot di intelligenza artificiale che offrono funzionalità di ricerca hanno il diritto di ricevere i dati condivisi e che Google, fermo restando l’obbligo di anonimizzazione, deve condividere gli stessi identici dati che raccoglie per ottimizzare i propri servizi di ricerca.
Per quanto riguarda l'”anonimizzazione” dei dati di ricerca, la decisione stabilisce un metodo multilivello per anonimizzare i dati condivisi, sviluppato in stretta collaborazione con esperti di privacy interni ed esterni e in linea con la bozza delle Linee Guida Congiunte sull’interazione tra DMA regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) redatta dalla Commissione e dal Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB).
Google, inoltre, potrà valutare, prima di procedere alla condivisione, se il trasferimento di tali dati a una specifica terza parte comporti gravi rischi per la cybersicurezza e la protezione dei dati.
In base ai futuri sviluppi del mercato, la Commissione si riserva la facoltà di modificare la decisione, in particolare per quanto riguarda le relative misure di anonimizzazione.
I prossimi passi
Le decisioni di specificazione (specification decisions) sono degli atti normativi vincolanti, pertanto, Google è tenuta a implementare le misure indicate secondo le condizioni e le tempistiche stabilite nelle decisioni stesse, dunque a partire da gennaio 2027. Gli utenti inizieranno a beneficiare delle modifiche apportate ad Android a partire da luglio 2027.
Secondo l’analisi di Reuters, Google ha ribadito le sue critiche ai cambiamenti imposti dall’UE. “Le decisioni odierne rischiano di minare le vitali garanzie di privacy e sicurezza per milioni di europei”, è quanto ha dichiarato l’avvocato di Google, Kent Walker, in una e-mail. “Abbiamo ripetutamente offerto soluzioni per tutelare gli utenti e al contempo soddisfare gli obiettivi della DMA, ma queste sentenze ignorano le numerose prove di danni arrecati agli utenti”, ha continuato.
La Commissione ha sottolineato che “queste decisioni rispettano pienamente i diritti di difesa di Google e restano soggette a un controllo giurisdizionale indipendente”.
“Grazie a queste misure, speriamo di assistere alla nascita di alternative a Google Ricerca e ai servizi di intelligenza artificiale di Google, come Gemini, e che gli utenti nell’UE possano usufruire di una maggiore scelta di servizi. Tutti gli sviluppatori, grandi e piccoli, sono invitati a esplorare queste nuove opportunità, che sicuramente andranno a vantaggio anche degli utenti” ha sottolineato Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia

