Con la scomparsa di Emma Bonino l’Europa perde una delle sue più importanti sostenitrici e promotrici. La storica leader radicale è morta venerdì 11 settembre all’età di 78 anni. Malata da tempo, Bonino era nata il 9 marzo 1948 a Bra, in provincia di Cuneo, e attraversa più di cinquant’anni di storia politica italiana ed europea, dalle campagne radicali degli anni Settanta al Parlamento italiano e a quello europeo, dalla Commissione europea alla Farnesina.

Nel corso della sua vita e della sua lunga carriera politica, l’Unione europea e il processo di integrazione tra gli Stati d’Europa rappresentano per Emma Bonino un punto di riferimento e un obiettivo. Come nota il direttore di Focus Europe, Roberto Castaldi, in questo editoriale, “in tantissime occasioni si è spesa per l’obiettivo federalista, con una forza e uno spirito militante che andava ben oltre gli incarichi e i ruoli che le venivano assegnati”.

La battaglia per un’Europa federale

La battaglia per un’Europa federale rimane pressoché immutata lungo tutta la sua vita politica. Secondo Emma Bonino, infatti, l’Unione europea non può fermarsi a una costruzione economica o a una cooperazione tra governi nazionali, ma deve compiere il salto verso una vera federazione: gli Stati Uniti d’Europa.

Il suo europeismo affonda direttamente nella tradizione di Altiero Spinelli. Bonino si definisce senza esitazioni radicale, spinelliana e federalista e considera incompleta l’architettura comunitaria fondata sulla prevalenza degli Stati e sul metodo intergovernativo. Da ministra degli Esteri, nel 2013, sintetizza quella convinzione in una formula netta: “L’Europa federale? Ora o mai più”.

Una convinzione che la porta ripetutamente a contestare quella che considera la debolezza strutturale dell’Europa: ventisette governi costretti a trovare compromessi sulle grandi questioni strategiche e incapaci, soprattutto in politica estera, di parlare con una sola voce. “Lo status quo non è adeguato e, poiché non vogliamo andare indietro, l’unica alternativa è andare avanti”, afferma nel 2013, indicando negli Stati Uniti d’Europa “la strada verso la quale andare”.

Quell’impostazione rimane il filo rosso della sua attività fino agli ultimi anni. In occasione delle elezioni europee del 2024 Bonino si spende per la lista elettorale europeista Stati Uniti d’Europa, sottolineando come quello sia l’obiettivo politico da perseguire e chiedendo una politica estera e di difesa comuni, un bilancio federale più consistente e istituzioni capaci di prendere decisioni senza essere continuamente bloccate dagli interessi nazionali.

Un ricordo di Emma Bonino

Politica e attivista per i diritti fino alla fine

Entrata nella politica militante negli anni Settanta accanto a Marco Pannella, Bonino diviene uno dei simboli delle campagne per la legalizzazione dell’aborto, per il divorzio e per la libertà di scelta individuale. Eletta per la prima volta alla Camera nel 1976, da allora alterna l’attività parlamentare italiana a quella europea. Per Emma Bonino, il Parlamento europeo diviene presto uno dei luoghi naturali della sua azione politica, anche perché consente ai Radicali di trasferire su scala continentale le loro campagne sui diritti umani.

La dimensione internazionale acquista ancora maggiore importanza quando, nel 1995, Emma Bonino entra nella Commissione europea, dove rimane fino al 1999 con responsabilità che comprendono gli aiuti umanitari, la pesca e la tutela dei consumatori. In quegli anni lega il proprio nome soprattutto alle emergenze umanitarie e alla difesa delle popolazioni coinvolte nei conflitti, dai Balcani all’Afghanistan.

Sul fronte della pena capitale Emma Bonino è una delle figure più importanti della mobilitazione che porta alla moratoria universale delle esecuzioni approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2007. In parallelo si spende per promuovere “Nessuno tocchi Caino”, associazione impegnata nell’abolizione della pena di morte nel mondo.

Tornata alla politica di governo italiana, nel secondo esecutivo Prodi ricopre, tra il 2006 e il 2008, gli incarichi di ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee. Successivamente, dal 2008 al 2013, diviene vicepresidente del Senato.

Nel 2013 arriva alla Farnesina come ministra degli Esteri del governo di Enrico Letta, incarico che mantiene fino al febbraio 2014. Anche da responsabile della diplomazia italiana continua a difendere apertamente la prospettiva federalista, senza attenuarla in nome della responsabilità istituzionale.

La sua carriera è segnata anche dalla lunga battaglia contro il tumore al polmone, annunciato pubblicamente nel 2015. Bonino affronta la malattia senza ritirarsi dalla scena politica, torna negli anni successivi in Parlamento e contribuisce alla nascita di +Europa, il partito nato per riportare al centro della politica italiana l’integrazione europea, il liberalismo e i diritti civili.

Nel 2018 viene nuovamente eletta al Senato, dove entra a far parte, tra l’altro, della commissione Politiche dell’Unione europea e della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani: una sorta di sintesi istituzionale delle due grandi direttrici della sua attività politica.

Importante anche il suo rapporto di rispetto e stima personale con Papa Francesco, nonostante le profonde distanze sui temi etici. Nel 2016 Bergoglio la indica tra i “grandi dell’Italia di oggi”, riconoscendole in particolare il lavoro svolto sull’Africa. Nello stesso anno Francesco la riceve in udienza privata per un colloquio dedicato soprattutto ai flussi migratori, all’accoglienza e all’integrazione. Il rapporto assume negli anni anche una dimensione personale: Francesco le telefona durante la malattia e, nel novembre 2024, va a trovarla a sorpresa dopo un ricovero. Dopo la morte del Pontefice, nell’aprile 2025, Emma Bonino ricorda quella visita come un momento di “coraggio e speranza”, pur ribadendo di non aver mai attenuato le proprie posizioni sulle questioni bioetiche.

