I prezzi dell’elettricità per le famiglie in Romania hanno registrato il più forte aumento su base annua nell’Unione europea nel primo semestre del 2026, mentre la Danimarca ha registrato il calo più significativo, secondo gli ultimi dati Eurostat. L’impennata sta alimentando le pressioni inflazionistiche, comprimendo il potere d’acquisto delle famiglie e sollevando preoccupazioni sulla competitività delle imprese romene.

In Romania, i prezzi dell’elettricità per le famiglie sono aumentati del 51,9% rispetto al primo semestre del 2025, seguiti dall’Irlanda (+19,8%) e dalla Finlandia (+18,4%). Due dei Paesi più ricchi dell’Unione hanno registrato invece i maggiori cali: la Danimarca (-31,7%), seguita dal Lussemburgo (-24,1%), secondo le statistiche dettagliate di Eurostat pubblicate il 30 ottobre.

I prezzi dell’elettricità per le famiglie nei Balcani occidentali sono rimasti relativamente stabili, con variazioni soltanto marginali e una classifica regionale invariata.

I dati romeni riflettono le conseguenze della decisione del Paese di porre fine, il 1° luglio 2025, al tetto massimo sui prezzi dell’elettricità, dopo più di tre anni di intervento statale. La rimozione del tetto è stata seguita da un aumento dell’IVA dal 19% al 21% nell’agosto 2025, esercitando un’ulteriore pressione sulle bollette delle famiglie.

Secondo la Commissione europea, la contemporanea rimozione del tetto sui prezzi, l’aumento dell’IVA e un’ondata di caldo estiva hanno fatto sì che in alcuni casi le bollette dell’elettricità per le famiglie più che raddoppiassero.

Successivamente i prezzi si sono stabilizzati, ma sono rimasti vicini alla media dell’Unione in termini nominali espressi in euro: nel primo semestre del 2026, la Romania ha registrato circa 28,4 centesimi di euro per kWh, rispetto a una media europea di 28,32 centesimi.

Il forte aumento su base annua riflette quindi in larga misura il confronto tra i prezzi sovvenzionati dell’inizio del 2025 e quelli del mercato liberalizzato del 2026, piuttosto che un aumento analogo dei prezzi di mercato nell’arco dell’ultimo anno.

Nel primo semestre del 2026, i prezzi medi dell’elettricità per le famiglie nell’Unione sono diminuiti del 2,2%, raggiungendo circa 28 centesimi di euro per kWh, rispetto ai 29 centesimi del secondo semestre del 2025. Nonostante il calo, i prezzi sono rimasti ben al di sopra dei livelli precedenti alla crisi energetica del 2022, ha sottolineato Eurostat.

Se adeguati al potere d’acquisto, i prezzi dell’elettricità per le famiglie in Romania risultano i più elevati dell’Unione europea, pari a 46,9 PPS per 100 kWh. PPS è l’acronimo di Purchasing Power Standard (standard di potere d’acquisto). Si tratta di un’unità monetaria artificiale utilizzata da Eurostat per confrontare il potere d’acquisto dei consumatori nei diversi Paesi.

La Polonia si è classificata seconda, con 41,1 PPS, seguita dalla Repubblica Ceca con 34,3. I due Paesi hanno invertito le rispettive posizioni rispetto al precedente periodo di riferimento. I prezzi più bassi in rapporto al potere d’acquisto sono stati registrati a Malta, con 13,8 PPS, in Ungheria, con 14,7, e in Lussemburgo, con 15,5.

La distanza tra la posizione della Romania nella classifica dei prezzi nominali e quella basata sul potere d’acquisto evidenzia la pressione che i costi dell’elettricità esercitano sulle famiglie romene rispetto ai loro redditi.

Previsti ulteriori aumenti dei prezzi durante questo inverno

Gli ultimi dati Eurostat arrivano mentre il governo romeno avverte che le bollette dell’elettricità per le famiglie potrebbero aumentare di un ulteriore 20-22% durante l’inverno 2026-2027 e nella primavera successiva.

Cristian Bușoi, segretario di Stato presso il ministero dell’Energia, ha dichiarato il 7 ottobre che le stime indicavano un aumento di circa il 20-22% per le famiglie a parità di consumi, respingendo le ipotesi secondo cui le bollette potrebbero aumentare fino al 50%.

La previsione è legata in parte alla prolungata chiusura dei due reattori della centrale nucleare di Cernavodă, che normalmente forniscono circa 1.300 MW di elettricità di base. L’interruzione ha costretto i fornitori a sostituire l’energia nucleare precedentemente contrattualizzata con elettricità acquistata sul mercato del giorno prima e, nelle ore di punta, dai Paesi confinanti, tra cui la Bulgaria.

