“Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie continua a ritenere — e ciò è stato confermato anche oggi — che il rischio di un contagio che richieda il contenimento generale della popolazione nell’Ue sia molto basso”. Lo ha dichiarato il commissario europeo per la Salute, Olivér Várhelyi, al termine della riunione informale dei ministri della Salute degli Stati membri, convocata in videoconferenza dalla presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea per discutere dell’epidemia di Ebola nella Repubblica democratica del Congo e in Uganda.

Várhelyi ha tuttavia invitato a mantenere alta l’attenzione. “Per quanto riguarda l’azione dell’Ue, è fondamentale rimanere vigili ed essere in grado di adottare misure rapide”, ha precisato il commissario, sottolineando la necessità di restare “vigili, preparati e coordinati” e, allo stesso tempo, di sostenere i Paesi colpiti “affinché siano in grado di contenere l’epidemia alla fonte”.

La videoconferenza, tenutasi il 5 giugno, aveva l’obiettivo di fare il punto sulla recente emergenza Ebola in Africa centrale e di valutare ulteriori misure di preparazione e coordinamento tra gli Stati membri. A margine della riunione sono intervenuti anche il ministro della Salute cipriota, Neophytos Charalambides, e lo stesso commissario europeo per la Salute e il Benessere degli animali.

Charalambides ha assicurato il monitoraggio costante dell’epidemia da parte del Consiglio, anche attraverso il meccanismo di risposta politica integrata alle crisi, l’Ipcr, e ha anticipato un nuovo scambio di vedute sulla questione in occasione del prossimo Consiglio Occupazione, politica sociale, salute e consumatori, previsto il 16 giugno.

“Tenendo presente che il virus non rispetta i confini, negli ultimi anni abbiamo rafforzato i nostri meccanismi di sicurezza sanitaria e di preparazione alle crisi”, ha aggiunto Várhelyi, secondo cui l’Unione europea è oggi “molto meglio preparata ad affrontare minacce sanitarie come questa”. Il commissario ha inoltre ricordato il lavoro con l’Agenzia europea per i medicinali per accelerare la ricerca su un vaccino contro l’Ebola e sullo sviluppo di strumenti diagnostici e terapie adeguate. I ministri, ha concluso, hanno concordato sulla necessità di proseguire lungo la linea già intrapresa, ritenendo per il momento sufficienti le misure adottate.

I numeri dell’epidemia

Il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) sta continuando a monitorare attentamente la situazione e a fornire valutazioni periodiche in base alle informazioni disponibili. Sebbene queste restino limitate, nel comunicato aggiornato il 5 giugno il Centro ritiene che la probabilità di infezione per le persone residenti nell’UE/SEE sia molto bassa. L’ECDC fornisce anche i dati più recenti rilasciati dalle autorità sanitarie locali.

Il 4 giugno, il ministero della Salute della Repubblica Democratica del Congo ha pubblicato numeri aggiornati che riportano un totale di 381 casi confermati, inclusi 64 decessi correlati al virus e 233 persone ricoverate in isolamento al 3 giugno. La provincia dell’Ituri resta la più colpita, con ben 359 casi confermati. Da parte sua, l’Uganda ha registrato un totale di 19 casi, inclusi due decessi. Secondo le istituzioni ugandesi almeno sette di questi sono associati a eventi di trasmissione locale, mentre cinque risultano collegati a viaggi provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo.

L’impegno europeo

Nel frattempo, l’Unione europea e l’Organizzazione mondiale della sanità hanno rafforzato la loro cooperazione a sostegno delle autorità nazionali di Repubblica Democratica del Congo e Uganda, i due Stati colpiti dai focolai di Ebola. Le priorità dichiarate sono il contenimento della trasmissione del virus e la protezione delle comunità colpite.

Anche la Commissaria Hadja Lahbib si era espressa sulla questione sottolineando come investire nella preparazione, nella rapidità della risposta e nella cooperazione multilaterale rappresenti al tempo stesso un imperativo umanitario e una necessità strategica. ‘’L’UE sostiene la risposta all’emergenza attraverso l’assistenza umanitaria ed una stretta cooperazione con l’OMS, i Centri africani per la prevenzione delle malattie e le autorità nazionali’’.

Per contrastare l’epidemia di Ebola l’UE ha già stanziato 15 milioni di euro in aiuti umanitari, di cui 5 milioni destinati all’OMS, finalizzati a sostenere le operazioni di emergenza nelle aree colpite, nonché le attività di preparazione e prevenzione anche nei Paesi africani confinanti. L’UE ha anche avviato l’operazione Humanitarian Air Bridge per consegnare 100 tonnellate di forniture di emergenza nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, comprese medicine, dispositivi di protezione individuale, materiali per il controllo delle infezioni, tende e attrezzature operative destinate al personale sanitario in prima linea.

Attraverso un cofinanziamento da 1,5 milioni di euro all’Hub regionale per le emergenze dell’OMS di Dakar, la Commissione europea ha inoltre già sostenuto il dispiegamento di 6,3 tonnellate di forniture mediche nella Repubblica Democratica del Congo, tra cui kit per la raccolta di campioni, kit per febbri emorragiche virali e medicinali.

[Pierre Sergio Balbo]

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