Ogni anno l’Unione europea versa agli agricoltori decine di miliardi di euro in sussidi. La Politica agricola comune resta una delle due voci più costose del bilancio europeo, assorbendone circa un terzo.

Tre quarti di questi fondi vengono destinati al sostegno del reddito agricolo. I cosiddetti pagamenti diretti – sussidi erogati in base al numero di ettari posseduti – dovrebbero garantire ai produttori alimentari una sicurezza economica quando i raccolti sono scarsi, i prezzi delle materie prime scendono sotto i costi di produzione oppure il maltempo distrugge il risultato del loro lavoro.

Il sistema dei sussidi per ettaro, però, è strutturato in modo tale che quasi chiunque lavori la terra possa riceverli, indipendentemente dal fatto che l’agricoltura rappresenti la sua principale fonte di reddito o che abbia realmente bisogno di quei fondi per salvare la propria attività. E nella pratica funziona esattamente così.

L’organizzazione investigativa internazionale DeSmog ha rivelato che decine di milioni di euro provenienti dalla Politica agricola europea finiscono ogni anno anche nelle casse della famiglia reale Ál Nahyan degli Emirati Arabi Uniti.

Secondo le sue indagini, solo negli ultimi sei anni la famiglia avrebbe incassato oltre 71 milioni di euro dai fondi agricoli europei attraverso aziende agricole situate in Romania, Spagna e Italia.

La famiglia Ál Nahyan è la dinastia regnante dell’emirato di Abu Dhabi ed è anche la più potente famiglia politica degli Emirati Arabi Uniti.

Con un patrimonio stimato in 277 miliardi di euro, è considerata da Bloomberg la seconda famiglia più ricca al mondo. La sua ricchezza deriva principalmente dalle risorse petrolifere e del gas statali. Il capo della dinastia, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, è anche presidente degli Emirati Arabi Uniti.

I sussidi agricoli arrivano agli sceicchi arabi attraverso fondi sovrani che acquistano terreni agricoli e aziende agricole in tutto il mondo. In questo modo gli Emirati cercano di garantirsi la propria sicurezza alimentare. Il Paese si trova infatti in una regione con condizioni climatiche sfavorevoli per l’agricoltura e l’allevamento e deve quindi importare circa il 90% degli alimenti.

Secondo The Guardian, gli Emirati Arabi Uniti controllano quasi un milione di ettari di terreni agricoli nel mondo.

Per la famiglia Ál Nahyan, la principale fonte di introiti agricoli è la Romania, dove nel 2018 ha acquistato il maggiore conglomerato agricolo del Paese, Agricost, proprietario anche della più grande azienda agricola dell’intera Unione con 57 mila ettari.

In Romania e in Spagna le aziende riconducibili agli sceicchi arabi si concentrano soprattutto sulla produzione di mangimi per il bestiame, mentre in Italia hanno investito nelle coltivazioni frutticole.

Perché questo è problematico

Innanzitutto si tratta di un problema politico. L’Unione finanzia direttamente un regime autoritario che limita la libertà di espressione, imprigiona attivisti politici e criminalizza l’omosessualità.

Le rivelazioni di DeSmog riaprono inoltre il dibattito sulla giustizia nella distribuzione dei fondi europei destinati all’agricoltura.

La politica agricola europea è da tempo criticata perché lega la maggior parte dei finanziamenti alla dimensione delle aziende agricole, favorendo in modo sproporzionato i grandi proprietari terrieri.

L’80% dei sussidi agricoli europei finisce nelle mani del 20% delle più grandi aziende agricole. La concentrazione più elevata si registra in Slovacchia, dove la quota raggiunge addirittura il 93%.

Le aziende agricole più piccole, inferiori ai cinque ettari, rappresentano circa metà dei beneficiari ma ricevono meno del 6% dei pagamenti diretti.

“Il denaro pubblico dovrebbe sostenere gli agricoltori nella transizione verso pratiche più sane che proteggano le basi del nostro sistema alimentare – salute del suolo, acqua, biodiversità – permettano la produzione di alimenti sani e riducano la dipendenza dai fertilizzanti fossili, non finanziare l’élite globale”, ha dichiarato lo European Environmental Bureau commentando l’inchiesta di DeSmog.

Per questo motivo l’Unione cerca regolarmente modi per distribuire i fondi agricoli in maniera più equa, finora però senza grande successo. Uno degli strumenti proposti è l’introduzione di un tetto massimo ai pagamenti diretti per singola azienda.

Nell’attuale periodo di programmazione, tuttavia, il limite si applica a ciascuna azienda separatamente, consentendo ai grandi gruppi con più aziende di aggirarlo.

L’attuale commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen sostiene che l’Unione debba migliorare la reputazione della propria politica agricola. Una delle sue proposte è limitare ancora di più i sussidi destinati alle grandi imprese e reindirizzarli verso chi ne ha maggiore bisogno.

Lo scorso anno la Commissione europea ha proposto che dal 2028 i sussidi vengano limitati in base al beneficiario finale. Un proprietario di più aziende agricole potrebbe ricevere al massimo 100 mila euro annui in pagamenti diretti per ettaro. Inoltre, i contributi dovrebbero diminuire progressivamente in base all’ammontare ricevuto.

Le associazioni agricole criticano la proposta e diversi Stati membri – tra cui tradizionalmente anche la Slovacchia – vi si oppongono. Secondo uno dei maggiori esperti di politica agricola europea, Alan Matthews, le nuove rivelazioni sui flussi di sussidi verso gli sceicchi arabi forniscono alla Commissione un ulteriore argomento a favore di queste misure.

“Non solo ciò rafforza la proposta della Commissione relativa alla riduzione progressiva e al tetto dei pagamenti di sostegno al reddito, ma mette anche in discussione l’idea che questi aiuti siano indispensabili per garantire la sicurezza alimentare in Europa”, sostiene Matthews.

La “regina” dei sussidi

Discussioni simili sull’utilità dei sussidi agricoli europei sono emerse più volte in passato. Nel 2016 Greenpeace analizzò i maggiori beneficiari dei pagamenti diretti nel Regno Unito, scoprendo che tra i principali destinatari figurava anche la famiglia reale britannica.

Almeno una delle cinque aziende agricole incluse tra i cento maggiori beneficiari era controllata o posseduta da membri dell’aristocrazia.

In Polonia, i giornalisti di Gazeta Wyborcza hanno rivelato che enormi quantità di fondi europei finiscono anche alla Chiesa cattolica. Circa 2.600 parrocchie hanno ricevuto oltre 160 milioni di euro dai fondi agricoli europei tra il 2015 e il 2020.

In Germania, invece, milioni di euro provenienti dalla politica agricola dell’UE finiscono a grandi aziende logistiche, conglomerati chimici e farmaceutici e società energetiche.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da euBrief disponibile qui.

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