Bușoi ha affermato che l’impatto dipenderà da quando i reattori potranno tornare in funzione e dall’andamento dei mercati energetici europei. Ha inoltre sottolineato che la Romania non correva il rischio di carenze di elettricità, sebbene in un’occasione le importazioni abbiano raggiunto il livello record di 3.500 MW.

Il funzionario governativo ha avvertito che l’aumento dei costi dell’elettricità avrebbe ripercussioni anche sui consumatori industriali, con il rischio di tradursi in prezzi più elevati dei prodotti, ulteriore inflazione e una riduzione del potere d’acquisto.

Ha tuttavia riconosciuto che il bilancio dello Stato non dispone attualmente di risorse sufficienti per sovvenzionare i consumi elettrici delle grandi imprese industriali.

Richieste di maggiori aiuti per le famiglie vulnerabili

Gli aumenti previsti hanno inoltre alimentato le richieste affinché il governo ampli il sostegno alle famiglie in difficoltà nel pagamento delle bollette dell’elettricità. L’Osservatorio romeno sulla povertà energetica (ORSE) ha proposto di aumentare il buono mensile per l’elettricità, attualmente del valore di 50 lei (circa 10 euro), e di estendere i requisiti di accesso a un numero maggiore di famiglie vulnerabili.

L’organizzazione sostiene che l’attuale sostegno non sia più sufficiente a tenere conto dell’aumento dei costi energetici e delle esigenze delle famiglie. Ha inoltre chiesto di innalzare le soglie di reddito per poter beneficiare dell’aiuto, avvertendo che l’aumento delle bollette potrebbe spingere ulteriori famiglie verso la povertà energetica.

Le soglie attuali sono di 1.940 lei per i nuclei familiari composti da una sola persona e di 1.784 lei per ciascun componente del nucleo familiare. In precedenza, ORSE aveva proposto di innalzarle rispettivamente a 2.465 lei per le persone sole e a 2.117 lei per ciascun componente della famiglia.

L’organizzazione chiede inoltre l’introduzione, a partire dal 1° aprile 2027, di un meccanismo integrato di sostegno che copra sia l’elettricità sia il gas naturale, quando è prevista la scadenza degli attuali meccanismi relativi ai prezzi del gas per le famiglie.

L’attuale programma di buoni per l’elettricità dovrebbe rimanere in vigore fino al 31 dicembre 2026. Bușoi ha dichiarato che un aumento dell’importo dell’assistenza rimane un’opzione nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare, sottolineando però che qualsiasi sostegno aggiuntivo richiederebbe una decisione politica da parte del prossimo governo e risorse di bilancio sufficienti.

Gli elevati costi minacciano la competitività dell’industria

Il settore industriale rumeno è particolarmente esposto agli elevati costi energetici perché comprende attività ad alta intensità energetica, come la produzione di acciaio e alluminio, nonché quella di cemento e vetro.

La Commissione europea ha avvertito che gli elevati prezzi dell’elettricità stanno indebolendo la competitività industriale, mentre la limitata flessibilità di molti processi industriali rende difficile per le imprese adeguare i consumi in risposta ai prezzi di mercato.

Le raccomandazioni della Commissione alla Romania del luglio 2026 hanno inoltre evidenziato l’andamento sfavorevole del rapporto tra i prezzi dell’elettricità e quelli del gas e i progressi lenti negli investimenti in efficienza energetica.

Nel 2025, i prezzi all’ingrosso dell’elettricità in Romania hanno raggiunto una media di 110 euro per MWh, il quarto livello più elevato dell’Unione, secondo la valutazione della Commissione. La persistente dipendenza del Paese dalla produzione di energia da combustibili fossili e i vincoli al commercio transfrontaliero di elettricità hanno contribuito ad aumentare la pressione.

La Commissione europea prevede che l’economia rumena rimarrà stagnante nel 2026, con una crescita del PIL stimata ad appena lo 0,1%, rispetto allo 0,7% del 2025. Si prevede che l’inflazione raggiunga il 7% quest’anno, con gli elevati prezzi dell’energia e il consolidamento fiscale che peseranno sui consumi interni.

La Commissione prevede una ripresa della crescita al 2,3% nel 2027, a condizione che l’inflazione diminuisca e che migliorino le condizioni di finanziamento.

Foto di: Tralicci dell’alta tensione [Novoklimov, CC0, via Wikimedia Commons]

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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