Il ricordo di Emma Bonino unisce l’intero spettro politico

Il ricordo di Emma Bonino attraversa l’intero spettro politico italiano ed europeo, superando divisioni e appartenenze. Anche il Senato sospende i lavori per un minuto per ricordare l’ex vicepresidente di Palazzo Madama. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sottolinea come Bonino abbia rappresentato “per decenni una voce forte e riconoscibile della politica italiana”, riconoscendone “il peso e il ruolo nella vita pubblica della nostra Nazione” nonostante “storie” e “sensibilità” politiche lontane. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che con Bonino condivide l’esperienza nelle istituzioni europee, la definisce “un’autorevole rappresentante della politica italiana” e “uno dei volti più noti del radicalismo liberale”, ricordando che, pur nelle differenze politiche, “ci univa un grande sentimento europeista”, oltre all’impegno per la moratoria sulla pena di morte e contro le mutilazioni genitali femminili.

Da Bruxelles arriva il ricordo della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola: “Emma Bonino non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto. Ha sempre scelto di andare avanti, indicando la strada agli altri”. “L’Europa per cui ha combattuto sentirà la sua mancanza”, aggiunge. Per la vicepresidente dell’Eurocamera Pina Picierno, “tutte le battaglie saranno più difficili senza la lucidità e il coraggio di Emma”, mentre la presidente del gruppo dei Socialisti e democratici, Iratxe García Pérez, ricorda “una grande europeista, una democratica e un esempio di impegno politico”, instancabile nella difesa “dell’uguaglianza, dei diritti delle donne e delle libertà”. Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto parla della scomparsa di “una protagonista del nostro tempo in Italia e in Europa”, che “mancherà a tutti”.

Particolarmente legato alla dimensione federalista è il messaggio dell’eurodeputato di Renew Europe Sandro Gozi, che ricorda Bonino come “un’europea appassionata” e “una delle voci più libere, limpide e coraggiose della nostra Europa”. Per Gozi, Bonino “non ha mai smesso di battersi” per un’Europa “democratica e federale”, abbastanza forte da difendere libertà e diritti e “abbastanza coraggiosa da diventare un giorno gli Stati Uniti d’Europa”: un obiettivo che per lei “non è mai stato un ideale astratto, ma la battaglia politica di una vita intera”.

L’ex presidente del Consiglio Romano Prodi ricorda soprattutto il rapporto personale e politico costruito negli anni: “Abbiamo tanto lavorato assieme”, dice, parlando di “assoluta lealtà” e di un rapporto caratterizzato tanto dalle convergenze quanto dai dissensi. “La Bonino era la chiarezza”, sintetizza Prodi, ricordandone anche la “grande vitalità” durante la malattia.

Tra i partiti, la segretaria del Partito democratico (PD/S&D) Elly Schlein saluta una figura capace di incarnare “rigore, serietà, competenza, determinazione, coraggio, passione”, sottolineando in particolare l’insegnamento lasciato sui diritti, sulla democrazia e sull’Europa come “casa comune” da difendere. “Con lei se ne va un pezzo della storia politica e civile del nostro Paese”, afferma. Anche Nicola Zingaretti ricorda una donna della quale “potevi avere idee diverse, anche distanti o contrarie”, ma “di cui potersi fidare, perché vera”. Dal Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte richiama le “tante battaglie per le libertà e i diritti civili e sociali”, dalla Corte penale internazionale all’abolizione della pena di morte e alla lotta contro le mutilazioni genitali femminili. I capigruppo M5S Riccardo Ricciardi e Luca Pirondini parlano di una donna “libera, coraggiosa e coerente” la cui voce “laica e infaticabile” mancherà al dibattito pubblico.

Il leader di Azione Carlo Calenda definisce Bonino “l’ultima grande protagonista delle battaglie civili che hanno portato alla modernizzazione di questo Paese”, osservando che con lei “è un pezzo della storia politica italiana ed europea che se ne va”. Cordoglio anche dalla Lega, che, pur ricordando le “frequenti differenze di posizioni e vedute”, ne riconosce “l’impegno e la passione politica” che hanno segnato decenni di vita pubblica e istituzionale.

Ma è soprattutto nel mondo radicale che la morte di Bonino lascia il vuoto più profondo. “Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero”, scrive il segretario di +Europa Riccardo Magi. Nel suo lungo ricordo ripercorre le battaglie di Bonino contro l’aborto clandestino, la fame nel mondo, l’infibulazione, i genocidi e ogni forma di autoritarismo, ma soprattutto quelle “per la democrazia, per lo Stato di diritto, per la giustizia internazionale, per i diritti e i doveri di ogni persona e ogni famiglia, per l’autodeterminazione delle donne”. E ancora quella per “l’Europa unita, democratica e federale: gli Stati Uniti d’Europa”. “È questo il suo testamento”, conclude Magi, promettendo di trasformare la gratitudine “nel coraggio di continuare a batterci come ci ha insegnato”.

Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e a lungo compagno di battaglie radicali, ne ricorda invece la passione politica “inestricabile” dalla passione per la vita, la “sincerità brutale” e quella tenacia che Bonino chiamava “tigna”. Cappato ricorda anche gli “scontri e incomprensioni” che nel tempo li avevano allontanati, “senza intaccare rispetto e stima”, e uno dei successi più importanti condivisi nel percorso radicale: la nascita della Corte penale internazionale. Il modo migliore per ricordarla, sostiene, sarà continuare “con nuove lotte di libertà”, difendendo la democrazia liberale e soprattutto quella che definisce la “sua” Europa.

[a cura di Simone Cantarini]

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