Sara, 17 anni, ha partecipato a uno scambio Erasmus in Spagna. Ma l’esperienza è iniziata prima di partire, a scuola, quando ha partecipato ad alcune lezioni sullo spazio Schengen, svolte da un Professore che ha frequentato il Master EU-Teach lo scorso anno. Sara ha riflettuto insieme ai suoi compagni sull’importanza che hanno le istituzioni europee in creare le opportunitá di scambi educativi dentro l’Europa. Abbiamo parlato con Carlo e Patrizia, genitori della ragazza, per capire come la scuola sta cambiando il modo in cui i giovani percepiscono l’Unione Europea, e come questo arrivi anche in famiglia.
Cosa vi ha raccontato Sara?
“È stata proprio lei a tirar fuori l’argomento”, racconta Patrizia, “aveva appena fatto una lezione a scuola sullo Spazio Schengen e ci ha detto ‘Mamma, lo sai che possiamo fare lo scambio senza nessun visto grazie a un accordo europeo firmato trent’anni fa?’.
Vi aveva mai parlato di Europa in questo modo prima?
Il padre, Carlo, assicura che no, “magari qualche volta per le interrogazioni. Ma stavolta era proprio coinvolta. Ci ha raccontato anche che la libera circolazione non è solo per le persone, ma anche per i beni e i servizi.”
Il professore di Sara aveva costruito un intero modulo sul significato della cittadinanza europea, partendo proprio dall’esperienza concreta degli studenti: uno scambio tra scuole. Un’iniziativa nata anche grazie alla formazione ricevuta tramite il Master EUTeach, che punta a formare docenti capaci di portare in aula le tematiche dell’UE e delle relazioni economiche internazionali in modo più accessibile, attuale e collegato alla realtà vissuta dai giovani.
Nelle settimane precedenti alla partenza, Sara e i suoi compagni hanno lavorato su temi come il mercato unico, i diritti dei cittadini, le differenze tra Paesi membri e non membri dell’area Schengen. «È stato molto più di una lezione teorica» spiega Patrizia.
Avete notato un cambiamento in vostra figlia dopo queste lezioni?
“Certo”, dicono i genitori, “adesso parla dell’Europa con più consapevolezza. Ha detto che da grande vuole fare altre esperienze all’estero con l’Erasmus. Prima non ne parlava” afferma Patrizia. “Anche noi abbiamo sviluppato più coscienza grazie a lei” dice Carlo, “A volte diamo per scontato quanto è facile viaggiare in Europa senza passaporto, ma sentirle raccontare queste cose ci fa ricordare quanto sono cambiate le cose in poco tempo”.
Grazie a una didattica più aggiornata e a docenti che si formano attraverso progetti come EUTeach, l’Europa entra in classe in modo concreto. E, come nel caso di Sara, finisce per entrare anche nelle case, nei dialoghi e nelle scelte future. Per molti ragazzi, la libertà di viaggiare, studiare o lavorare in un altro Paese non è solo un diritto: è una scoperta, da condividere. Anche con la famiglia.

