Lo scorso 3 luglio 2026 sono iniziati i funerali dell’ex leader supremo iraniano Ali Khamenei, ai quali avrebbero preso parte rappresentanti provenienti da oltre 100 Paesi.

Secondo quanto riportato da Al-Jazeera, l’evento di venerdì era incentrato sulla partecipazione dei leader stranieri. Sabato e domenica, invece, si terranno cerimonie pubbliche a Teheran. La bara di Khamenei, insieme a quelle di alcuni membri della sua famiglia, sarà esposta al pubblico nella Grande Mosalla, uno dei più grandi complessi di preghiera dell’Iran. A seguire, lunedì e martedì, i cortei funebri si dirigeranno verso sud, in direzione della città iraniana di Qom. Mercoledì, secondo quanto riferito dai leader iraniani e iracheni, si terrà un ricevimento ufficiale all’aeroporto internazionale di Najaf, in Iraq, seguito da cortei pubblici nelle città irachene di Najaf e Karbala. La salma tornerà poi in Iran per la cerimonia funebre finale, che si terrà venerdì presso il santuario dell’Imam Reza, nella città nord-orientale di Mashhad, città natale di Khamenei.

Il governo indiano, in una dichiarazione ufficiale prima dell’inizio delle celebrazioni, ha annunciato che avrebbe inviato come rappresentanti il viceministro degli Esteri Pabitra Margherita e il governatore del Bihar, Syed Ata Hasnain. Hasnain, ex tenente generale dell’esercito indiano, è la più alta carica sciita in India. Fanno parte della delegazione indiana anche i leader dell’opposizione Salman Khurshid, ex ministro degli Esteri, e Mehbooba Mufti. Mufti è l’unica politica non sciita del Jammu e Kashmir e del Ladakh invitata alle celebrazioni.

La composizione della delegazione indiana rispecchia i dovuti “equilibrismi” diplomatici richiesti dall’attuale scenario internazionale. Da un lato, l’India deve rispettare i legami storici con l’Iran, con cui New Delhi condivide una storia millenaria di interazioni; dall’altro, vanno mantenute le attuali priorità in materia di politica estera.

Sebbene le relazioni indo-iraniane siano iniziate nel 1950 e negli anni si siano evolute seguendo diverse traiettorie di cooperazione, tra cui il Memorandum of Understanding siglato nel 2015 per collaborare allo sviluppo congiunto del porto di Chabahar, oggi l’India, nel mantenere la sua politica di multi-allineamento globale, deve prestare attenzione soprattutto ai propri legami con gli Stati Uniti, Israele e gli altri partner mediorientali.

Finora il governo indiano ha cercato di mantenere una posizione neutrale sul conflitto in Iran, nonostante abbia subito danni non solo economici, ma anche umani, con la morte di tre pescatori indiani. Si ritiene dunque che la scelta di non inviare una delegazione di più alto livello in Iran sia stata un modo per mantenere i rapporti con il nuovo governo iraniano, senza però infastidire eccessivamente gli altri Paesi del Golfo, con i quali l’India intrattiene importanti relazioni economiche e commerciali.

In una dichiarazione rilasciata a DNAIndia, Amit Bansal, veterano e analista, ha affermato che “l’India intrattiene buoni rapporti sia con Israele sia con gli Stati Uniti. Allo stesso tempo, in passato l’Iran si è dimostrato più volte ostile nei confronti dell’India, soprattutto per quanto riguarda la posizione di Teheran sulla questione del Kashmir e su quella del porto di Chabahar”.

Questi elementi confermano il quadro delineatosi finora.

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