Gli eurodeputati del Partito Democratico chiedono al governo italiano il “massimo impegno” a tutela dei volontari italiani trattenuti a Bengasi, in Libia, nell’ambito della missione umanitaria internazionale Global Sumud Convoy. La lettera indirizzata al vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e firmata dai 19 eurodeputati della delegazione dem all’Europarlamento riguarda in particolare la situazione di Domenico Centrone e Leonarda “Dina” Alberizia, due cittadini italiani che dal 24 maggio si trovano in Libia insieme ad altri partecipanti della missione nata con l’obiettivo di portare sostegno e aiuti alla popolazione civile palestinese nella Striscia di Gaza.
Nella lettera, gli eurodeputati dem esprimono “forte preoccupazione” per il protrarsi della vicenda e sottolineano come dietro il caso vi siano persone, famiglie e comunità che da settimane vivono in una condizione di apprensione e incertezza. “Domenico Centrone e Dina Alberizia rappresentano quei valori di solidarietà, cooperazione e umanità che costituiscono il patrimonio migliore dell’Italia e dell’Europa”, si legge nella lettera inviata a Tajani.
I firmatari riconoscono il lavoro svolto finora dalla Farnesina e dal Consolato Generale d’Italia a Bengasi, ma chiedono che venga mantenuta alta l’attenzione diplomatica e che siano attivati tutti i canali utili per garantire la tutela dei volontari, il contatto costante con le famiglie e una soluzione rapida che consenta il loro rientro in sicurezza.
“L’Italia ha sempre saputo distinguersi nella difesa dei propri cittadini e nella promozione dei principi umanitari. Oggi è fondamentale che questo impegno si traduca in un’azione determinata e concreta”, affermano gli eurodeputati, auspicando anche il coinvolgimento delle istituzioni europee.
La richiesta arriva mentre resta delicata la situazione degli attivisti della Global Sumud Land Convoy fermati nell’est della Libia. Il gruppo faceva parte di una missione via terra diretta verso Gaza con aiuti umanitari. Il 24 maggio una delegazione di dieci partecipanti si era avvicinata a Sirte per negoziare con le autorità locali il passaggio del convoglio, ma è stata fermata da forze legate alla Libia orientale e trasferita a Bengasi.
Tra i detenuti ci sono Centrone e Alberizia, insieme ad altri attivisti provenienti da diversi Paesi, tra cui Spagna, Polonia, Stati Uniti, Argentina, Uruguay, Portogallo e Tunisia. Secondo Amnesty International, i dieci membri del convoglio sono stati trattenuti per oltre due settimane in condizioni definite arbitrarie. L’organizzazione per i diritti umani ha chiesto alle forze della Libia orientale di garantirne il rilascio immediato, sostenendo che il gruppo sia stato arrestato mentre cercava di consegnare aiuti a Gaza.
La Global Sumud Flotilla ha denunciato negli ultimi giorni un peggioramento delle condizioni dei volontari, sostenendo che dieci detenuti abbiano iniziato dal primo giugno uno sciopero della fame e della sete per protestare contro la detenzione, il mancato accesso regolare a tutela legale e le condizioni di isolamento. L’Italia ha formalmente chiesto il rilascio dei due cittadini italiani e il console italiano a Bengasi, Filippo Colombo, ha domandato alle autorità locali l’autorizzazione a visitarli nuovamente.
La Farnesina, in una nota diffusa nei giorni scorsi, ha confermato che il console generale d’Italia a Bengasi ha lanciato un appello per il rientro dei partecipanti al convoglio Global Sumud Flotilla detenuti nell’est della Libia, tra cui Alberizia e Centrone. Il console ha ribadito il rispetto dell’Italia per la sovranità libica e per le sue leggi, ricordando allo stesso tempo la natura solidale e pacifica dell’iniziativa. Secondo il ministero degli Esteri, dopo le richieste delle autorità italiane le condizioni dei due connazionali sarebbero migliorate, pur nel disagio di una detenzione ormai prolungata.
La vicenda dei volontari si inserisce in un quadro particolarmente complesso, segnato dalla frammentazione politica libica e dal controllo della Cirenaica da parte delle autorità dell’est, legate al generale Khalifa Haftar. Le autorità della Libia orientale hanno sostenuto che il convoglio non avrebbe completato le procedure necessarie per entrare e muoversi nel territorio. Gli organizzatori della missione respingono però questa versione e affermano di aver coordinato per mesi il percorso con le autorità competenti.
La lettera è stata sottoscritta da Georgia Tramacere, Nicola Zingaretti, Stefano Bonaccini, Irene Tinagli, Brando Benifei, Alessandra Moretti, Annalisa Corrado, Dario Nardella, Matteo Ricci, Camilla Laureti, Lucia Annunziata, Sandro Ruotolo, Giuseppe Lupo, Raffaele Topo, Pierfrancesco Maran, Giorgio Gori, Alessandro Zan, Cecilia Strada e Marco Tarquinio.
[a cura di Simone Cantarini]

